DERMATITE NODULARE BOVINA, RIPARTE LA VACCINAZIONE IN SARDEGNA

A tre settimane dal focolaio individuato a Muravera il 14 aprile scorso e dalle restrizioni imposte dal Ministero della Salute sulla movimentazione dei bovini, la Sardegna riavvia la campagna vaccinale contro la dermatite nodulare contagiosa bovina (Lumpy Skin Disease) con 300mila dosi disponibili e un nuovo piano operativo affidato ai servizi veterinari delle Asl e all’Istituto Zooprofilattico, mentre le organizzazioni agricole seguono con attenzione l’evoluzione delle misure. Intanto si alza l’attenzione del comparto zootecnico, che chiede una revisione delle limitazioni alla movimentazione dei capi fuori dall’isola.

 

Il confronto si è spostato dal piano emergenziale a quello della gestione economica della crisi. Se ad aprile l’attenzione era concentrata sul contenimento del focolaio e sull’attivazione delle zone di protezione e sorveglianza dopo il caso registrato nel Sud Sardegna, oggi il tema centrale riguarda la sostenibilità delle restrizioni applicate all’intero territorio regionale.

 

Nel tavolo convocato il 5 maggio a Cagliari dall’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus con Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri, tutte le organizzazioni agricole hanno ribadito la contrarietà a un blocco generalizzato delle movimentazioni, ritenuto non coerente con l’attuale quadro epidemiologico. La Regione punta ora a completare rapidamente la nuova profilassi obbligatoria per consolidare la copertura vaccinale già raggiunta negli allevamenti sardi.

 

Secondo Coldiretti Sardegna negli ultimi mesi la copertura vaccinale avrebbe raggiunto livelli molto elevati, rafforzando la richiesta di riportare le limitazioni entro i confini previsti dai protocolli europei, circoscrivendo i vincoli sanitari alle sole aree interessate dai focolai e alle relative fasce di sorveglianza.

 

Le ripercussioni economiche stanno infatti diventando sempre più evidenti. Il blocco delle movimentazioni verso la penisola interessa soprattutto il comparto dei ristalli, asse strategico della zootecnia bovina sarda. Migliaia di vitelli destinati ai centri di ingrasso continentali restano fermi negli allevamenti, con un eccesso di offerta interna che sta comprimendo i prezzi all’origine. Le organizzazioni agricole parlano apertamente di forti criticità per numerose aziende da carne, soprattutto nelle aree interne a maggiore vocazione estensiva.

 

Confagricoltura Sardegna, con il presidente regionale dell’organizzazione Stefano Taras, insiste sulla necessità di una gestione più territoriale dell’emergenza sanitaria, posizione già emersa nelle settimane successive al focolaio di Muravera. Anche Copagri chiede che gli allevamenti situati fuori dalle aree critiche possano riprendere la movimentazione dei capi, evidenziando come, secondo l’organizzazione, l’attuale sistema penalizzi indistintamente l’intero comparto regionale.

 

Dal punto di vista sanitario è confermata la strategia di massima prevenzione. La dermatite nodulare bovina, malattia virale trasmessa principalmente da insetti vettori, continua a essere classificata dall’Unione europea tra le patologie ad alta priorità sanitaria. La Regione Sardegna ha annunciato ulteriori misure di controllo entomologico, comprese attività di contrasto agli insetti vettori anche nelle aree private, con il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali e dei servizi veterinari.

 

Il Ministero della Salute mantiene intanto un approccio prudenziale, ribadendo che l’evoluzione delle restrizioni dipenderà dagli esiti del monitoraggio epidemiologico e dall’assenza di nuovi focolai. La fase che si apre ora appare decisiva: la campagna vaccinale dovrà dimostrare rapidamente la propria efficacia per consentire un progressivo allentamento dei vincoli sanitari e ristabilire la normale operatività commerciale della filiera bovina sarda.

 

Foto: ASL Oristano