CITTÀ DEL VINO: L’ENOTURISMO LEVA STRATEGICA PER LE CANTINE
L’enoturismo si conferma una leva strategica per la competitività delle imprese vitivinicole, ma il settore guarda con attenzione anche alle politiche europee e alle criticità che gravano sulle aziende. Sono stati questi i temi al centro dell’assemblea straordinaria dell’Associazione nazionale Città del Vino, che si è svolta a fine giugno tra Torgiano, Todi, Montefalco e Trevi, in Umbria, con la partecipazione di oltre 150 delegati provenienti da tutta Italia.
L’incontro si è aperto con il convegno “Evoluzione dell’enoturismo: scenari in atto e trend di crescita”, durante il quale è stato presentato il 21° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, realizzato da Nomisma Wine Monitor. Lo studio conferma la crescita dell’enoturismo come opportunità di sviluppo per le cantine: in Umbria il vino rappresenta uno dei principali attrattori turistici, richiamando circa il 30% dei visitatori, mentre il 52% di chi visita una cantina acquista successivamente i vini dell’azienda. Per molte imprese regionali il fatturato generato dalle attività enoturistiche sfiora ormai il 30%.
Il presidente nazionale di Città del Vino, Angelo Radica, ha ricordato come il calo dei consumi interni renda sempre più importante diversificare le fonti di reddito delle aziende. “Negli anni Ottanta un italiano consumava mediamente 100 litri di vino all’anno, oggi siamo scesi a circa 29 litri. L’enoturismo rappresenta quindi una risorsa fondamentale per il comparto”, ha osservato.
Nel corso dell’assemblea sono emerse anche le preoccupazioni per il futuro della vitivinicoltura. Stefano Vercelloni, componente della giunta esecutiva nazionale e coordinatore regionale del Piemonte dell'Associazione Nazionale Città del Vino ha richiamato l’attenzione sul dibattito europeo relativo alla futura Politica agricola comune, evidenziando la preoccupazione per l’ipotesi di una riduzione delle risorse destinate all’agricoltura. Ha inoltre ricordato l’iniziativa dell’Irlanda a favore dell’introduzione di avvertenze sanitarie sulle etichette delle bevande alcoliche, ritenendo che misure di questo tipo potrebbero aggravare la difficile situazione del mercato vitivinicolo.
L’assemblea ha confermato come il futuro del vino italiano passi sempre più dall’integrazione tra qualità delle produzioni, valorizzazione dei territori ed enoturismo, senza perdere di vista le scelte politiche europee che influenzeranno il settore nei prossimi anni.