CICLONE HARRY: AGRICOLTURA IN GINOCCHIO TRA SARDEGNA E SICILIA

Tre giorni di maltempo eccezionale, tra il 19 e il 21 gennaio, hanno lasciato un segno profondo sull’agricoltura della Sardegna. Il ciclone Harry ha colpito in particolare i versanti meridionali e orientali dell’isola, con piogge intense, allagamenti, frane e mareggiate che hanno compromesso produzioni agricole, infrastrutture rurali e viabilità interpoderale. La Regione ha dichiarato lo stato di emergenza e stimato una prima quantificazione dei danni intorno ai 500 milioni di euro, includendo comparti agricoli, ambientali e infrastrutturali.


A fare un primo bilancio per il settore primario è stato il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, che ha parlato di “produzioni agricole distrutte o fortemente compromesse” e di gravi difficoltà di accesso alle aziende a causa dei danni alle strade rurali. Le aree più colpite risultano il Cagliaritano, il Sulcis, il Medio Campidano, il bacino del Cixerri e alcune zone del Nuorese, con campi allagati, smottamenti e interruzione della continuità operativa delle imprese agricole, come segnalato anche dalla Federazione degli agronomi e forestali.

 

Confagricoltura ha riconosciuto il lavoro della Protezione civile regionale, ma ha evidenziato l’assenza dell’Assessorato dell’Agricoltura nelle fasi di allerta e gestione dell’evento. La richiesta è ora di accelerare la conta dei danni sui campi e di individuare rapidamente risorse per ristori e ripresa produttiva. Tuttavia, il punto centrale sollevato dall’organizzazione riguarda la necessità di superare un approccio basato quasi esclusivamente sugli indennizzi compensativi ex post.

 

Secondo Taras la Sardegna continua a gestire i danni da eventi meteorici avversi con strumenti utilizzati da decenni, poco efficaci e lenti, mentre risulta ancora limitato il ricorso alle assicurazioni agevolate contro i rischi climatici e ai fondi di mutualizzazione, entrambi sostenuti da risorse comunitarie nell’ambito della Pac. Un sistema che, da un lato, non copre integralmente i danni subiti dalle aziende e, dall’altro, congestion? la pubblica amministrazione con pratiche che spesso trovano risposta dopo anni.

 

Sul fronte istituzionale, la Giunta regionale ha attivato le procedure per il riconoscimento dell’emergenza anche a livello nazionale, mentre l’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi ha richiamato l’attenzione sugli impatti ambientali, dall’erosione costiera alla scomparsa di tratti di spiaggia. Le organizzazioni agricole, da Confagricoltura a Cia Sardegna, convergono sulla necessità di affiancare agli interventi di emergenza una strategia strutturale di prevenzione.

La proposta è l’istituzione di un tavolo tecnico permanente sulla crisi climatica, che coinvolga Regione, agenzie, università e centri di ricerca, per programmare strumenti di gestione del rischio più efficaci.

 

L’impatto del ciclone Harry non si è limitato alla Sardegna ma ha coinvolto in modo esteso anche la Sicilia orientale, delineando un evento di scala interregionale. Secondo un primo censimento della Regione Siciliana i danni complessivi causati dal maltempo ammontano a circa 741 milioni di euro, con le province di Catania (244 milioni di euro), Messina (202,5 milioni) e Siracusa (159,8 milioni) tra le più colpite. La stima, al momento, non include ancora il settore agricolo, per il quale è in corso una valutazione specifica da parte dell’Assessorato regionale all’Agricoltura.

 

Le prime segnalazioni indicano danni ingenti negli agrumeti della Piana di Catania, con allagamenti prolungati, perdita di produzione e compromissione delle strutture aziendali. In questo contesto Confagricoltura Sicilia ha avviato una verifica capillare attraverso gli uffici zona delle Unioni provinciali per quantificare le perdite subite dalle imprese agricole nelle aree colpite.

Coldiretti ha denunciato devastazioni a serre, colture e infrastrutture agricole nelle province del Messinese e del Ragusano, chiedendo il riconoscimento dello stato di calamità naturale e l’attivazione di ristori adeguati per un settore già esposto a forti criticità strutturali.