CARBON FARMING: DA PADOVA VERSO UN MERCATO EUROPEO DEL CARBONIO AGRICOLO
Il terzo European Carbon Farming Summit che si chiude oggi a Padova rappresenta un passaggio chiave nella maturazione del carbon farming europeo: il tema esce dalla dimensione progettuale e assume una configurazione operativa, con l’obiettivo di integrare le pratiche agronomiche nei meccanismi regolati di contabilizzazione del carbonio. L’appuntamento è stato co-organizzato da EIT Food e Confagricoltura Veneto con il supporto di Veneto Agricoltura, La presenza congiunta della Commissione europea, di operatori economici e mondo agricolo evidenzia un cambio di scala: il carbonio agricolo diventa una commodity ambientale in fase di definizione normativa.
Dal summit alla costruzione del quadro europeo
Il quadro di riferimento è il Carbon Removal Certification Framework (CRCF), adottato dall’Unione europea per definire criteri comuni di certificazione delle rimozioni. Il sistema introduce parametri stringenti su addizionalità, permanenza e tracciabilità, con l’obiettivo di rendere comparabili le rimozioni generate nei diversi contesti agricoli. In questo schema le pratiche discusse a Padova – agricoltura conservativa, coperture vegetali, rotazioni complesse e agroforestazione – assumono valore economico solo se inserite in protocolli verificabili e standardizzati. La Commissione europea indica chiaramente che la credibilità del sistema dipende dalla robustezza dei metodi di misurazione e dalla capacità di evitare il rischio di “reversal”, cioè la perdita del carbonio stoccato.
Sul piano tecnico il contributo potenziale dell’agricoltura europea è rilevante. Il Joint Research Centre stima che i suoli agricoli possano sequestrare fino a 42 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno attraverso pratiche migliorative della gestione del carbonio organico. Si tratta di un ordine di grandezza che, pur non risolutivo rispetto agli obiettivi climatici, assume valore strategico per le filiere agroalimentari, chiamate a ridurre la propria impronta carbonica lungo tutta la catena del valore.
Opportunità economiche e domanda di filiera
Per le imprese agricole italiane il carbon farming introduce una prospettiva economica nuova. La possibilità di generare crediti vendibili sui mercati volontari rappresenta una fonte di reddito aggiuntiva rispetto alla produzione primaria.
Questa dinamica si intreccia con gli strumenti della Politica Agricola Comune. Il Piano Strategico PAC 2023–2027 dell’Italia prevede eco-schemi e interventi agro-climatico-ambientali che incentivano pratiche coerenti con il carbon farming, creando una prima forma di remunerazione pubblica dei servizi ecosistemici. Analisi ISMEA evidenziano come l’adozione di tecniche conservative possa generare benefici economici indiretti, attraverso la riduzione dei costi operativi e il miglioramento della fertilità del suolo.
Intervenendo i lavori del summit il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha sopttolineato che il carbon farming deve essere integrato nella redditività aziendale e non configurarsi come un vincolo aggiuntivo, ponendo l’accento sulla semplificazione dei sistemi di certificazione e sull’equità nella distribuzione del valore lungo la filiera.
Stato normativo e criticità operative
Il punto critico è la costruzione di un mercato credibile. Il summit di Padova ha evidenziato la necessità di sistemi MRV affidabili e accessibili, in grado di ridurre i costi di certificazione soprattutto per le aziende di piccola dimensione, tipiche del contesto italiano. La frammentazione fondiaria rende infatti difficile l’accesso diretto ai mercati del carbonio, rafforzando il ruolo di cooperative e organizzazioni professionali come soggetti aggregatori. In questo scenario il carbon farming tende a configurarsi come un servizio di filiera più che come una attività individuale, con contratti di lungo periodo che includono anche la gestione del rischio climatico e agronomico.
In Italia il quadro normativo ha compiuto un primo passo formale con l’istituzione del Registro pubblico dei crediti di carbonio del settore agroforestale, affidato al CREA e previsto da specifiche linee guida nazionali. Il sistema rappresenta la base per lo sviluppo di un mercato volontario dei crediti di carbonio, con una prima applicazione già delineata in ambito forestale.
Tuttavia, per quanto riguarda il carbon farming in senso stretto, ossia le pratiche agricole, il quadro resta in fase di completamento: le metodologie di quantificazione, certificazione e integrazione operativa con il sistema europeo sono ancora in via di definizione.
Nel medio periodo il carbon farming è destinato a ridefinire il ruolo economico dell’agricoltura. La produzione di biomassa si affianca alla produzione di servizi ecosistemici certificati, con implicazioni dirette sulla gestione aziendale, sulla contrattualistica e sulla competitività delle filiere. Padova rappresenta un punto di svolta perché traduce questo passaggio in un confronto operativo tra ricerca, politica e mercato. La vera sfida, per il sistema agricolo italiano, sarà trasformare questa prospettiva in reddito stabile, mantenendo al contempo credibilità scientifica e integrità ambientale.