A CASA DI ALE SUL CANALE CAVOUR
di Luigi Brossa
Dei vizi capitali coltivo quello più altruista: la gola
(L’autore è amministratore del gruppo pubblico di Facebook Trattorie Torinesi (dette Piole) e non solo)
L’altro giorno ho inforcato la bici, l’ho caricata sul treno e sono sceso a Chivasso. Da lì ho imboccato la pista che corre accanto al Canale Cavour, una delle grandi opere idrauliche dell’Ottocento piemontese, ancora oggi spina dorsale del paesaggio agricolo vercellese.
Pedalare lungo il canale, in questa stagione, significa attraversare un territorio che alterna geometrie d’acqua, filari di pioppi e vaste aperture di risaia: un paesaggio apparentemente uniforme che, a guardarlo bene, cambia di continuo con la luce, il vento e il livello delle acque. Non è una ciclabile “addomesticata”.
Dopo poco più di un’ora di pedalata sono arrivato a Lamporo, piccolo centro del basso Vercellese raccolto attorno al canale che lo attraversa per tutta la sua lunghezza, caratteristica che lo rende ancor più affascinante mentre sembra emergere direttamente dalle risaie. Lamporo ha quell’aspetto quieto e appartato dei paesi di pianura costruiti più sull’equilibrio agricolo che sulla monumentalità: case basse, cortili profondi, vecchie cascine, silenzi interrotti dal passaggio di un trattore o dal richiamo degli uccelli d’acqua. Intorno, la campagna domina tutto. Nei mesi dell’allagamento delle risaie il paese pare quasi galleggiare in una distesa riflettente, dove cielo e terra tendono a confondersi.
Non è soltanto un paesaggio suggestivo: è anche un territorio agricolo di grande qualità. Attorno a Lamporo operano infatti alcune aziende risicole di eccellenza, realtà che negli ultimi anni hanno saputo coniugare tradizione produttiva, attenzione varietale e ricerca sulla qualità del riso. In un’epoca in cui molte campagne italiane perdono identità agricola, qui la risicoltura continua invece a modellare il territorio, l’economia locale e perfino il carattere della cucina.
Mi sono fermato a pranzo A Casa di Ale, una piola di quelle che stanno lentamente scomparendo: ambiente semplice, cucina concreta, nessuna concessione alla moda gastronomica, ma una forte aderenza al territorio. E territorio, qui, significa anzitutto riso, cortili agricoli, selvaggina da cortile, vini franchi e una cultura della tavola ancora legata al lavoro dei campi.
A pranzo, nei giorni feriali, il locale propone un menù ristretto a pochi piatti — scelta intelligente, oltre che rassicurante — costruito su preparazioni tradizionali eseguite con mano sicura. Ho mangiato una buona panissa vercellese, servita con il preive, tipico salume fresco del Piemonte, ottenuto arrotolando e legando cotenne di maiale speziate. A seguire due pezzi di faraona arrosto, insalata, acqua, quartino di rosso e caffè. Totale: tredici euro.
In tempi in cui la ristorazione rurale spesso oscilla tra il folklore artificiale e l’inseguimento delle mode urbane, trovare una piola capace di offrire cucina territoriale, misura e onestà a questo prezzo ha quasi il valore di una testimonianza culturale in cui arrivare lentamente, luoghi che non hanno bisogno di stupire per convincere.
Trattoria Bar a Casa di Ale
Piazza Monateri 3
13046 Lamporo VC
Telefono: 0161 848261
Chiuso il lunedì