CONSERVE DI POMODORO: CRESCE LA PRODUZIONE, EXPORT IN FRENATA

Il 2025 interrompe la lunga fase espansiva dell’export italiano di conserve di pomodoro. Il valore delle vendite estere scende a 2,8 miliardi di euro, in calo dell’8%, mentre i volumi arretrano del 2%. Il dato, diffuso da ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali), segnala un rallentamento sui mercati internazionali, pur in presenza di una leadership consolidata del Made in Italy nel segmento delle conserve.

 

Cresce la produzione complessiva, cala la resa media

 

La flessione dell’export si inserisce in un contesto produttivo nazionale in crescita. La campagna 2025 si chiude con 5,8 milioni di tonnellate di pomodoro da industria trasformato, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, su una superficie di 78.700 ettari (+3,7%). Il Nord contribuisce con 3,12 milioni di tonnellate (+27,6%), mentre il Centro-Sud ne produce 2,71 milioni (-5,3%). L’Italia mantiene il secondo posto mondiale dopo gli Stati Uniti, rafforzando la propria base produttiva. Tuttavia, l’espansione quantitativa si accompagna a una riduzione delle rese medie, scese a 74,2 tonnellate per ettaro, tra i livelli più bassi del decennio, a causa dell’andamento meteorologico.

 

Il quadro territoriale evidenzia una marcata differenziazione. Le aree del Nord registrano un incremento significativo delle produzioni, mentre il Centro-Sud mostra una contrazione, con effetti sulla distribuzione dell’offerta e sull’organizzazione della filiera industriale. Questa dinamica incide sui costi logistici e sulla programmazione delle industrie di trasformazione, già esposte a un contesto economico complesso.

 

Aumenta il costo della materia prima

 

Sul piano dei prezzi agricoli il 2025 si caratterizza per un rafforzamento della materia prima, in particolare per il pomodoro allungato, mentre il tondo registra aumenti più contenuti e il pomodorino resta stabile. Il livello dei prezzi alla produzione si conferma tra i più elevati in Europa, sostenuto da standard qualitativi elevati e da accordi di filiera. Questo posizionamento, coerente con una strategia orientata alla qualità, secondo Anicav espone però il sistema italiano a una tensione competitiva sui costi nei mercati più sensibili al prezzo. I margini dell’industria risultano erosi dall’aumento dei costi energetici e dei mezzi tecnici, fattori che incidono direttamente sulla competitività delle conserve italiane. Le tensioni commerciali, in particolare sul mercato statunitense, introducono ulteriori criticità, limitando l’accesso a uno sbocco strategico per il comparto.

 

Serve una maggior integrazione di filiera

 

Nonostante il rallentamento dell’export, il saldo commerciale resta ampiamente positivo, confermando il ruolo centrale del settore nell’agroalimentare nazionale. Il mercato interno mostra segnali di moderata crescita dei consumi, contribuendo a stabilizzare il sistema in una fase caratterizzata da maggiore incertezza. A livello globale la disponibilità di prodotto registra una contrazione nella campagna 2025/26, con una riduzione significativa della produzione mondiale. In questo scenario l’Italia prevede un ulteriore incremento produttivo, con potenziali spazi di recupero sui mercati internazionali. La capacità di intercettare queste opportunità dipenderà tuttavia dall’evoluzione dei costi e dalla tenuta competitiva del sistema.

 

“Il marchio Made in Italy rimane un chiaro valore aggiunto – dichiara Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav - ma a lungo termine la pressione sui prezzi rischia di compromettere la nostra presenza sui mercati internazionali. Una filiera coesa è essenziale per rimanere competitivi”. ANICAV richiama dunque la necessità di una maggiore integrazione lungo la filiera e di interventi strutturali a livello europeo, in particolare sul fronte dei costi energetici e delle politiche commerciali. Il comparto del pomodoro da industria si conferma uno dei pilastri dell’economia agroalimentare italiana, ma il rallentamento osservato nel 2025 evidenzia una fase di transizione in cui efficienza produttiva, sostenibilità economica e coordinamento tra gli attori diventano determinanti per mantenere la leadership internazionale.