COLLINA TORINESE DOC, CAMBIA IL DISCIPLINARE: ARRIVA IL NEBBIOLO E NUOVE REGOLE PER I VIGNETI

Cambia in modo significativo il disciplinare della Collina Torinese Doc, piccola denominazione che interessa la fascia collinare a est e a sud del capoluogo piemontese. Il decreto del Ministero dell’Agricoltura del 14 settembre 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 22 settembre, approva la modifica ordinaria proposta dal Consorzio di tutela e valorizzazione delle Doc Freisa di Chieri e Collina Torinese. La proposta era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 del 16 gennaio 2026 per la procedura nazionale di opposizione.

 

La novità più evidente è l’introduzione della tipologia Collina Torinese Nebbiolo, che si aggiunge a Rosso, Rosso Novello, Barbera, Bonarda, Malvasia e Pelaverga o Cari. Il nuovo Nebbiolo deve essere ottenuto per almeno l’85% dall’omonimo vitigno, mentre fino al 15% può provenire da altri vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione in Piemonte. La resa massima è fissata a 9 tonnellate di uva per ettaro, con titolo alcolometrico volumico naturale minimo dell’11,5%.

 

Importante anche la modifica della base ampelografica del Collina Torinese Rosso e Rosso Novello. Nel precedente disciplinare erano richiesti almeno il 60% di Barbera e il 25% di Freisa. La nuova formulazione prevede invece che Barbera, Freisa e Nebbiolo rappresentino congiuntamente almeno l’85% dell’uvaggio, con ciascuno dei tre vitigni presente per almeno il 15%. Il restante 15% può essere costituito da altri vitigni a bacca rossa non aromatici autorizzati in Piemonte. La modifica amplia quindi sensibilmente le possibilità di composizione, attribuendo al Nebbiolo un ruolo strutturale anche nel vino Rosso della denominazione.

 

Il disciplinare interviene inoltre sui requisiti qualitativi delle uve. A parità di rese massime -10 tonnellate per ettaro per Rosso e Rosso Novello, 9 per Barbera e Bonarda, 11 per Malvasia e 8 per Pelaverga o Cari - vengono aumentati di mezzo grado i titoli alcolometrici naturali minimi: dal 10 al 10,5% per Rosso, Rosso Novello, Barbera e Bonarda; dal 9,5 al 10% per Malvasia e Pelaverga o Cari.

 

Un'altra novità riguarda la possibilità di utilizzare la menzione “vigna” per Barbera, Bonarda, Malvasia, Nebbiolo e Pelaverga o Cari. In questo caso il disciplinare impone rese più basse e gradazioni naturali superiori: 8 tonnellate per ettaro e almeno 12% vol. per Barbera, Bonarda e Nebbiolo; 10 tonnellate e 11% per la Malvasia; 7 tonnellate e 11% per Pelaverga o Cari. Per i vigneti con meno di sette anni vengono inoltre introdotte riduzioni progressive delle rese in funzione dell'età dell'impianto.

 

Cambiano anche alcune caratteristiche dei vini al momento dell'immissione al consumo. Il titolo alcolometrico totale minimo del Rosso sale dal 10,5 all'11%, così come quello di Barbera e Bonarda. Per la Malvasia passa dal 10 all'11%, mentre per Pelaverga o Cari sale anch'esso dal 10 all'11%. Vengono contemporaneamente innalzati alcuni valori minimi dell'estratto non riduttore: per il Rosso da 18 a 19 grammi/litro, per la Barbera da 19 a 22, per la Bonarda da 19 a 20 e per il Rosso Novello da 18 a 20 grammi/litro. Per il nuovo Nebbiolo sono previsti almeno 11,5% vol., acidità minima di 4,5 grammi/litro ed estratto non riduttore di almeno 20 grammi/litro.

 

Il nuovo testo aggiorna infine le norme di confezionamento. Accanto alle tradizionali bottiglie di vetro vengono ammessi anche contenitori alternativi previsti dalla normativa europea e nazionale, con esclusione del PET. Per i vini che riportano la menzione “vigna” rimane invece obbligatorio il vetro, con recipienti da almeno 0,187 fino a 12 litri. È inoltre escluso l'utilizzo del tappo a corona.

 

La Collina Torinese è una delle denominazioni quantitativamente più piccole del Piemonte. Secondo i dati di certificazione Valoritalia relativi al 2023, gli operatori che avevano utilizzato la denominazione erano 31, di cui 26 viticoltori, cinque vinificatori e sei imbottigliatori. La produzione era stata di 535 ettolitri, contro 548 nel 2022 e 630 nel 2021. Nello stesso anno risultavano imbottigliate 15.983 bottiglie da 0,75 litri, rispetto alle 16.615 del 2022 e alle 18.915 del 2021. Le giacenze a fine 2023 ammontavano a 399 ettolitri.

 

Riconosciuta nel 1999, la denominazione comprende un territorio viticolo di 28 Comuni della provincia di Torino, con una zona più ristretta per il Pelaverga o Cari. Il nuovo disciplinare punta ora a rafforzarne l'identità attraverso una maggiore valorizzazione dei vitigni storicamente presenti sulla collina torinese, introducendo il Nebbiolo come tipologia autonoma e innalzando contemporaneamente diversi requisiti qualitativi.