CRISI DEL GOLFO, LOGISTICA IN TILT: L’EXPORT AGROALIMENTARE PAGA IL PREZZO
Nel 2025 l’agroalimentare italiano ha raggiunto un nuovo massimo storico nelle esportazioni, consolidando il proprio ruolo trainante nell’economia nazionale: quasi 72 miliardi di euro in valore, in crescita del 4,9% su base annua. All’interno di questo quadro il Medio Oriente ha rafforzato la propria centralità, con 25,8 miliardi di euro di export complessivo italiano (+11,5%) e oltre 2 miliardi riconducibili al solo comparto agroalimentare. Un equilibrio costruito negli ultimi anni su logistica efficiente e tempi di consegna rapidi, che oggi è messo in discussione da una crisi geopolitica che investe simultaneamente trasporto aereo e traffici marittimi.
Il trasporto aereo rappresenta il primo punto di pressione. La riduzione dell’operatività degli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi ha inciso direttamente sulla capacità globale, con effetti immediati sui costi e sull’affidabilità delle spedizioni. A gennaio 2026 il nolo medio globale si attestava intorno a 2,56 dollari per chilogrammo, in un contesto ancora stabile. Dopo l’escalation di fine febbraio, il valore medio è salito a 2,67 dollari/kg, mentre le tariffe spot hanno raggiunto i 3,19 dollari/kg, riflettendo la tensione reale del mercato. La media globale, tuttavia, non restituisce la reale dinamica operativa. Sulle rotte direttamente coinvolte, in particolare tra Golfo ed Europa, i rincari hanno raggiunto il 57%, portando il costo a circa 3,93 dollari/kg, in alcuni casi quasi il doppio rispetto ai livelli pre-crisi. Alla base di questa impennata vi è il crollo della capacità disponibile nell’area, stimato fino al 50%, e la riduzione del traffico sulle direttrici Asia–Medio Oriente–Europa.
Accanto al trasporto aereo emerge con forza anche la criticità marittima legata allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici energetici e commerciali globali. Il passaggio non risulta formalmente chiuso, ma sottoposto a un sistema di controllo selettivo gestito dalla Guardia rivoluzionaria iraniana. Le compagnie devono trasmettere documentazione dettagliata su equipaggi e carichi, con autorizzazioni concesse caso per caso. In diversi casi sono segnalati respingimenti o ritardi legati al mancato rispetto dei protocolli.
Si afferma inoltre una prassi economica non ufficiale ma crescente, basata su pagamenti intermediati per ottenere il via libera al transito, in particolare per le navi con carichi ad alto valore. A ciò si aggiunge un filtro di natura politica, con priorità accordata ai Paesi considerati alleati. Il risultato è una riduzione concreta dei flussi: lo Stretto resta aperto sul piano formale, ma operativamente limitato e caratterizzato da elevata incertezza. Questo scenario si riflette indirettamente anche sull’agroalimentare italiano. Il rallentamento dei traffici marittimi, unito ai danni agli impianti di gas naturale liquefatto in Qatar e alle tensioni energetiche, contribuisce all’aumento dei costi lungo tutta la catena logistica. Le ripercussioni riguardano sia il trasporto sia i fattori produttivi, a partire dai fertilizzanti.
Per le filiere agroalimentari, l’impatto è immediato. L’ortofrutta, che nel 2025 ha raggiunto i 6,6 miliardi di euro di export, risulta particolarmente esposta. Le spedizioni verso Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita subiscono ritardi tra 48 e 96 ore, incompatibili con la deperibilità del prodotto. Il rischio si traduce in perdita di valore commerciale e criticità nei rapporti con i buyer.
Nel comparto vitivinicolo l’aumento dei costi logistici tra il 20% e il 30% incide sui margini, aggravato da supplementi assicurativi legati al rischio geopolitico. Le deviazioni delle rotte e l’allungamento dei tempi di volo riducono la capacità di carico e aumentano il costo unitario.
Il florovivaismo evidenzia ulteriori criticità. La coincidenza tra picchi stagionali e instabilità dei trasporti compromette la qualità del prodotto e la tempestività delle consegne. Nel complesso il sistema logistico internazionale mostra una crescente volatilità. Il passaggio, in poche settimane, da circa 2,5 dollari/kg a valori prossimi ai 4 dollari/kg sulle rotte più critiche sintetizza la portata dello shock. La competitività dell’agroalimentare italiano dipende sempre più dalla tenuta della logistica. Non solo trasporto aereo, ma anche sicurezza delle rotte marittime e accesso alle materie prime diventano fattori determinanti.