ERBA MEDICA DISIDRATATA, LA FILIERA ITALIANA MISURA L'IMPRONTA AMBIENTALE

La produzione di una tonnellata di erba medica disidratata in Italia genera mediamente 243 kg di CO2 equivalente. Quasi la metà dell'impatto climatico deriva dalla fase industriale di disidratazione, mentre la distribuzione pesa per un ulteriore 28% circa. Sono i risultati del nuovo Life Cycle Assessment della filiera italiana, che individua nell'efficienza energetica degli stabilimenti e nella logistica i principali margini di miglioramento. Lo studio, realizzato con la collaborazione di AIFE/Filiera Italiana Foraggi e pubblicato sulla rivista scientifica Cleaner Environmental Systems, analizza per la prima volta in modo sistematico l'impronta della produzione italiana di erba medica disidratata secondo gli standard ISO 14040 e ISO 14044.

 

La ricerca utilizza dati primari provenienti da cinque stabilimenti nell'arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, per complessivi 25 anni-impianto. Il campione rappresenta circa il 20% della produzione nazionale e comprende coltivazione, trasporto dal campo allo stabilimento, disidratazione, imballaggio e distribuzione. L'unità funzionale è una tonnellata di foraggio disidratato in balle, con l'87% di sostanza secca.

 

Disidratazione e trasporti concentrano l'impatto

 

Il risultato medio ponderato è di 243 kg CO2eq per tonnellata. Di questi, 49,7 kg derivano dalla coltivazione, 11,3 dal trasporto dal campo allo stabilimento, 110 dalla disidratazione, 5,1 dall'imballaggio e 66,9 dalla distribuzione al mercato. La disidratazione genera quindi circa il 45% dell'impatto climatico, mentre la distribuzione pesa per il 28% e la coltivazione per circa il 20%. Insieme, trasformazione e distribuzione concentrano quasi tre quarti delle emissioni calcolate. Il dato medio nasconde inoltre differenze significative tra gli stabilimenti: l'impronta rilevata varia indicativamente da 202 a 361 kg CO2eq/t, soprattutto per effetto dell'efficienza energetica e dell'umidità della materia prima. Il processo di disidratazione richiede mediamente circa 360 kWh per tonnellata.

 

L'indicatore di utilizzo complessivo delle risorse fossili lungo il ciclo analizzato raggiunge invece 3.500 MJ/t, equivalenti a circa 972 kWh/t di energia primaria. Il gas naturale impiegato per produrre il calore necessario all'essiccazione costituisce uno dei principali fattori di impatto.

 

L'efficienza degli impianti diventa una leva economica

 

Le differenze tra stabilimenti indicano un margine di intervento industriale concreto. Secondo lo studio, l'85% della variabilità osservata nei consumi di gas naturale dipende dalle differenze tra le aziende; per l'elettricità questa componente sale al 98%. Tecnologie, gestione e monitoraggio energetico incidono quindi direttamente sulla prestazione ambientale. Negli stabilimenti analizzati i consumi elettrici annuali variano indicativamente tra 1.000 e 6.000 MWh. Alcune aziende hanno già installato impianti fotovoltaici che consentono di ridurre del 10-20% il prelievo di elettricità dalla rete. Per le imprese, efficienza dei generatori termici, recupero del calore, misurazione puntuale dei consumi e integrazione delle fonti rinnovabili diventano così strumenti ambientali ma anche economici, perché riducono l'esposizione alla volatilità dei prezzi energetici. Anche la logistica entra nell'equazione: oltre al peso sulle emissioni climalteranti, la distribuzione determina circa il 70% dell'impatto associato alla formazione di particolato calcolato dallo studio.

 

La medica mantiene parallelamente le proprie funzioni agronomiche, dalla copertura pluriennale del terreno alla fissazione biologica dell'azoto. Gli autori precisano tuttavia che questi benefici devono essere contabilizzati separatamente dall'LCA e che l'azotofissazione, nelle condizioni considerate, produce risparmi di fertilizzante nelle colture successive insufficienti a modificare sostanzialmente l'impronta calcolata.

 

Per la filiera AIFE, che associa 30 stabilimenti e oltre il 95% della produzione italiana di foraggi disidratati, il nuovo LCA offre quindi soprattutto una base quantitativa per gli investimenti. Misurare i consumi per tonnellata, confrontare le prestazioni degli impianti e ridurre l'intensità energetica della disidratazione può trasformare la sostenibilità da elemento comunicativo a parametro industriale e commerciale del foraggio italiano.