BOTTI PIENE, LE GIACENZE DI VINO SONO IN AUMENTO
Le giacenze di vino nelle cantine italiane sono elevate. Secondo l’ultimo report “Cantina Italia” dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Ministero dell’Agricoltura, aggiornato al 28 febbraio 2026, negli stabilimenti enologici italiani risultano presenti 58,6 milioni di ettolitri di vino, ai quali si aggiungono 6,0 milioni di ettolitri di mosti e 421.711 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione.
Il sistema di monitoraggio Cantina Italia, basato sui dati dei registri telematici del vino (23.349 operatori registrati al 28 febbraio 2026), rappresenta oggi uno strumento essenziale per analizzare l’evoluzione del mercato e la disponibilità reale di prodotto nelle cantine. Le dinamiche delle giacenze assumono infatti un valore strategico per comprendere l’equilibrio tra produzione, domanda interna ed export, soprattutto in un contesto internazionale caratterizzato da consumi in trasformazione e crescente competizione tra i principali paesi produttori.
Rispetto al 31 gennaio 2026, le scorte complessive di vino sono diminuite di 2,27 milioni di ettolitri (-3,7%), segno di un graduale riassorbimento stagionale. Tuttavia il confronto con il 28 febbraio 2025 evidenzia ancora un livello di giacenze superiore di 3,23 milioni di ettolitri (+5,8%), segnale che il sistema produttivo continua a confrontarsi con disponibilità elevate nelle cantine.
La distribuzione territoriale delle scorte conferma la forte concentrazione nelle aree più produttive del Paese. Il report ICQRF evidenzia che il 56,6% del vino stoccato si trova nelle regioni del Nord Italia. Si tratta di un dato coerente con la struttura produttiva vitivinicola italiana, che vede nel Nord i principali poli di produzione e trasformazione.
Dal punto di vista delle tipologie qualitative oltre la metà del vino in giacenza appartiene alla categoria delle denominazioni di origine. I vini DOP rappresentano infatti il 53,7% delle scorte, con 31,4 milioni di ettolitri, mentre i vini IGP raggiungono il 26,6%, pari a 15,6 milioni di ettolitri. Più contenuto il peso dei vini varietali, che si fermano all’1,6%, mentre la categoria dei vini da tavola e altri vini rappresenta il 18,1% delle giacenze complessive.
Il Veneto si conferma nettamente la prima regione italiana per il volume di giacenze, con 15,08 milioni di ettolitri di vino in cantina, pari a oltre un quarto delle scorte nazionali. Seguono Puglia con 6,73 milioni di ettolitri, Toscana con 6,24 milioni ed Emilia-Romagna con 6,21 milioni di ettolitri. Più distanziate ma comunque rilevanti risultano Piemonte (4,46 milioni di ettolitri), Sicilia (3,82 milioni) e Abruzzo (3,49 milioni).
Il quadro territoriale riflette anche la concentrazione delle principali denominazioni e delle grandi aree produttive. Il peso del Veneto, per esempio, è legato soprattutto alla filiera delle denominazioni del Nord-Est e in particolare al sistema produttivo legato alla provincia di Treviso, che da sola detiene 6,64 milioni di ettolitri di vino, la più elevata dotazione di scorte tra tutte le province italiane. Subito dopo si collocano Verona con 5,03 milioni di ettolitri e Chieti con 2,87 milioni, seguite da Cuneo (2,37 milioni) e Siena (2,37 milioni di ettolitri).
Questa distribuzione conferma indirettamente il peso delle principali denominazioni nazionali. Le aree di Treviso e Verona sono il cuore delle produzioni legate alle grandi denominazioni spumantistiche e ai vini veneti a indicazione geografica; Siena e Firenze rappresentano il sistema dei vini toscani a denominazione – in particolare quelli dell’area del Chianti – mentre Cuneo è uno dei principali poli del vino piemontese a denominazione, in particolare per i grandi rossi da invecchiamento.
Il report sottolinea inoltre che, nonostante ci siano 531 denominazioni registrate nel sistema dei registri telematici del vino, la struttura delle giacenze è fortemente concentrata: le prime 20 denominazioni rappresentano da sole il 58,5% di tutte le scorte di vini a indicazione geografica presenti nelle cantine italiane. Si tratta di un dato significativo perché evidenzia il peso delle grandi denominazioni con maggiore capacità produttiva e commerciale, spesso legate a sistemi territoriali fortemente organizzati e orientati all’export.
Nel complesso l’analisi delle giacenze conferma come il mercato vitivinicolo italiano resti fortemente polarizzato attorno alle grandi regioni e alle principali denominazioni, con il Nord-Est e alcune aree storiche del Centro e del Sud che continuano a concentrare la quota più rilevante di vino disponibile nelle cantine del Paese.