AVANZANO BOSCHI E FORESTE: SUPERANO LA SUPERFICIE AGRICOLA E CAMBIANO IL VOLTO DELLE AREE RURALI
Le foreste italiane hanno superato i 100.000 chilometri quadrati di estensione e coprono oggi oltre un terzo del territorio nazionale. Si tratta di una trasformazione storica che ha cambiato profondamente il paesaggio rurale del Paese e che pone nuove sfide per l’agricoltura, l’economia delle aree interne e la gestione del territorio.
A fotografare questa realtà è il rapporto “Foreste in Comune”, la prima indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei comuni italiani promossa da PEFC Italia con la collaborazione di UNCEM, Legambiente e Consorzio CAIRE. Lo studio analizza per la prima volta la distribuzione delle foreste alla scala comunale, mettendo in relazione la presenza dei boschi con l’andamento demografico, il consumo di suolo, lo sviluppo economico e le dinamiche di popolazione.
Undici milioni di ettari di foreste
Secondo il rapporto, l’Italia dispone oggi di oltre 11 milioni di ettari di boschi e foreste, una superficie che negli ultimi decenni è cresciuta in modo costante fino a rappresentare circa il 37% del territorio nazionale.
L’espansione forestale è stata così rilevante da portare le foreste a superare, dal 2020, la stessa Superficie Agricola Utilizzata (SAU), un evento che non si verificava dal Medioevo. Negli anni Cinquanta la situazione era opposta: i terreni agricoli occupavano oltre 18 milioni di ettari, mentre i boschi si fermavano a poco più di 5 milioni di ettari. La crescita delle foreste non è il risultato di grandi programmi di rimboschimento, ma soprattutto dell’abbandono di terreni agricoli marginali, pascoli montani e coltivazioni tradizionali non più economicamente sostenibili. In molte aree dell’Appennino e delle Alpi il bosco ha progressivamente riconquistato spazi un tempo destinati alle attività agricole e zootecniche.
Le montagne custodiscono il capitale forestale del Paese
Lo studio evidenzia il ruolo centrale delle aree montane. Nei 3.596 comuni montani italiani si concentra infatti il 75,7% dell’intera superficie forestale nazionale.
Si tratta di territori che rappresentano il 47,8% della superficie italiana, ma che ospitano appena il 13,5% della popolazione nazionale. In altre parole, oltre tre quarti del patrimonio forestale italiano è custodito da comunità spesso caratterizzate da spopolamento, invecchiamento demografico e limitate opportunità economiche. Il rapporto individua inoltre 495 comuni “iper-boscosi”, nei quali il bosco occupa più dell’80% del territorio. In questi comuni vive appena l’1% della popolazione italiana, ma si concentra quasi il 14% delle foreste nazionali.
Marcetelli e Gubbio ai vertici della classifica
L’analisi comunale restituisce alcune curiosità significative. Il comune più boscoso d’Italia in termini percentuali è Marcetelli, in provincia di Rieti, dove il bosco copre il 98,4% della superficie comunale. Seguono Bormida, in provincia di Savona, e Percile, nella Città Metropolitana di Roma. Se invece si considera l’estensione assoluta delle aree forestali, il primato appartiene a Gubbio, con oltre 26.800 ettari di bosco, davanti a San Giovanni in Fiore, in Calabria, e Città di Castello, anch’essa in Umbria. Questi dati confermano il peso delle aree appenniniche e montane nella geografia forestale italiana.
Le regioni dove il bosco è più presente
A livello regionale il patrimonio forestale italiano si concentra soprattutto nelle grandi regioni montane e collinari.
Per estensione assoluta emergono Sardegna, Toscana, Piemonte, Calabria e Trentino-Alto Adige, che da sole rappresentano una quota molto rilevante dell’intera superficie forestale nazionale.
Se invece si considera la percentuale di territorio coperta da foreste, i valori più elevati si registrano in Trentino-Alto Adige, Liguria, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Calabria, regioni nelle quali il bosco costituisce una componente strutturale del paesaggio e dell’economia territoriale.
La distribuzione geografica delle foreste mostra una netta prevalenza delle aree montane e collinari rispetto alle grandi pianure agricole della Pianura Padana e delle regioni meridionali più vocate alle colture intensive.
Bosco e sviluppo non sono in contraddizione
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda il superamento di un luogo comune diffuso: quello secondo cui il bosco sarebbe necessariamente sinonimo di arretratezza e marginalità.
L’analisi mostra infatti che molti territori caratterizzati da elevata presenza forestale stanno registrando nuove dinamiche di attrazione. Tra il 2021 e il 2025 sono stati 932 i comuni italiani che hanno registrato un saldo migratorio positivo superiore al 10 per mille. Questi comuni custodiscono oltre il 10% dell’intero patrimonio forestale nazionale. Secondo gli autori dello studio, qualità ambientale, benessere, contatto con la natura e qualità della vita stanno diventando fattori sempre più rilevanti nelle scelte delle famiglie e degli investitori.
Anche dal punto di vista economico emerge una relazione positiva tra presenza forestale e sviluppo locale. Molti dei territori più dinamici risultano essere quelli capaci di integrare agricoltura di qualità, gestione forestale, turismo, produzioni tipiche e valorizzazione del paesaggio.
Gli otto milioni di euro prodotti dal bosco di Marcetelli
Tra gli aspetti più innovativi del rapporto vi è il riferimento ai servizi ecosistemici, ossia ai benefici ambientali che gli ecosistemi forestali producono per la collettività.
Nel caso di Marcetelli, uno studio sviluppato nell’ambito della Green Community “IN. Alta Sabina” stima che il patrimonio forestale locale generi circa 8 milioni di euro all’anno di valore attraverso l’assorbimento di anidride carbonica, la regolazione delle risorse idriche, la protezione del suolo, la conservazione della biodiversità e altri servizi ambientali.
L’intera area dell’Alta Sabina arriverebbe a generare un valore stimato di circa 130 milioni di euro annui in servizi ecosistemici.
La sfida della gestione forestale
L’Italia dispone di un patrimonio forestale in continua crescita che rappresenta una risorsa strategica per la lotta ai cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità e lo sviluppo delle aree interne.
La vera sfida non consiste nel lasciare che il bosco continui semplicemente ad avanzare, ma nel governarne l’evoluzione attraverso strumenti di gestione forestale sostenibile, certificazione, pianificazione territoriale e valorizzazione economica dei servizi ecosistemici. Per il mondo agricolo questo scenario apre una riflessione importante. L’espansione delle foreste è il segnale di una riduzione delle attività agricole in molte aree marginali, ma può anche diventare l’occasione per costruire nuovi modelli di sviluppo nei quali agricoltura, selvicoltura, turismo e tutela ambientale operino in modo integrato. Il futuro delle aree interne italiane dipenderà in larga misura dalla capacità di trasformare questo straordinario patrimonio naturale in una leva di crescita economica, occupazionale e sociale.