CARO GASOLIO, SI SBLOCCA LA PROTESTA DEI TIR IN SICILIA, LE FILIERE ALIMENTARI CONTANO I DANNI
Dopo il confronto con il Governo, il Comitato trasportatori siciliani revoca il fermo. Annunciati 480 milioni per i crediti d'imposta e 590 milioni per il rinnovo dei mezzi. Intanto i ritardi nelle consegne provocano rincari dell'ortofrutta e difficoltà per le imprese agricole.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio registra una prima svolta dopo il confronto di ieri con il Governo, ma le conseguenze sulle filiere agroalimentari continuano a farsi sentire. Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi, consentendo la ripresa delle attività, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all'attuazione degli impegni assunti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In altre aree del Mezzogiorno, invece, restano iniziative e presidi che ostacolano la circolazione delle merci.
La mobilitazione, iniziata il 16 ottobre con fermi regionali in Sicilia e Calabria, ha messo in evidenza la dipendenza delle filiere agricole dai collegamenti stradali. I ritardi nelle consegne hanno interessato prodotti freschi, rifornimenti alimentari e carburanti, con ripercussioni che dal Sud hanno raggiunto anche i mercati del Centro Italia.
Ortofrutta, prezzi in aumento e raccolti a rischio
Le conseguenze più immediate riguardano l'ortofrutta, per la quale la rapidità dei trasporti è essenziale. Quando le spedizioni vengono interrotte, i prodotti già raccolti possono deteriorarsi, mentre quelli ancora nei campi rischiano di non trovare uno sbocco commerciale nei tempi previsti.
Al Centro Agroalimentare Roma, l'Osservatorio dei prezzi ha segnalato forti aumenti per alcune produzioni provenienti dal Sud. I pomodori datterini rossi hanno raggiunto 7,50 euro al chilogrammo, contro 2,50 euro nello stesso periodo del 2025. I ciliegini e i Piccadilly siciliani hanno superato i 5 euro, rispetto ai 2,50 euro di un anno prima. Anche peperoni e indivie hanno registrato rincari, mentre gli operatori hanno cercato forniture alternative, anche dall'estero. Questi confronti descrivono la situazione di specifici prodotti sul mercato romano e non rappresentano un aumento generalizzato dei prezzi ortofrutticoli nazionali. Mostrano però come un'interruzione logistica possa determinare contemporaneamente difficoltà di vendita per gli agricoltori e maggiori costi per gli acquirenti.
La riduzione delle consegne ha interessato anche la distribuzione alimentare. In Campania, soprattutto a Ischia e Procida, sono state segnalate carenze di frutta, verdura, latticini e altri prodotti freschi, mentre il mancato arrivo delle autocisterne ha creato difficoltà nei rifornimenti di carburante.
Le conseguenze per allevamenti e industrie alimentari
Le interruzioni dei trasporti interessano anche attività meno visibili ai consumatori. Gli allevamenti devono ricevere regolarmente mangimi, cereali e materie prime proteiche, mentre la raccolta del latte richiede collegamenti quotidiani tra aziende e stabilimenti di trasformazione. La durata del fermo è quindi determinante. Un ritardo di poche ore può essere assorbito dall'organizzazione aziendale; un'interruzione prolungata può invece compromettere la programmazione produttiva, aumentare i costi di conservazione e rendere necessarie forniture alternative. Per le aziende ortofrutticole si aggiunge il problema della deperibilità. Il danno economico non dipende soltanto dall'eventuale diminuzione dei prezzi riconosciuti alla produzione, ma anche dalle quantità che non riescono a raggiungere i mercati.
Dal Governo impegni per oltre un miliardo
Il tavolo convocato ieri in Prefettura a Milano dal ministro Matteo Salvini, con il viceministro Edoardo Rixi e le associazioni dell'autotrasporto, ha portato all'annuncio dello sblocco di risorse per oltre un miliardo di euro. L'intervento più immediato riguarda circa 480 milioni destinati ai crediti d'imposta sul gasolio, con l'obiettivo di soddisfare le domande presentate dalle imprese fino al 30 agosto. Rixi ha annunciato l'avvio delle erogazioni, precisando che le ulteriori misure relative ai mesi successivi avranno tempi differenti.
A questi fondi si aggiungono 590 milioni per il rinnovo del parco veicolare nel periodo 2027-2031. Si tratta quindi di risorse pluriennali destinate agli investimenti, che non costituiscono un rimborso immediato dei maggiori costi del carburante. Il Governo ha inoltre prospettato la ricerca di ulteriori 100-150 milioni. Nel confronto sono stati affrontati anche i contributi per le Autostrade del mare e la possibilità di rafforzare, con un prossimo provvedimento normativo, l'adeguamento delle tariffe di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio. Le associazioni chiedono ora tempi certi per pagamenti e attuazione delle misure, con una nuova verifica prevista il 27 ottobre.
Sicilia verso la ripresa, vertenza ancora aperta
La decisione del Comitato trasportatori siciliani rappresenta il primo risultato concreto della trattativa. L'organizzazione ha comunicato la revoca del fermo dopo aver ottenuto risposte su gran parte delle richieste, comprese quelle relative ai crediti d'imposta e ai contributi per il trasporto intermodale. Le imprese resteranno tuttavia in stato di agitazione fino alla completa attuazione degli accordi.
Il quadro rimane differenziato nelle altre regioni meridionali, dove il ritorno alla normalità dipenderà dall'evoluzione delle iniziative territoriali. Per l'agroalimentare la priorità è ripristinare rapidamente la continuità delle consegne, soprattutto per i prodotti deperibili e per le forniture indispensabili agli allevamenti. La vicenda dimostra quanto la redditività delle imprese agricole dipenda anche dall'efficienza e dalla sostenibilità economica del trasporto.
Gli impegni finanziari annunciati possono contribuire alla soluzione della vertenza, ma il loro effetto sulle filiere sarà misurabile soltanto con la ripresa regolare della circolazione delle merci e con il ritorno a condizioni ordinarie di approvvigionamento.