DERMATITE NODULARE CONTAGIOSA, LA FRANCIA RIAPRE LE FRONTIERE MA IL MERCATO DEI BROUTARD È FIACCO
A poco più di un anno dai primi focolai comparsi in Savoia, la dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease) sembra aver imboccato in Francia la strada del contenimento. Le frontiere sono riaperte, i nuovi focolai si sono progressivamente azzerati e gli scambi di bovini vivi con l'Italia sono ripresi. Resta però un mercato dei ristalli ancora sotto pressione, segno che la normalizzazione sanitaria non coincide automaticamente con quella commerciale.
La malattia era esplosa a fine giugno 2025 a Entrelacs, in Savoia, per poi propagarsi rapidamente ad Alta Savoia, Ain, Giura, Pirenei Orientali e, in autunno, fino al Sud-Ovest del Paese. Complessivamente sono stati confermati 117 focolai, con oltre 3.000 capi abbattuti in una settantina di allevamenti. Il 17 ottobre la ministra dell'Agricoltura Annie Genevard aveva disposto, tra le misure straordinarie di contenimento, il blocco delle esportazioni di bovini dal territorio metropolitano francese. La misura, entrata in vigore il 18 ottobre, è stata poi revocata anticipatamente con la ripresa delle esportazioni dal 1° novembre. Il provvedimento aveva avuto conseguenze immediate anche sugli operatori italiani, abituati a un flusso costante di broutard e vitelli da ristallo dalla Francia, da sempre primo fornitore del nostro Paese.
La riapertura è arrivata in più tappe. Da dicembre 2025 l'Italia aveva progressivamente riaperto il mercato ai giovani bovini destinati alle stalle da ingrasso provenienti da alcune zone vaccinali francesi, dopo che i piani di vaccinazione avevano portato la situazione sotto controllo. A febbraio 2026 un nuovo accordo sanitario tra Roma e Parigi, basato sul parere del Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche degli Animali, ha ampliato le possibilità di ingresso dei bovini vaccinati o ancora protetti dagli anticorpi materni, eliminando per le categorie previste l'obbligo del test Real Time PCR pre-partenza e mantenendo le garanzie sanitarie stabilite dal protocollo.
Dal 2 giugno 2026, con l'entrata in vigore del nuovo regolamento delegato europeo, il quadro degli scambi è stato ulteriormente armonizzato a livello comunitario. La normativa distingue tra zona vaccinale I e zona vaccinale II: per i bovini provenienti dalle zone vaccinali I sono previste condizioni armonizzate che ne consentono la movimentazione verso altri Stati membri, mentre per quelli provenienti dalle zone II restano garanzie sanitarie aggiuntive, definite sulla base della valutazione del rischio e dell'autorizzazione dell'autorità competente dello Stato membro di destinazione. Restano inoltre applicabili le prescrizioni sanitarie previste per i capi dopo l'arrivo.
Sul fronte epidemiologico, dopo il picco autunnale la Francia non ha fatto registrare nuovi focolai dal 2 gennaio 2026, complice una campagna vaccinale che ha raggiunto ampie coperture nelle zone regolamentate. Anche la Svizzera, pur non avendo mai riscontrato casi sul proprio territorio, ha mantenuto per prudenza il divieto di estivazione dei bovini in territorio francese anche per la stagione 2026, segno che il rischio, seppure ridimensionato, non è considerato del tutto azzerato in vista della ripresa stagionale dei vettori.
Diverso il discorso sul piano commerciale. La normativa europea vigente consente la movimentazione dei bovini vaccinati nel rispetto di precise condizioni sanitarie, che variano in funzione della zona vaccinale di provenienza e della destinazione. Per i capi vaccinati è previsto, tra i requisiti, che siano trascorsi almeno 28 giorni dalla vaccinazione nei casi disciplinati dal regolamento; per le movimentazioni tra Stati membri si applicano inoltre le condizioni specifiche previste per le zone vaccinali I e II. Il superamento del precedente sistema di restrizioni generalizzate ha quindi riaperto progressivamente gli scambi, pur mantenendo un quadro di garanzie sanitarie che continua a condizionare la disponibilità e la movimentazione dei ristalli.
I broutard francesi, inoltre, restano più pesanti e più cari rispetto al passato, per la maggiore permanenza in stalla imposta dai mesi di blocco, con rincari che a fine 2025 avevano già superato il 50% rispetto al 2024. Le aziende italiane più strutturate hanno intanto diversificato gli approvvigionamenti verso Irlanda ed Europa dell'Est, ma con costi logistici superiori e capi di conformazione meno adatta agli standard dell'ingrasso padano.
La questione di fondo è strutturale e la vicenda della dermatite nodulare l’ha semplicemente resa più evidente: l'Italia copre appena il 40% circa del proprio fabbisogno di carne bovina e dipende per la gran parte dei ristalli da un unico bacino di approvvigionamento. Il sostegno alla linea vacca-vitello nazionale, già previsto dai pacchetti di intervento del comparto, potrà attenuare questa dipendenza solo nel medio-lungo periodo.