BILANCIO UE 2028-2034, MELONI ALLA CAMERA:
A una settimana dal Consiglio Europeo del 18-19 giugno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato davanti alla Camera dei Deputati la linea negoziale italiana sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, anticipando un confronto che si annuncia decisivo per il futuro della Politica Agricola Comune.
Le comunicazioni rese ieri alla Camera, in vista di un vertice europeo che la premier Giorgia Meloni raggiungerà direttamente da Evian – dov’è impegnata nei lavori del G7 - hanno toccato per la prima volta in modo diretto i numeri del prossimo bilancio pluriennale. Meloni ha indicato tre concetti definiti "fondamentali": l'Italia non accetterà un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, rischi di avere a disposizione risorse inferiori; i cosiddetti "rebates" - gli sconti sui contributi nazionali di alcuni Stati membri - vanno eliminati, pena la richiesta dello stesso trattamento da parte italiana in qualità di terzo contributore netto al bilancio Ue; chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali deve guardare altrove.
Sul fronte degli sconti la premier ha usato toni netti, definendo il sistema dei rebates "anacronistico" e avvertendo che, se Bruxelles dovesse decidere di mantenerlo nella prossima programmazione, Roma chiederà di goderne a sua volta, vista la propria posizione tra i principali finanziatori netti del bilancio comunitario.
PAC, pesca e coesione
Il punto di maggiore interesse per il settore agricolo riguarda l'indicazione, da parte della premier, di una linea rossa esplicita: l'Italia è pronta a investire su competitività e difesa, ma non a scapito di PAC, pesca e coesione. Piuttosto, ha aggiunto Meloni, si dovrebbe iniziare a tagliare le spese per l'amministrazione europea, che nella proposta della Commissione risultano aumentate di oltre il 20%, un dato che la presidente del Consiglio ha definito in controtendenza rispetto alla richiesta di sobrietà rivolta agli Stati membri.
La precisazione si inserisce in un negoziato che si preannuncia particolarmente complesso: i diplomatici europei si attendono che la nuova bozza della Commissione contenga tagli generalizzati ma non distribuiti in forma orizzontale come richiesto dai principali contribuenti netti, e la "scatola negoziale" (nego-box) che dovrebbe delineare cifre e aree di spesa resta ancora attesa dalle capitali europee. Sul metodo, Meloni ha inoltre chiarito che l'Italia non intende vincolarsi a tempistiche negoziali predefinite o artificiali, e si assumerà la responsabilità di un accordo solo quando sarà raggiunto il miglior compromesso possibile, sia per il Paese sia per l'Unione nel suo complesso.
Il contesto: dalla proposta von der Leyen alla mobilitazione delle organizzazioni agricole
Le parole della premier arrivano dopo mesi di tensione sul dossier agricolo del bilancio comunitario. La proposta di QFP presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 aveva acceso un acceso dibattito nel mondo agricolo per l'ipotesi di superamento dell'attuale architettura a due fondi (FEAGA e FEASR) attraverso l'istituzione di un "Fondo unico" nazionale e regionale, che avrebbe accorpato risorse oggi destinate separatamente a PAC e politica di coesione. Le organizzazioni agricole europee, Copa-Cogeca in testa, avevano parlato apertamente di rischio di smantellamento della natura "comune" della Politica Agricola Comune e di "tagli di bilancio nascosti", arrivando a manifestare a Bruxelles in quella che fu definita una giornata di "mercoledì nero" per l'agricoltura europea.
Sul piano dei numeri la prima proposta della Commissione prevedeva per le risorse direttamente dedicate al settore agricolo una contrazione da circa 386 a 300 miliardi di euro nell'arco della programmazione settennale, descritta dal Commissario al Bilancio Piotr Serafin come un "minimo garantito" (ring fence) protetto da eventuali riassegnazioni ad altre finalità. Per l'Italia, secondo le prime stime, l'impatto sarebbe stato un taglio del 22% rispetto alla dotazione 2021-2027, con una riduzione da 37,7 a circa 31 miliardi di euro.
Una svolta in questo quadro era arrivata già a inizio gennaio, quando il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida aveva annunciato che il taglio del 22% al budget agricolo era stato cancellato, con un aumento di un miliardo rispetto al periodo 2021-2027 e, soprattutto, con la garanzia che sarà la Commissione - e non i singoli governi nazionali - a stabilire l'ammontare riservato in via esclusiva al settore primario, salvaguardando di fatto la specificità della PAC rispetto ai rischi di rinazionalizzazione.
Più di recente un fronte di 16 Paesi tra Sud ed Est Europa, Italia compresa, ha formalizzato la richiesta di non tagliare le risorse destinate ad agricoltura e coesione nel bilancio 2028-2034, contrapponendosi alle posizioni di Francia e Germania, orientate a privilegiare maggiori stanziamenti per difesa e ricerca - lo stesso schema di priorità che la premier ha riproposto giovedì alla Camera, pur ribadendo che le nuove priorità non possono tradursi in un travaso di risorse dalle politiche tradizionali.
Che cosa aspettarsi dal Consiglio Europeo del 18-19 giugno
Il vertice di Bruxelles rappresenta, nelle parole della stessa Meloni, una "novità" perché per la prima volta i leader europei discuteranno concretamente dei numeri del QFP 2028-2034, finora oggetto solo di dibattiti orientativi a livello di presidenza di turno. Per il settore agricolo italiano, che secondo le stime vale solo nel comparto vitivinicolo circa 14 miliardi di euro di fatturato e impiega milioni di addetti diretti e indiretti lungo la filiera, l'esito del confronto sui rebates e sulla tenuta delle risorse PAC, pesca e coesione sarà determinante per la programmazione degli interventi di sostegno al reddito e di sviluppo rurale del prossimo settennio. Resta da capire se la posizione di fermezza espressa dalla premier - in particolare sulla minaccia di "rebates italiani" quale leva negoziale - troverà spazio nelle conclusioni del Consiglio o se, come spesso accaduto in questo tipo di negoziati, le decisioni sui numeri definitivi del bilancio verranno rinviate agli ultimi mesi del 2026.