DECRETO BOLLETTE, IL NUOVO EQUILIBRIO SUL BIOGAS: PIÙ RISORSE MA INCOGNITA SULLE ORE INCENTIVABILI

Il Decreto Bollette cambia passo sul biogas agricolo, ma senza risolvere le criticità strutturali. L’emendamento approvato il 27 marzo in X Commissione alla Camera e il voto di fiducia di ieri a Montecitorio che ha dato il via libera al provvedimento che passa ora all’esame del Senato, introduce una correzione significativa rispetto alla versione iniziale, accogliendo in parte le richieste della filiera. La traiettoria resta però quella di una transizione guidata verso il biometano, con margini di incertezza ancora elevati.

 

Il primo elemento di discontinuità riguarda la dotazione finanziaria. Il nuovo testo aumenta in modo rilevante le risorse destinate ai Prezzi Minimi Garantiti (PMG) nel periodo 2026–2030, portandole complessivamente a circa 1,66 miliardi di euro, contro 1,15 miliardi della proposta originaria. Solo per il 2026 si passa da 110 a 160 milioni di euro, con incrementi analoghi negli anni successivi. Una revisione che risponde alle stime degli operatori, secondo cui il fabbisogno reale del sistema supera ampiamente le previsioni iniziali. Sul piano operativo questo rafforzamento riduce il rischio di esaurimento anticipato del plafond e offre maggiore visibilità agli impianti in uscita dagli incentivi storici. Si tratta di una platea ampia: oltre 800 impianti agricoli potrebbero entrare nel regime PMG entro il 2027, con implicazioni dirette su una filiera che coinvolge migliaia di aziende e circa 30.000 addetti.

 

Il secondo intervento riguarda la riconversione a biometano. L’obbligo vincolante per gli impianti sopra i 300 kW viene trasformato in un indirizzo strategico. La permanenza nei PMG non è più subordinata a un impegno formale di conversione entro il 2030, ma resta orientata in quella direzione. È una modifica sostanziale: tiene conto delle difficoltà tecniche e autorizzative che limitano la riconversione di una parte rilevante del parco impiantistico, come già evidenziato nella fase preliminare. Il testo amplia anche l’orizzonte temporale per alcune tipologie di impianti. In particolare, quelli sotto i 300 kW e quelli che hanno aderito alle misure sulle pratiche ecologiche potranno accedere ai PMG fino al 2037. Una distinzione che introduce maggiore gradualità nel phase-out del biogas elettrico.

 

Permane però il punto più critico del provvedimento, il meccanismo delle ore equivalenti incentivabili. Il nuovo impianto conferma che il numero di ore coperte dai PMG sarà definito e aggiornato dal GSE su base semestrale, in funzione del tetto di spesa e dell’andamento del prezzo dell’energia. In caso di sforamento, è prevista una riduzione generalizzata delle ore, con priorità sugli impianti non integrati nei processi produttivi.

 

Questo elemento introduce una variabile economica difficilmente prevedibile. Se da un lato prezzi elevati dell’energia riducono il fabbisogno di sostegno pubblico, dall’altro rendono più sostenibile il sistema. Viceversa, in scenari di mercato più deboli, aumenta il rischio di tagli alle ore e quindi ai ricavi. Il risultato è un quadro più equilibrato rispetto alla bozza iniziale, ma ancora instabile. Il decreto attenua l’impatto immediato sul settore, senza eliminare l’incertezza che pesa sulla programmazione aziendale e sugli investimenti.

 

In questo quadro si inserisce anche l’iniziativa italiana presentata al Consiglio Agrifish del 29-30 marzo, che punta a rafforzare il ruolo del digestato nel sistema agricolo europeo. Il documento propone di equiparare questo sottoprodotto del biogas ai fertilizzanti chimici nell’ambito della Direttiva Nitrati, valorizzandone i benefici agronomici ed ambientali: riduzione delle emissioni fino a 840 kg di CO2 equivalente per ettaro e contenimento dei costi produttivi, in un contesto che vede i prezzi dell’urea in forte crescita.

 

In questa prospettiva la coerenza delle politiche diventa un elemento decisivo. Mentre l’Italia sostiene a livello europeo il ruolo del digestato quale leva per la fertilità dei suoli e la riduzione della dipendenza dai concimi di sintesi, una compressione delle ore incentivabili rischia di indebolire alla base la filiera che lo produce. Il sistema del biogas agricolo genera infatti circa 40 milioni di tonnellate annue di digestato, rappresentando uno snodo operativo dell’economia circolare delineata dal PNIEC.

Allineare strumenti di sostegno e obiettivi agroambientali significa evitare discontinuità che potrebbero compromettere sia la sostenibilità economica delle aziende, sia la traiettoria di autonomia strategica europea nel settore dei fertilizzanti.