ACCORDO UE–INDIA: OPPORTUNITÀ E CRITICITÀ PER L’AGROALIMENTARE

La conclusione dell’Accordo di libero scambio (Free Trade Agreement – FTA) tra Unione europea e India, raggiunta in sede politica nei giorni scorsi dopo oltre vent’anni di negoziati, rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della politica commerciale UE verso l’Asia. Secondo i dati forniti dalla direzione generale del commercio della Commissione europea  l’intesa coinvolge un mercato di circa 1,45 miliardi di consumatori e mira a rafforzare scambi, investimenti e cooperazione regolatoria con una delle economie a più alto tasso di crescita globale.


Nel 2024 l’interscambio complessivo UE-India (beni e servizi) ha raggiunto circa 180 miliardi di euro, secondo le stime della DG Trade L’Italia contribuisce per circa 14 miliardi, con un obiettivo governativo di 20 miliardi entro il 2029. Il settore agroalimentare rimane tuttavia marginale: le esportazioni UE verso l’India valgono circa 1,3 miliardi di euro (0,6% dell’export agroalimentare totale UE), a fronte di importazioni pari a circa 4 miliardi, configurando un saldo strutturalmente negativo.

 

 

Architettura tariffaria dell’accordo

 

L’FTA prevede una liberalizzazione fortemente asimmetrica. L’India si impegna a eliminare o ridurre i dazi sul 96,6% del valore delle esportazioni UE, con una media tariffaria attuale pari al 36% e picchi superiori al 150% per alcune categorie. L’UE adotta invece un’apertura selettiva, preservando i comparti agricoli sensibili.

 

 

Riduzioni tariffarie per i prodotti UE e misure di salvaguardia


Per vini e spirits europei i dazi indiani scenderanno progressivamente dal 150% a livelli compresi tra il 20 e il 30% per i prodotti premium e fino al 40% per altri liquori, mentre per la birra il livello tariffario finale si attesterà intorno al 50%. L’olio d’oliva beneficerà di un azzeramento tariffario in cinque anni, a fronte di un dazio attuale pari al 45%. Per pasta, prodotti da forno, succhi di frutta, cioccolato e altri alimenti trasformati è prevista l’eliminazione totale dei dazi attualmente pari a circa il 50%. L’Unione europea mantiene invece dazi pieni su carne bovina, zucchero, riso, pollame, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo, introducendo contingenti tariffari per carni ovine e caprine, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum da melassa e amidi.

 

 

Impatti attesi sulle filiere italiane

 

Per l’Italia i principali benefici dell’accordo si concentrano sulle filiere ad alto valore aggiunto. Il vino italiano, già presente in India in segmenti premium, potrà estendere la propria penetrazione nella fascia medio-alta del mercato, sostenuto da una domanda in crescita stimata tra il 10 e il 12% annuo. Olio d’oliva DOP e IGP, pasta e prodotti da forno acquisiscono un vantaggio competitivo immediato, con ricadute positive per piccole e medie imprese, consorzi di tutela e imprese della trasformazione. L’accordo prevede inoltre l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico su vini e spirits finalizzato all’armonizzazione delle pratiche enologiche e un negoziato separato sulle Indicazioni geografiche, considerato cruciale per la tutela delle produzioni italiane ad alto rischio di imitazione.

 

Rischi, salvaguardie e governance

 

L’apertura comporta anche criticità. L’aumento potenziale delle importazioni indiane ad alta intensità di manodopera (spezie, tè, caffè, pesce, frutta secca) può esercitare pressioni sui prezzi interni e sugli equilibri di mercato. Le differenze nei costi di produzione e negli standard ambientali e sociali rendono determinanti controlli sanitari e fitosanitari rigorosi e continui. L’FTA include clausole di salvaguardia bilaterali e conferma l’autonomia dell’UE in materia di sicurezza alimentare, fitofarmacii e benessere animale.


Per l’agricoltura italiana l’accordo segna un passaggio strategico: espansione sui mercati asiatici per i trasformati e le bevande, accompagnata da misure di tutela e monitoraggio per i comparti più esposti. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre la liberalizzazione tariffaria in reale accesso al mercato.