AGRITURISMO: CRESCITA MODERATA, STRUTTURA TERRITORIALE IN EVOLUZIONE
Nel 2024 il settore agrituristico italiano conferma una traiettoria di consolidamento economico e territoriale, pur in presenza di dinamiche differenziate tra le diverse aree del Paese. Secondo il rapporto Istat “Le aziende agrituristiche in Italia – Anno 2024”, le aziende autorizzate all’attività agrituristica raggiungono quota 26.360, con un incremento dello 0,9% rispetto al 2023. Si tratta di una crescita contenuta ma significativa, che conferma la stabilità del comparto e il ruolo ormai strutturale dell’agriturismo nel modello di multifunzionalità dell’agricoltura italiana.
Aumenta anche il valore economico, che nel 2024 supera 1,93 miliardi di euro, con un incremento annuo del 3,3%. Nel lungo periodo la dinamica resta positiva: negli ultimi dieci anni il valore economico della produzione agrituristica è cresciuto a un ritmo medio annuo del 5,3%, segno di un comparto che continua a generare reddito integrativo per le aziende agricole e a valorizzare i territori rurali.
Il Nord mantiene la maggiore dotazione di strutture, con 11.504 aziende, pari al 43,5% del totale nazionale, mentre il Centro conta 9.626 agriturismi (36,5%) e il Mezzogiorno 5.230 (19,8%). Tuttavia il dinamismo imprenditoriale risulta più marcato nelle regioni meridionali, dove il numero di aziende cresce del 2,5%, contro lo 0,5% registrato nel Nord e nel Centro. La crescita è particolarmente significativa nelle Isole (+6,1%), con la Sicilia che registra un incremento dell’8,9%, seguita dalla Sardegna con +2,6%.
Questa dinamica riflette una fase di maturità nelle aree storicamente vocate all’agriturismo e una nuova espansione nelle regioni meridionali. La Toscana, con il 22,2% delle aziende agrituristiche italiane, continua a occupare il primo posto nella graduatoria regionale, seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano, che concentra il 13% delle strutture nazionali. In questi due territori si colloca oltre un terzo dell’intera offerta agrituristica del Paese.
Sul piano dell’offerta l’ospitalità resta la funzione dominante. Nel 2024 oltre 21.400 aziende, pari all’81,4% del totale, offrono servizi di alloggio, con un aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. La crescita più sostenuta si registra ancora una volta nelle Isole (+6,5%), mentre nel resto del Paese l’espansione appare più contenuta. L’integrazione tra le diverse attività rappresenta uno degli elementi chiave della competitività agrituristica. Le aziende che combinano alloggio e ristorazione sono oltre 9.600, pari al 36,4% delle strutture, mentre cresce anche l’offerta che abbina alloggio e degustazione, in aumento del 4,3% su base annua.
Accanto ai servizi tradizionali si rafforza il ruolo delle attività complementari, che rappresentano uno degli strumenti principali di diversificazione del reddito agricolo. Nel 2024 13.265 aziende agrituristiche, cioè oltre la metà del totale (50,3%), offrono almeno un servizio aggiuntivo quale escursioni, attività sportive, fattorie didattiche o osservazione naturalistica. Tra queste attività spicca la crescita delle fattorie didattiche, che raggiungono 2.340 strutture e registrano un aumento del 12,2% rispetto al 2023. Il fenomeno conferma la crescente domanda di esperienze educative e di contatto diretto con l’agricoltura e il paesaggio rurale.
Il radicamento territoriale dell’agriturismo emerge anche dalla diffusione geografica delle strutture. Nel 2024 i Comuni con almeno un agriturismo sono 5.030, pari al 63,7% dei Comuni italiani, e coprono circa l’80% della superficie nazionale. La densità media è di 9 aziende ogni 100 km², con valori molto più elevati nelle aree collinari e nelle regioni del Centro, dove si registrano 16,6 strutture ogni 100 km².
Dal punto di vista della domanda turistica il 2024 segna un ulteriore rafforzamento dell’internazionalizzazione del comparto. Gli agrituristi superano i 4,7 milioni, con una crescita del 4,3% rispetto al 2023, mentre le presenze raggiungono 17,1 milioni di notti. Gli ospiti stranieri rappresentano ormai la maggioranza della clientela, con una quota del 54,8%, in aumento di oltre dodici punti percentuali rispetto all’anno precedente.
La permanenza media nelle strutture è pari a 3,6 giorni, con una permanenza più lunga per gli stranieri (4,2 giorni) rispetto agli italiani (3 giorni). Dal punto di vista territoriale, il 72% degli agrituristi sceglie strutture localizzate nel Centro e nel Nord-est, confermando il ruolo trainante di queste aree nella capacità di attrarre flussi turistici rurali.
Nel complesso il quadro che emerge dal rapporto Istat è quello di un comparto ormai maturo, capace di coniugare stabilità economica, diversificazione produttiva e valorizzazione territoriale. La crescita più sostenuta nelle regioni meridionali suggerisce l’apertura di una nuova fase di sviluppo geografico dell’agriturismo italiano, mentre nelle aree storicamente più consolidate emergono segnali di saturazione del mercato e di maggiore selettività imprenditoriale. In questa prospettiva l’agriturismo continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci di integrazione del reddito agricolo e di sviluppo sostenibile delle aree rurali, rafforzando il legame tra produzione agricola, paesaggio, cultura gastronomica e turismo esperienziale.