DRONI IN AGRICOLTURA, FINO A 50 ETTARI SEMINATI AL GIORNO
Dalla semina del riso nel Novarese al trasporto dei limoni sulla Costiera amalfitana, fino agli interventi biologici sul lago di Viverone. Nell'adunanza dell’Accademia di Agricoltura di Torino del 14 ottobre, Luigi La Vecchia ha illustrato le esperienze operative, i livelli di produttività e le prospettive economiche dei droni agricoli, mentre Enrico Borgogno Mondino ha approfondito l'integrazione tra rilevamento e interventi di precisione.
Un drone agricolo può seminare fino a 50 ettari in una giornata di lavoro nelle colture estensive, mentre nei vigneti collinari può raggiungere una capacità operativa indicativa di 3-4 ettari all'ora. Il costo del servizio, secondo le valutazioni presentate da Luigi La Vecchia, laureato in Scienze agrarie, che opera nel settore delle tecnologie applicate all’agricoltura attraverso Dronitek, azienda specializzata nell’impiego di droni per attività agricole e servizi operativi, si colloca tra 60 e 120 euro per ettaro, in funzione della coltura, delle caratteristiche del terreno e dell'operazione effettuata.
Sono alcuni dei dati emersi il 14 ottobre all'Accademia di Agricoltura di Torino presieduta dal professor Marco Devecchi, durante l'adunanza pubblica dedicata al tema “Droni in agricoltura: una nuova tecnologia”, organizzata per approfondire le applicazioni pratiche, la produttività e la convenienza economica dei sistemi aerei senza pilota.
Dal monitoraggio delle colture agli interventi in campo
Borgogno Mondino ha ricostruito l'evoluzione dell'impiego dei droni in agricoltura, distinguendo due ambiti applicativi complementari: il rilevamento delle condizioni colturali e l'esecuzione delle operazioni agricole.
La prima fase di diffusione è stata caratterizzata dall'utilizzo di sensori multispettrali e camere RGB per acquisire immagini delle colture, individuare anomalie vegetative e produrre mappe utili alla gestione differenziata degli appezzamenti. Queste informazioni permettono di riconoscere la variabilità spaziale dei campi e costituiscono una base per gli interventi a dose variabile, con distribuzioni calibrate in funzione delle condizioni rilevate.
La seconda fase, più recente, riguarda l'impiego dei droni come vere e proprie macchine operatrici, capaci di distribuire sementi, fertilizzanti e organismi utili alla difesa biologica. Secondo Borgogno Mondino l'interesse agronomico deriva soprattutto dall'integrazione tra le due funzioni: il sistema di rilevamento individua dove intervenire, mentre quello operativo permette di eseguire la distribuzione nelle aree selezionate.
Il docente ha inoltre collocato i droni all'interno di un sistema di osservazione più ampio, che comprende rilievi terrestri, aerei e satellitari. I satelliti consentono osservazioni ripetute su grandi superfici, mentre i droni permettono approfondimenti a maggiore risoluzione nelle aree in cui emergono anomalie. L'integrazione tra queste tecnologie potrebbe favorire sistemi di monitoraggio capaci di collegare direttamente le informazioni rilevate alle successive operazioni agronomiche.
La produttività dei droni nelle colture estensive e nei vigneti
La relazione principale, affidata a Luigi La Vecchia, ha affrontato le modalità operative e i risultati economici delle applicazioni agricole.
Il relatore ha spiegato che il drone costituisce un sistema integrato composto dalla piattaforma di volo, dai sensori, dai dispositivi di distribuzione, dal software di gestione e dal pilota abilitato. Particolare importanza assume la componente informatica, che permette di costruire le mappe degli appezzamenti, definire i percorsi, impostare le dosi di distribuzione e registrare le operazioni effettuate.
La Vecchia ha presentato alcuni valori indicativi di produttività, distinguendo le colture estensive da quelle intensive. Nelle colture estensive, per determinate operazioni, la capacità operativa può raggiungere 5-7 ettari all'ora, consentendo di arrivare a circa 50 ettari in una giornata di lavoro. Nei vigneti collinari, invece, il relatore ha indicato una produttività di 3-4 ettari all'ora, a fronte di valori che, nelle condizioni considerate, possono fermarsi intorno a 2 ettari all'ora con i sistemi tradizionali.
Si tratta di intervalli orientativi, che variano in funzione della coltura, della conformazione degli appezzamenti, delle quantità distribuite e delle condizioni operative. Uno dei vantaggi più rilevanti riguarda la possibilità di intervenire su terreni bagnati o difficilmente percorribili dalle macchine agricole. La Vecchia ha sottolineato l'importanza della tempestività, soprattutto quando le precipitazioni impediscono l'accesso dei trattori e ritardano operazioni agronomiche che richiedono finestre temporali ristrette. L'assenza di transito sul terreno elimina inoltre il compattamento direttamente provocato dal passaggio delle macchine e limita i danni meccanici alle colture.
Quanto costa lavorare con un drone agricolo
La valutazione economica è stata uno dei temi centrali della relazione. Secondo La Vecchia il costo indicativo di un intervento effettuato con drone può oscillare tra 60 e 120 euro per ettaro. Il valore comprende manodopera, energia, spostamenti e costi indiretti, ma cambia sensibilmente in funzione delle dimensioni aziendali, della superficie da trattare e della tipologia di operazione. Il confronto con la meccanizzazione tradizionale riguarda soprattutto la diversa composizione dei costi.
L'impiego del trattore richiede un investimento nella macchina motrice e nelle attrezzature, oltre alle spese per carburante, manutenzione e personale. Il drone utilizza invece una piattaforma elettrica, batterie intercambiabili e sistemi di distribuzione dedicati.
L'energia necessaria viene generalmente assicurata mediante batterie ricaricabili, con un'organizzazione del lavoro che prevede la sostituzione rapida degli accumulatori durante le operazioni.
La Vecchia ha indicato in circa 30 mila euro il costo di un drone della categoria utilizzata nelle esperienze di trasporto illustrate durante l'incontro, con una capacità di carico prossima a 80 chilogrammi. Il prezzo varia in funzione delle dotazioni e degli accessori. La convenienza complessiva deve essere valutata considerando anche l'utilizzazione annua della macchina, i costi di formazione, le autorizzazioni e l'organizzazione del servizio.
Riso seminato con il drone nel Novarese
Tra le esperienze presentate, particolare interesse ha suscitato la semina del riso effettuata a Granozzo con Monticello, in provincia di Novara. L'attività è stata introdotta da Edoardo Bodo di Albaretto che ha spiegato come proprio questa esperienza, realizzata in una cascina del Novarese da lui amministrata, abbia contribuito alla decisione di organizzare l'incontro in Accademia.
La semina è stata effettuata su una risaia allagata, utilizzando un drone dotato di un sistema di distribuzione a spaglio. Durante la dimostrazione La Vecchia ha illustrato il funzionamento della macchina, capace di seguire percorsi programmati e di interrompere automaticamente il lavoro quando termina la semente disponibile nel serbatoio. Dopo il rifornimento, il drone riprende la distribuzione dal punto esatto in cui era stata sospesa.
Secondo Bodo di Albaretto l'esperienza ha fornito risultati operativi molto positivi, confermando l'interesse della tecnologia per la risicoltura. La possibilità di seminare senza entrare fisicamente nell'appezzamento costituisce un elemento particolarmente interessante nella gestione delle risaie allagate.
Ad Amalfi il drone trasporta i limoni dai terrazzamenti
Un'altra applicazione illustrata da La Vecchia riguarda la logistica agricola nei limoneti della Costiera amalfitana. In questo caso il drone è stato utilizzato per movimentare cassette di limoni tra terrazzamenti situati a quote differenti e punti accessibili ai mezzi di trasporto.
La macchina impiegata, con dimensioni di circa 3,5 metri, può trasportare carichi prossimi a 80 chilogrammi, corrispondenti, nell'esempio presentato, a quattro cassette da 20 chilogrammi ciascuna. Il sistema consente di superare dislivelli e ostacoli che rendono particolarmente oneroso il trasporto manuale dei prodotti. La Vecchia ha ricordato che le difficoltà logistiche contribuiscono, in alcune situazioni, all'abbandono dei limoneti terrazzati. L'utilizzo dei droni potrebbe quindi agevolare sia il trasferimento dei prodotti raccolti sia il trasporto verso monte di materiali necessari alla coltivazione.
L'esperienza apre prospettive interessanti per altre aree agricole caratterizzate da forti pendenze, accessibilità limitata e costi elevati della movimentazione.
Sul lago di Viverone la distribuzione di prodotti biologici
Una terza esperienza ha riguardato il controllo delle larve di zanzara nelle aree umide del lago di Viverone, in Piemonte.
La Vecchia ha descritto un intervento effettuato in collaborazione con tecnici dell'IPLA, attraverso la distribuzione di un preparato a base di Bacillus thuringiensis nelle aree interessate dalla presenza delle larve. L'operazione è stata realizzata con un drone che volava a circa 14 metri di altezza, al di sopra della vegetazione.
L'aspetto tecnico più significativo riguardava la capacità di distribuire il prodotto in modo uniforme anche in presenza della copertura vegetale. Secondo quanto riferito dal relatore le verifiche condotte dai tecnici dell'IPLA hanno riguardato proprio l'uniformità della distribuzione, con risultati giudicati positivamente. L'esperienza mostra le possibilità applicative dei droni anche in interventi di gestione ambientale, dove l'accessibilità dei luoghi e la precisione della distribuzione assumono particolare importanza.
Aziende agricole, acquisto diretto o contoterzismo?
Nella parte conclusiva della relazione, La Vecchia ha affrontato il problema dell'organizzazione aziendale. Per le aziende agricole di piccole e medie dimensioni, il ricorso a operatori specializzati e contoterzisti appare, secondo il relatore, la soluzione più immediata per accedere alla tecnologia senza sostenere direttamente gli investimenti nella macchina, nella formazione dei piloti e nelle procedure autorizzative.
Le aziende di maggiori dimensioni, soprattutto quando dispongono di superfici estese e carichi di lavoro continuativi, possono invece valutare l'internalizzazione del servizio. La scelta richiede un confronto tra i costi della meccanizzazione tradizionale e quelli del sistema basato sui droni, considerando la produttività effettiva, il numero degli interventi e la disponibilità di personale qualificato. La Vecchia ha inoltre richiamato le conseguenze sull'organizzazione del lavoro agricolo. La diffusione dei droni potrebbe modificare la domanda di manodopera, favorendo la nascita di figure professionali specializzate nella conduzione delle piattaforme, nella gestione dei dati e nella programmazione degli interventi.
Le prospettive per l'agricoltura di precisione
Il confronto all'Accademia di Torino ha evidenziato anche alcune questioni ancora aperte. Sul piano tecnico, la trasformazione delle immagini rilevate dai sensori in indicazioni agronomiche affidabili richiede modelli capaci di interpretare correttamente la variabilità delle colture. Durante il dibattito è emersa, in particolare, la maggiore complessità di alcune applicazioni sulle colture arboree, dove la risposta spettrale delle piante può risultare difficile da collegare a specifiche condizioni fisiologiche o qualitative.
Sul piano operativo restano determinanti le condizioni meteorologiche, la sicurezza del volo, la formazione degli operatori e il rispetto delle disposizioni aeronautiche. Un ulteriore elemento riguarda la disciplina dei trattamenti fitosanitari. La Vecchia ha ricordato che la legge 182/2025 ha previsto una sperimentazione triennale dell'irrorazione mediante droni, la cui concreta attuazione è subordinata alle disposizioni ministeriali. Le esperienze presentate a Torino mostrano intanto che la tecnologia è già utilizzabile per diverse attività agricole e logistiche.
Per le imprese la valutazione decisiva riguarda il rapporto tra investimento, produttività, costi operativi e benefici agronomici. La diffusione dei droni dipenderà dalla capacità di integrarli nei processi aziendali, individuando le operazioni nelle quali offrono vantaggi misurabili rispetto ai sistemi tradizionali.