ETTORE PRANDINI ELETTO ALLA PRESIDENZA DELL’AIA

Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, è stato eletto alla guida dell'Associazione Italiana Allevatori (AIA), il principale ente tecnico del comparto zootecnico nazionale. La nomina, avvenuta ieri a Roma, segna un cambio di passo per un'organizzazione che svolge un ruolo di infrastruttura tecnica nazionale al servizio di un sistema allevatoriale articolato, plurale e in profonda evoluzione normativa.

 

Il patrimonio zootecnico in gioco

Il patrimonio zootecnico italiano conta circa 2,3 milioni di bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini, 6 milioni di ovicaprini e circa 650 milioni di capi avicoli allevati ogni anno. Un sistema che alimenta filiere agroalimentari strategiche, dai prosciutti DOP al Parmigiano Reggiano, dalla Mozzarella di Bufala alla carne Piemontese IGP, ma che sconta pressioni strutturali crescenti: volatilità dei mercati, costi energetici e dei mangimi, ricambio generazionale, adeguamento agli obblighi normativi europei in materia di benessere animale, biosicurezza e sostenibilità ambientale.

 

Che cosa fa l'AIA e qual è il suo ruolo nel sistema

Il quadro normativo vigente, ridisegnato dal D.Lgs. 52/2018 in recepimento del Reg. UE 2016/1012, assegna all'AIA un ruolo tecnico preciso e distinto da quello degli enti selezionatori di razza. La nuova disciplina introduce infatti una separazione netta dei ruoli tra le Associazioni Nazionali Allevatori (ANA), che operano come Enti Selezionatori, e l'Associazione Italiana Allevatori (AIA). Le ANA, oltre venti soggetti riconosciuti dal MASAF, ciascuno per una specifica specie o razza, detengono i Libri Genealogici, elaborano gli indici genetici e genomici e approvano i programmi di miglioramento o conservazione genetica. L'AIA, invece, non è un ente selezionatore: è il soggetto terzo riconosciuto per la raccolta dei dati produttivi e riproduttivi in allevamento, i cosiddetti controlli funzionali. Al momento questo soggetto è rappresentato esclusivamente dall'AIA, della quale le Associazioni Regionali Allevatori (ARA) sono l'emanazione territoriale. Questa attività viene svolta su delega delle ANA, che per accedere ai contributi pubblici devono obbligatoriamente affidarla a un terzo indipendente, principio introdotto per garantire terzietà e confrontabilità dei dati rispetto ai soggetti che li utilizzano per la selezione genetica. La rete AIA/ARA dispone di 15 sedi regionali, 16 laboratori di analisi e oltre 600 tecnici e specialisti distribuiti sul territorio. I dati raccolti confluiscono nella Banca Dati Unica Zootecnica (BDUZ), strumento cardine per l'elaborazione degli indici genetici, inclusa la selezione genomica, e per il management decisionale a livello aziendale.

 

Il pluralismo degli enti selezionatori

Il panorama degli ANA copre l'intero spettro delle specie zootecniche. Per i bovini da latte operano ANAFIBJ (Frisona, Bruna e Jersey), ANARB (Bruna e razze autoctone minori), ANAPRI (Pezzata Rossa Italiana) e ANABORAVA (Valdostana). Per i bovini da carne operano ANABIC (le cinque razze bianche italiane: Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana, Podolica), ANACLI (Charolaise e Limousine), ANABORAPI (Piemontese) e ANABORARE (Reggiana). Per la specie bufalina opera ANASB, per i suini ANAS è l'unico ente selezionatore, con programmi di miglioramento per Large White, Landrace e Duroc italiane e programmi di conservazione per le razze autoctone (Cinta Senese, Mora Romagnola, Casertana, Nero Siciliano, Apulo Calabrese, Sarda). Per gli ovicaprini opera ASSONAPA. Nel comparto equino e asinino la rappresentanza è più frammentata, con enti dedicati a singole razze: ANAREAI, ANACAITPR, ANICA, ANACT, Cavalli d'Italia, ANACHRAI, AFHI e AsIRARA. Un caso a sé è rappresentato dalla Frisona Italiana, dove il D.Lgs. 52/2018 ha consentito la nascita di un secondo libro genealogico. Con DM del 23 settembre 2021 Fris.Ital.I. è stata riconosciuta Ente selezionatore per la Frisona Italiana, in concorrenza diretta con ANAFIBJ. Promossa da Confagricoltura e orientata alla genomica e alla proprietà esclusiva dei dati da parte degli allevatori, Fris.Ital.I. rappresenta il primo caso concreto di pluralismo selettivo sulla stessa razza, esattamente il principio pro-concorrenziale che la riforma europea intendeva introdurre, su raccomandazione della stessa Autorità Antitrust italiana. 


Sul piano del coordinamento orizzontale tra le ANA, l'applicazione del D.Lgs. 52/2018 ha favorito la nascita di FedANA, la Federazione Nazionale delle Associazioni di Razza e Specie, alla quale le ANA possono aderire su base volontaria. FedANA non ha funzioni operative sui controlli funzionali, ma opera come organismo di indirizzo strategico e di valorizzazione del patrimonio comune di dati, laboratori e infrastrutture genetiche. Il sistema allevatori italiano vanta oggi oltre 100 razze allevate, conservate e selezionate, con più di 50 milioni di informazioni genealogiche archiviate e in quotidiano aggiornamento.

 

Il programma di Prandini

In questo quadro istituzionale complesso il nuovo presidente ha delineato un programma che punta a rafforzare il ruolo dell'AIA quale infrastruttura tecnica di sistema. Tra gli impegni immediati figurano l'avvio di un Piano nazionale per i dati zootecnici, con indicatori comuni su produzione, sanità, benessere animale, ambiente, qualità e redditività, adattati alle diverse specie e filiere; investimenti in infrastrutture digitali e laboratori; supporto ai giovani allevatori attraverso formazione e accesso al credito; valorizzazione delle razze autoctone. La rete AIA/ARA dovrà essere rafforzata nella governance e nella standardizzazione dei processi, con l'obiettivo dichiarato di rendere i dati non solo raccolti, ma affidabili, confrontabili e utilizzabili da allevatori, associazioni regionali e nazionali, ricerca e stakeholder di filiera. 


La sfida sottostante è di natura istituzionale, oltre che tecnica: governare un sistema in cui l'AIA è soggetto terzo indispensabile per la raccolta dati, ma non detiene i libri genealogici né elabora gli indici genetici, in un contesto in cui il numero di enti selezionatori è cresciuto e la concorrenza tra di essi, almeno sulla Frisona,  è ora una realtà normativa. Costruire un punto di convergenza tra questi soggetti, garantendo qualità e uniformità del dato zootecnico nazionale, è la vera sfida del mandato Prandini.