CRESCE IL VERDUNO, IN 6 MESI +18% DI BOTTIGLIE DEL PELAVERGA “PICCOLO”
Per un vino DOC di nicchia come è il Verduno Pelaverga gli ultimi risultati sono sorprendenti: aumento della produzione ma soprattutto dell’imbottigliamento. Al 1° luglio scorso restavano in cantina 754 ettolitri (cioè il 37%) della vendemmia 2025, la più ricca di sempre in quantità - 2.058 ettolitri, pari a 274.345 bottiglie potenziali - secondo i dati diffusi dall’associazione Verduno è Uno, alla quale hanno aderito 18 delle 25 aziende produttrici per un totale di 38 ettari rivendicati.
Mettendo a confronto il primo semestre dei due ultimi anni, il Verduno Pelaverga è passato dalle 154.951 a 189.399 bottiglie fascettate, con una crescita del 18%. La produzione di 2.058 ettolitri ha segnato un incremento del 5,7% rispetto ai 1.947 ettolitri della vendemmia 2024. Per quanto riguarda il valore, il prezzo medio ha raggiunto, nel 2025, i 16,50 euro. Il 2025 traina quindi questa piccola Doc, che rappresenta appena lo 0,3% della produzione dei vini nell’area coperta dal Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani.
La vendemmia 2025 era stata anticipata su tutto il territorio (germogliamento e fioritura con circa due settimane di vantaggio sulla media) e in netto contrasto con quella del 2024, che era invece slittata a ottobre: in cantina sono arrivate dunque uve sane, con rese contenute e maturità piena. La resa media del 2025 è stata di 54 ettolitri all’ettaro, mentre sono 63 quelli massimi ammessi dal disciplinare.
Come pelaverga si conoscono in Piemonte due diversi vitigni autoctoni dalle caratteristiche genetiche e morfologiche autonome, coltivati in due zone distinte: il Pelaverga “grosso”, originario delle zone pedemontane del Saluzzese e diffuso anche in provincia di Torino, nel Chierese, dove è conosciuto come Cari. Il pelaverga “piccolo” è legato a Verduno e in piccola parte di Roddi e la Morra. Proprio a Verduno ha conosciuto le sue fortune, grazie al fatto che “il crinale su cui sorge il paese divide due mondi profondamente diversi”, spiega Edmondo Bonelli, che ha studiato la relazione fra geologia, suoli, clima e comportamento della vite nel territorio. “Sul versante rivolto verso la Langa del Barolo prevalgono rocce sedimentarie stratificate, ricche soprattutto di limo, carbonato di calcio e argilla. Il versante occidentale è invece caratterizzata dalla presenza del gesso. “Anche il microclima - aggiunge Bonelli - è differente: l’esposizione ai venti umidi e freschi provenienti dalla pianura cuneese contribuisce a creare un ambiente più umido e fresco, con una maggiore disponibilità idrica nel terreno. Sul versante sud-sud-est le condizioni cambiano radicalmente. La maggiore pendenza mantiene i terreni più vicini alla marna di origine, chiari, poco alterati, meno fertili e più asciutti. L’esposizione verso l’interno della Langa crea inoltre un ambiente maggiormente protetto dai venti occidentali. Anche qui, tuttavia, la vicinanza del Tanaro contribuisce a mantenere condizioni di umidità dell’aria sensibilmente superiori rispetto ad altre zone della Langa albese”.