ANTEPRIMA RUCHÈ, LA VENDEMMIA 2025 DARÀ OTTIMI VINI



Dietro ai nomi dei vitigni abbiamo quasi sempre pezzi di storia, usi, costumi o aneddoti. Il Ruchè non fa eccezione, anzi è una di quelle varietà di uva che intriga fin dal nome e dalla sua origine; molto probabilmente fu importato da alcuni monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna nel XII secolo.

 

Anche la pronuncia non è così scontata, con la u italiana o con quella francese che usano molto bene anche i piemontesi? Qualcuno vuole il nome originare da una chiesetta benedettina dedicata a San Rocco (san Roc ), oggi non più esistente, che si doveva trovare neri pressi di Portacomaro o Castagnole Monferrato . Altri ancora pensano che il nome possa derivare dai tipici luoghi collinari arroccati al sole da cui il dialettale ruché, indicante le vigne ben esposte al sole.

 

Con circa 220 ettari vitati distribuiti in sette comuni dell’Astigiano (Castagnole Monferrato, Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi), il vino che ne deriva, il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG continua a farsi spazio tra le eccellenze piemontesi, grazie a un’identità organolettica unica e facilmente riconoscibile. È un rosso secco, dal bouquet intenso e floreale, che sprigiona inebrianti sentori di violetta, di buona struttura, con tannini morbidi e vellutati, con una spiccata nota aromatica che persiste in bocca.

 

Lunedì 20 aprile il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con Go Wine ha organizzato a Torino,  all’Hotel Turin Palace, un evento dedicato alla presentazione in anteprima dell’annata 2025. La location era stata suddivisa in due aree, una interamente riservata alla degustazione alla cieca della nuova annata delle aziende partecipanti e rivolta principalmente a giornalisti e operatori del settore, e una seconda, la prestigiosa sala Mollino, dedicata ai banchi di assaggio e vendita delle 16 aziende del consorzio presenti.

 

Seppur penalizzate dal breve soggiorno in bottiglia dopo l’imbottigliamento, le etichette in degustazione propongono un millesimo che sarà sicuramente da ricordare come ottimo, con buona struttura e la tipicità olfattiva del vitigno che esplode al naso e in bocca. Una delle tante declinazioni del Piemonte vitivinicolo che si annoverano tra le chicche enologiche di un territorio che tende a sorprendere, sempre e comunque, e non solo coloro che non lo conoscono.