A TORINO IL CONGRESSO MONDIALE DI INGEGNERIA DEI BIOSISTEMI
Si è aperto ieri al Castello del Valentino, nel cuore della prima capitale d’Italia, e si conclude domani nelle aule del Politecnico di Torino il Joint CIGR–EurAgEng World Congress 2026, il congresso mondiale promosso dalla CIGR - International Commission of Agricultural and Biosystems Engineering e dalla EurAgEng - European Society of Agricultural Engineers. Tre giorni di lavori intensi - la prima giornata dedicata alle sessioni istituzionali delle due organizzazioni, la seconda e la terza ai lavori scientifici veri e propri - che rendono Torino uno dei principali punti di incontro internazionale per la ricerca applicata all'agricoltura, all'agroalimentare e alla gestione delle risorse naturali.
Nei cento anni di storia della CIGR è soltanto la seconda volta che il congresso mondiale viene organizzato in Italia: la prima edizione italiana si tenne a Milano nel 1994. L'organizzazione locale dell'evento è affidata alla professoressa Patrizia Busato del Politecnico di Torino e al professor Remigio Berruto dell'Università di Torino, espressione di una collaborazione tra i due principali atenei della città che costituisce uno degli elementi caratterizzanti di questa edizione. Il comitato scientifico internazionale è presieduto dal professor Fedro Zazueta, professore emerito di Ingegneria Agraria e Biologica della University of Florida.
La scelta di Torino non è casuale, ha spiegato la vicerettrice per l'innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico, Giuliana Mattiazzo, poiché le tecnologie emergenti al centro del congresso «non rappresentano soltanto opportunità di sviluppo, ma strumenti concreti per affrontare temi cruciali come la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse e la transizione ecologica». Da parte dell'Università di Torino la vicerettrice per la ricerca Luisella Celi ha ricordato come le grandi sfide del nostro tempo - dalla sicurezza alimentare alla sostenibilità ambientale, dalla gestione delle risorse idriche all'adattamento climatico - richiedano approcci interdisciplinari e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca, innovazione tecnologica e società.
I numeri del congresso sono significativi: oltre 750 partecipanti da più di 60 Paesi, 684 contributi scientifici selezionati, organizzati in tredici grandi aree di ricerca che spaziano dall'intelligenza artificiale applicata all'agricoltura alla robotica e all'automazione, dalla gestione delle risorse idriche alle bioenergie, dalle tecnologie alimentari alla sostenibilità ambientale. Il tema dell'edizione 2026 - Emerging Technologies and Innovation in Biosystems Engineering - richiama alcune delle principali sfide che interessano il settore agricolo e agroalimentare globale.
L'intelligenza artificiale è il filone di ricerca più rappresentato, con 166 contributi dedicati all'area denominata Artificial Intelligence, Smart Farming, Automation and Digital Transformation. Le applicazioni riguardano il riconoscimento automatico di insetti e fitopatie, la previsione delle rese, il monitoraggio dello stato nutrizionale delle colture e il supporto alle decisioni aziendali attraverso sistemi di apprendimento automatico. Subito dopo si collocano le ricerche dedicate a macchine agricole, meccanizzazione e sistemi intelligenti, con 100 lavori che affrontano robotica, veicoli autonomi e meccatronica. Sessantuno contributi riguardano il cambiamento climatico e gli impatti ambientali; 51 la gestione dell'acqua e dell'irrigazione, tema di grande interesse per gli agroecosistemi risicoli del bacino mediterraneo, con un workshop internazionale dedicato, PROMEDRICE, che ha raccolto 18 contributi scientifici specifici.
Sul fronte italiano il dato più rilevante è che la ricerca nazionale guida la classifica per numero di contributi: 137 lavori hanno un autore principale italiano, confermando la vitalità delle università e dei centri di ricerca del nostro Paese nei settori della meccanizzazione, della viticoltura di precisione, dell'irrigazione, delle tecnologie alimentari e delle bioenergie. Seguono la Corea del Sud con 86 contributi, la Cina con 48 e la Germania con 43.