ASIAGO DOP DI MONTAGNA, PRODUZIONE CRESCIUTA DEL 30% IN DIECI ANNI

Vent’anni di produzione e una crescita che nell’ultimo decennio sfiora il 30%. L’Asiago DOP Prodotto della Montagna arriva nel 2026 al ventesimo anniversario dall’introduzione della menzione nel disciplinare con volumi ancora in aumento: nel primo semestre la produzione è cresciuta del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra il 2015 e il 2025 le forme sono passate da 52.802 a 68.555, con un incremento del 29,8%. I dati diffusi dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago descrivono una componente specifica della denominazione, legata agli allevamenti, alle malghe e ai caseifici delle aree montane di Veneto e Trentino. Una filiera che associa alla produzione casearia anche la permanenza dell’attività agricola nelle zone alpine, la gestione dei pascoli e la conservazione di competenze produttive strettamente legate al territorio.

 

Vent’anni per la menzione “Prodotto della Montagna”

 

L’Asiago DOP Prodotto della Montagna è stato introdotto nel disciplinare vent’anni fa con l’obiettivo di identificare e valorizzare la produzione realizzata nelle aree di origine poste oltre i 600 metri di altitudine. La menzione riguarda sia l’Asiago Fresco sia l’Asiago Stagionato. Secondo quanto previsto dal disciplinare, tutte le fasi produttive devono svolgersi in montagna, all’interno della zona della denominazione compresa tra Veneto e Trentino. È un requisito che lega direttamente il prodotto alla zootecnia delle aree montane. Allevamento, produzione del latte e trasformazione casearia contribuiscono infatti al mantenimento di un’attività economica in territori nei quali condizioni orografiche, dimensione delle aziende e maggiori difficoltà logistiche rendono generalmente più complessa la produzione agricola.

 

La crescita registrata nel lungo periodo è significativa. Nel 2015 venivano prodotte 52.802 forme di Asiago DOP Prodotto della Montagna; nel 2025 sono diventate 68.555. In dieci anni l’incremento è stato quindi di 15.753 forme, pari al 29,8%.

Il trend prosegue nel 2026: nei primi sei mesi dell’anno la produzione ha registrato un ulteriore aumento del 7,5% rispetto al primo semestre 2025. Il Consorzio segnala inoltre l’ingresso di nuove malghe nella propria compagine sociale, elemento che indica un ampliamento della base produttiva interessata alla valorizzazione della menzione.

 

Una DOP legata alla permanenza della zootecnia in montagna

 

La rilevanza economica della produzione va oltre il numero delle forme commercializzate. Nelle aree alpine l’allevamento bovino e l’attività delle malghe svolgono una funzione direttamente collegata alla gestione dei prati e dei pascoli. Il rapporto tra alimentazione degli animali, essenze erbacee e floreali presenti nei pascoli, altitudine e differenti zone di monticazione costituisce inoltre una delle componenti della variabilità sensoriale del formaggio.

 

La tutela della produzione di montagna assume così una duplice dimensione: valorizzazione commerciale di un prodotto differenziato all’interno della DOP e sostegno a una filiera agricola che contribuisce alla gestione del territorio.

 

«I risultati ottenuti in vent’anni dall’istituzione dell’Asiago DOP Prodotto della Montagna mostrano l’efficacia di pianificazioni e scelte di lungo periodo», afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. Per il Consorzio la prospettiva dei prossimi anni è mantenere la sostenibilità della produzione salvaguardando contemporaneamente conoscenze, pratiche produttive e paesaggio delle aree di origine.

 

Produzioni di qualità e turismo: arrivi sull’Altopiano +11,2%

 

Alla componente agricola e casearia si affianca quella turistica. Secondo un’elaborazione di Confcommercio Vicenza su dati del sistema statistico della Regione Veneto, nei primi cinque mesi del 2026 l’Altopiano dei Sette Comuni ha registrato una crescita dell’11,2% degli arrivi e del 6,8% dei pernottamenti. I dati non consentono di attribuire direttamente l’aumento dei flussi turistici alla produzione casearia, ma descrivono un territorio nel quale turismo, paesaggio rurale e produzioni agroalimentari di qualità hanno una crescente possibilità di integrazione economica.

 

Il rapporto tra denominazioni e territorio ha assunto anche una nuova rilevanza nella normativa europea. Il Regolamento (UE) 2024/1143 sulle indicazioni geografiche attribuisce infatti ai gruppi di produttori riconosciuti competenze che comprendono anche iniziative di valorizzazione delle destinazioni turistiche connesse alle indicazioni geografiche. Per le produzioni di montagna questa possibilità può ampliare la funzione economica della DOP: non soltanto remunerazione del prodotto agricolo e trasformato, ma capacità di generare attività collegate alla ristorazione, all’ospitalità e al turismo enogastronomico.

 

A settembre torna Made in Malga

 

Il ventesimo anniversario sarà al centro anche di Made in Malga, in programma ad Asiago dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre 2026.

Il Consorzio sarà presente insieme a malghe e caseifici produttori, mentre la terza edizione di Asiago Experience sarà dedicata alla biodiversità sensoriale e alle differenze che ambiente, tecniche produttive e territori possono determinare nelle caratteristiche del formaggio. L’appuntamento offre così una vetrina alla componente montana della denominazione in una fase in cui i dati produttivi mostrano un andamento positivo. Il +29,8% registrato tra 2015 e 2025 e l’ulteriore crescita del primo semestre 2026 indicano soprattutto che la qualificazione della produzione attraverso origine e legame territoriale può costituire una leva economica per mantenere attive filiere zootecniche e casearie nelle aree montane.