FLOROVIVAISMO, IN ARRIVO LA LEGGE QUADRO PER UN COMPARTO DA 3,3 MILIARDI

Il 30 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo attuativo della legge delega 4 luglio 2024, n. 102, ponendo fine a decenni di interventi normativi frammentati e mai organici. Un passaggio importante per un comparto che, secondo i dati Ismea, vale oltre 3,3 miliardi di euro di produzione, impiega decine di migliaia di addetti e conta circa 17.500 imprese attive su tutto il territorio nazionale.

 

Un comparto strategico del Made in Italy

 

Il florovivaismo è uno dei pilastri del Made in Italy agroalimentare. Nel 2024 la produzione ha raggiunto i 3,25 miliardi di euro, con una crescita del 3,5% rispetto all'anno precedente e del 30,7% rispetto al 2015. Il 2025 ha segnato un nuovo record, superando la soglia dei 3,3 miliardi. Il comparto rappresenta circa il 5% della produzione agricola totale nazionale, con punte dell'8% nelle coltivazioni specializzate. L’Italia è il terzo esportatore mondiale per valore. Nel 2024 l'export ha superato quota 1,2  miliardi di euro. Secondo Ismea circa il 70% della produzione è destinato ai mercati esteri, con Francia (21,6%), Paesi Bassi (17,3%) e Germania (15%) quali principali destinatari. Nella graduatoria europea, sempre secondo i dati Ismea, l’Italia è terzo produttore UE con una quota del 13,3%, alle spalle di Paesi Bassi (36,1%) e Spagna (15,9%).


La distribuzione regionale rispecchia vocazioni territoriali ben definite: la Toscana guida con circa il 32% della produzione nazionale (oltre un miliardo di euro), trainata dalla forza del vivaismo ornamentale di Pistoia. Seguono Liguria (14,2%), dove il florovivaismo rappresenta il 57,4% dell'intera produzione agricola regionale, Sicilia (9,6%), Lombardia (8,8%) e Lazio (6,1%). Le prime cinque regioni concentrano il 70% del fatturato nazionale.

 

Che cosa cambia con la riforma

 

Il decreto legislativo introduce un quadro normativo stabile per l'intero comparto. Vengono definiti con chiarezza i confini delle attività florovivaistiche (produzione, commercializzazione e manutenzione del verde) che fino a oggi erano prive di una perimetrazione univoca. Viene inoltre confermato e rafforzato il pieno riconoscimento giuridico del florovivaismo quale attività agricola ai sensi dell'articolo 2135 del Codice Civile, superando le ambiguità interpretative che avevano caratterizzato il passato.


Tra le novità operative il provvedimento prevede l’istituzione di un Piano nazionale del florovivaismo e di un Tavolo tecnico permanente al Ministero dell'Agricoltura (MASAF), strumenti che, se confermati nel testo definitivo del decreto, consentiranno una programmazione strutturata e un confronto continuativo tra istituzioni e operatori. Il provvedimento prevede anche la promozione di pratiche sostenibili e di tecnologie digitali, dalla gestione informatizzata delle serre al controllo fitosanitario avanzato fino alla tracciabilità dei prodotti, oltre alla rilevazione statistica sistematica dei dati di settore e a un piano di riconversione serricola.

Il ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato la portata dell'intervento, affermando che “con questa riforma mettiamo fine a un'attesa durata decenni e diamo finalmente al florovivaismo le regole e la centralità che merita”. Riconoscimento anche per il sottosegretario Patrizio La Pietra, delegato al settore, che ha seguito il dossier nelle fasi preparatorie.

 

Le posizioni delle organizzazioni agricole

 

Il mondo associativo ha accolto con favore il provvedimento, pur senza nascondere le preoccupazioni per la fase attuativa.

Assofloro e Coldiretti hanno parlato congiuntamente di “passo storico per una filiera strategica”, esprimendo soddisfazione per il lavoro svolto e auspicando che il percorso parlamentare non intacchi l'impianto sistemico della riforma. Coldiretti, in particolare, definisce il provvedimento una “svolta necessaria”, ma avverte che la riforma rischia di restare lettera morta senza misure di sostegno concrete per le imprese. Confagricoltura Liguria, per voce del suo presidente Luca De Michelis, ha evidenziato quanto la riforma sia attesa da un comparto che nella sola Liguria vale oltre 500 milioni di euro di fatturato, rappresentando la spina dorsale dell'agricoltura regionale. Le principali richieste delle organizzazioni di categoria riguardano il sostegno economico per fronteggiare i costi energetici e delle materie prime, incentivi per innovazione tecnologica e sostenibilità, programmi strutturati di formazione professionale e regole più chiare per l'accesso ai fondi europei.

 

I costi frenano la crescita

 

Proprio mentre arriva il riconoscimento normativo il comparto deve fare i conti con un’impennata dei costi di produzione. I fertilizzanti registrano aumenti pesanti e i costi energetici per riscaldamento delle serre e logistica refrigerata continuano a erodere i margini, con incrementi che per le produzioni floricole in serra riscaldata possono risultare molto significativi a seconda della localizzazione e del mix produttivo.

 

I prossimi passi

 

Il decreto passa ora all'esame parlamentare. Le Commissioni agricoltura di Camera e Senato potranno proporre modifiche prima dell'approvazione definitiva. Le associazioni di categoria puntano a mantenere intatto l'impianto generale della riforma, rafforzando le misure di accompagnamento economico.