CONFAGRICOLTURA CUNEO, 80 ANNI TRA STORIA E FUTURO

Al complesso San Francesco di Cuneo una giornata densa di contenuti e di emozioni per l'anniversario dell'associazione fondata l'11 marzo 1946. Parsi, Malaguti e Giansanti hanno disegnato uno scenario internazionale inedito, nel quale l'aggregazione istituzionale diventa strategia di sopravvivenza. Allasia: "L'agricoltura garantisce sicurezza alimentare, energetica e territoriale"

 

Il complesso di San Francesco, antico convento affacciato sul cuore della città, ha ospitato ieri un pomeriggio importante per il peso simbolico dell'occasione - gli ottant'anni di Confagricoltura Cuneo, nata il 15 marzo 1946 come Associazione Provinciale Agricoltori -  e per la qualità e la densità dei ragionamenti che il convegno ha prodotto. "L'importanza di aggregarsi in un mondo poco sostenibile e poco governabile"  il titolo dell’appuntamento che non ha lasciata scampo a rifugi consolatori e che ha trovato nei relatori interlocutori all'altezza.


A condurre i lavori è stata Elisa Isoardi, volto noto della Rai e figlia del territorio cuneese. Sul palco si sono alternati Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano; Andrea Malaguti, direttore del quotidiano La Stampa; e Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura e del Copa, la più importante organizzazione degli imprenditori agricoli d'Europa.


Prima dell'inizio dei lavori il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio è salito sul palco, con il parlamentare Giorgio Maria Bergesio, l’assessore regionale all’agricoltura Paolo Bongioanni e i consiglieri regionali Claudio Sacchetto e Luigi Icardi, per consegnare a Confagricoltura Cuneo un riconoscimento ufficiale della Regione per gli ottant'anni di impegno a favore del territorio. Un gesto istituzionale che ha dato il tono a una giornata nella quale il pubblico - soci, dirigenti, istituzioni, tecnici, giovani - ha percepito con chiarezza che si stava celebrando qualcosa di più di un semplice anniversario.

 

Allasia: "Non si può dipendere dagli altri per il cibo"


Ad aprire i lavori è stato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e di Confagricoltura Piemonte, con un discorso che ha messo insieme orgoglio, lucidità e proiezione verso il futuro. "Ottant'anni fa, l'11 marzo 1946, nasceva l'Associazione Provinciale Agricoltori, oggi Confagricoltura Cuneo. Da allora, generazioni di presidenti, dirigenti, collaboratori e associati hanno contribuito a costruire una realtà solida e autorevole, punto di riferimento per l'agricoltura del territorio. A tutti loro va il nostro ringraziamento".

Allasia non si è nascosto dietro la retorica celebrativa. Ha elencato con franchezza le criticità che l'agricoltura cuneese e nazionale devono affrontare oggi: la peste suina africana, le difficoltà dei comparti vino e latte, la crisi idrica legata ai cambiamenti climatici. E ha indicato la strada: "Guardando al futuro, sarà fondamentale continuare a creare valore attraverso la multifunzionalità, l'innovazione e le nuove opportunità offerte da agroenergie, turismo rurale e trasformazione aziendale. Al tempo stesso dovremo investire sui giovani, perché il futuro dell'agricoltura dipende dalla loro capacità di portare competenze, idee ed energie nuove".


Nel corso del pomeriggio Allasia ha poi sviluppato un ragionamento più ampio sul ruolo strategico dell'agricoltura in questo momento storico. "L'agricoltura è passata da settore locale a pilastro dell'economia e della sicurezza nazionale. Non si può dipendere dagli altri per il cibo. Possiamo forse rinunciare a un paio di scarpe, a una bella borsa, anche a un telefono. Ma non al cibo." Un'affermazione che ha trovato eco nelle parole di Massimiliano Giansanti e che percorre come un filo rosso l'intera giornata. Il presidente nazionale di Confagricoltura ha ricordato come la provincia di Cuneo sia un territorio che produce quantità rilevanti di energia rinnovabile da biogas e come questo dato dimostri che l'agricoltura oggi non è solo produzione di cibo, ma presidio energetico e territoriale.

 

Parsi: l'instabilità non è un'anomalia, è la nuova normalità


Il professor Vittorio Emanuele Parsi ha portato in sala la sua lettura geopolitica con la nettezza che lo contraddistingue. Il punto di partenza: non dobbiamo aspettarci che le tensioni internazionali si risolvano presto, perché l'instabilità non è una fase transitoria, è diventata una condizione strutturale.


Il quadro che Parsi ha tracciato è quello di un ordine internazionale che si è incrinato su due fronti distinti ma convergenti. Da est, la guerra in Ucraina ha dimostrato che la forza militare è tornata a essere uno strumento di politica tra stati sovrani sul suolo europeo. Questo conflitto non è un incidente: è lo scontro tra due visioni del mondo, quella europea fondata su istituzioni democratiche, mercati regolati e tutela dei diritti, e quella russa basata sulla prevaricazione e sull'uso della forza. Le difficoltà di approvvigionamento di gas e fertilizzanti che l'agricoltura ha subìto in questi anni sono una diretta conseguenza di questo scontro, non cause esterne e casuali.

Da ovest, il paradosso: sono stati proprio i tradizionali garanti dell'ordine internazionale - gli Stati Uniti in primo luogo, ma anche Israele - a diventare fonti di destabilizzazione. L'attacco militare contro l'Iran, la politica commerciale protezionistica americana, dell'economia usata come arma di ricatto  hanno distrutto il principio del libero commercio che per decenni aveva costituito il presupposto della crescita globale.


La conseguenza pratica è che la minaccia commerciale degli Stati Uniti, rispetto a un anno fa, è peggiorata, non migliorata. L'Inflation Reduction Act non è un incidente, è una strategia. In questo quadro, ha sottolineato Parsi, l'unica risposta possibile per soggetti come le associazioni di categoria, come le imprese agricole, come l'Europa nel suo complesso, è l'aggregazione: rafforzare le istituzioni intermedie, non indebolirle. "Se il mondo diventa più complicato, le istituzioni servono di più, non di meno. E se a volte non ci soddisfano nell'efficacia, la soluzione non è abbandonarle, è migliorarle".

 

Malaguti: l'informazione verificata come antidoto alla confusione


Andrea Malaguti, direttore de La Stampa, ha portato sul palco il tema dell'informazione con la consapevolezza di chi lo vive dall'interno ogni giorno. Il suo intervento ha ruotato attorno a una distinzione fondamentale, spesso confusa nel dibattito pubblico: la differenza tra informazione e comunicazione. L'informazione è verificata, presuppone la presenza sui luoghi dei fatti, implica responsabilità. La comunicazione è opinione, influenza, narrazione. I meccanismi dei social media tendono a livellare questa differenza - "tutto uguale", ha detto Malaguti -  producendo una confusione cognitiva che avvantaggia chi controlla i dati e i desideri di massa.


Il direttore ha citato l'esempio degli influencer: un personaggio con milioni di follower può costruire narrazioni potentissime, ma non potrà mai essere contemporaneamente in Ucraina e a Gerusalemme nei luoghi in cui l'informazione tradizionale si trova. E il punto non è romantico: è che la disinformazione cresce, è penetrante, e ogni giorno diventiamo più esposti. Per il settore agricolo questo ha conseguenze concrete: narrazioni distorte sul cibo, sull'agricoltura intensiva, sulla sostenibilità, sul rapporto tra produttori e consumatori. La stampa autorevole, ha detto Malaguti, ha la responsabilità di mantenere un rapporto di fiducia e di contribuire a una conoscenza più profonda delle dinamiche reali del mondo agricolo.

 

Giansanti: l'agricoltura è un asset strategico, non un settore residuale


Massimiliano Giansanti, che guida sia Confagricoltura nazionale, sia il Copa, la voce degli agricoltori europei a Bruxelles, ha tracciato un percorso che parte dalla storia recente per arrivare alle sfide di domani. Ha ricordato il percorso dell'export agroalimentare italiano: da circa 40 miliardi di euro qualche anno fa ai 73 miliardi circa raggiunti oggi "quasi raddoppiati grazie al lavoro silenzioso degli agricoltori italiani, mentre qualcuno si preoccupava di industrializzare, di digitalizzare, di reinventare ogni settore". Gli imprenditori agricoli, ha detto Giansanti, sono presenti in ogni comune d'Italia, generano occupazione, mantengono i negozi, le poste, i servizi, garantiscono la sicurezza dei territori. Sono una rete di presidio che non ha equivalenti.


Sul piano europeo, Giansanti ha raccontato le battaglie più recenti degli agricoltori. Quando la Commissione europea aveva proposto di tagliare le risorse della PAC del 20%, la risposta non è stata rassegnata: il 18 dicembre scorso una manifestazione organizzata dalle associazioni agricole europee ha convinto la Commissione a tornare sui propri passi, portando la proposta da 260 a 360 miliardi, con una pressione per arrivare a 450. "Abbiamo dimostrato che, se ci aggreghiamo e agiamo, otteniamo risultati".  E ha annunciato l'obiettivo: fare in modo che la risposta della Commissione non si fermi a 390 miliardi.


Giansanti ha poi affrontato i temi strutturali del futuro. L'agricoltura dovrà diventare un'azienda multidimensionale: produzione, energia, servizi. Il biogas e il digestato, sottoprodotto prezioso della lavorazione del biogas, rappresentano già oggi risposte concrete alla dipendenza da input esterni. Le nuove tecniche genomiche (TEA/NGT), dopo vent'anni di dibattito parlamentare, hanno finalmente trovato una regolamentazione europea: "Le piante che resistono alle malattie e alla siccità, che crescono dove piove meno: non stiamo parlando di fantascienza, stiamo parlando di piante migliorate con la stessa logica con cui la medicina ha imparato a correggere i geni malati negli esseri umani". L'intelligenza artificiale, i sensori predittivi, l'agricoltura 4.0: strumenti che non sostituiscono l'imprenditore, ma lo aiutano a fare la differenza in un mercato sempre più competitivo e globale.

 

Sul palco: memoria, testimonianze e prospettive


Conclusa la parte convegnistica, la giornata si è aperta alla dimensione più intima della celebrazione. Sul palco, insieme ad Allasia, è salito il direttore provinciale Roberto Abellonio,  che negli ultimi vent'anni ha guidato la crescita dell'associazione fino a farne uno dei riferimenti più solidi del mondo agricolo piemontese. "Il merito è del gran lavoro di squadra tra aziende, collaboratori e i consigli direttivi che si sono succeduti: senza la giusta sinergia tra queste tre componenti non avremmo potuto tagliare i traguardi che abbiamo raggiunti".


Un video ha poi ripercorso ottant'anni di storia attraverso la voce di tre generazioni: un allevamento e mulino a Vottignasco, un'azienda frutticola a Saluzzo e un'azienda vitivinicola di Novello. Nonni, genitori, figli. "In campagna si lavorava molto, a mano, si accudivano le bestie. Negli anni Sessanta  sono arrivate le macchine. Poi l'elettronica. Poi le certificazioni, la tracciabilità, l'export". Una storia di trasformazione profonda, raccontata senza retorica, con le parole semplici di chi quella trasformazione l'ha vissuta.

Abellonio ha voluto ringraziare esplicitamente tutta la "squadra" di Confagricoltura Cuneo "un'organizzazione che oggi è sempre più femminile: noi maschietti siamo ormai solo più il 35%" e ha sottolineato il ruolo di chi lavora ogni giorno nelle sedi, nei territori, nei consigli direttivi, spesso oltre i propri compiti formali.


I saluti istituzionali della giornata hanno visto la presenza della sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, del senatore Giorgio Maria Bergesio, della deputata Monica Ciaburro, del consigliere di Fondazione CRC Mauro Bernardi, del presidente della Camera di Commercio Luca Crosetto, che ha ricordato come l'export agroalimentare della Granda abbia raggiunto nel 2025 risultati straordinari, e dell'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni, che ha portato un contributo del ministro Francesco Lollobrigida.

 

Un compleanno aperto sul futuro


L'immagine che rimane della giornata è quella di un'associazione che non ha voluto celebrarsi soltanto guardando indietro. Gli ottant'anni sono stati il punto di partenza, non il punto di arrivo. I temi del convegno - instabilità geopolitica, disinformazione, sovranità alimentare, energie rinnovabili, innovazione genetica, ricambio generazionale, logistica - sono tutti temi aperti, urgenti, che chiedono risposte nei prossimi mesi e anni.


L'agenda che Confagricoltura nazionale si è data per l'autunno e alla quale Confagricoltura Cuneo ha già assicurato il suo contributo è concreta: raccogliere dai territori un elenco dei problemi prioritari delle imprese, costruire proposte operative sulla logistica, promuovere l'adozione degli strumenti 4.0, incentivare le aziende multifunzionali, favorire il ricambio generazionale.

"Continueremo a sostenere le nostre imprese e a guardare lontano", ha detto Enrico Allasia all'apertura. Un impegno che ottant'anni di storia hanno trasformato in credenziale. E che la giornata di ieri ha confermato come pienamente vivo.