FONTANAFREDDA: NUOVE ETICHETTE DAL PROGETTO SUI VIGNETI STORICI
Ogni anno una nuova pagina alla tenuta Fontanafredda, con il suo ‘Villaggio Narrante’ che dal cuore a Serralunga d’Alba si estende su 120 ettari, in gran parte certificati bio. Vigneti che hanno una lunga e ricchissima storia, con il primo capitolo importante nel 1858 quando Vittorio Emanuele II acquistò la proprietà, poi intestata ai figli Maria Vittoria ed Emanuele Alberto, conte di Mirafiore; ceduta nel 1931 alla banca Monte dei Paschi di Siena, quando la filossera aveva devastato le vigne, nel 2008 è stata rilevata dagli imprenditori Oscar Farinetti e Luca Baffigo. Quest’anno sono tornati in bottiglia vini che mancavano da 40 anni e debuttano tre nuove etichette, nell’ambito del progetto per la biodiversità ‘Back to the single vineryards’, ideato per “riportare al centro l’identità delle singole vigne e la loro capacità di raccontare, con precisione e autenticità, sfumature diverse dello stesso territorio”.
Dalla vendemmia 2022, un’annata difficile, segnata in tutto il Piemonte da una grave siccità, sono nate Vigna Bianca, Vigna San Pietro e Gallaretto, le nuove etichette. Una tappa che fa parte del lavoro avviato nel 2013, quando Fontanafredda ha scelto di tornare a vinificare i propri cru, “per comprenderne profili ed evoluzioni. Anni di micro-vinificazioni e ascolto – spiega Andrea Farinetti, uno dei tre figli di Oscar, che guida l’azienda vitivinicola - hanno condotto, nel 2019, alla rinascita di due vigne storiche, la Villa e la Delizia, che si sono aggiunte alla sempre prodotta Vigna La Rosa”.
I vini del 2022, in bottiglia dopo 30 mesi in botti di rovere e 6-8 mesi in cemento, sono anche il simbolo di quella TENACIA, che è il nome scelto per il Barolo 2022 del Comune di Serralunga, nel quinto anno del progetto ‘Renaissance’, il ‘Rinascimento Verde’: dopo Speranza, Fiducia, Coraggio e Ottimismo, la Tenacia, concepita come “forza generatrice di positività, energia e cambiamento”. Il Barolo della Tenacia è stato raccontato in una monografia scritta dallo scrittore e critico Emanuele Trevi e illustrata dalla fumettista Elisa Macellari. Ma ci sono altre opere d’arte che nel 2026 vanno a impreziosire i filari di Serralunga d’Alba: sono le 7 sculture create da Giuseppe Carta, ciascuna collocata in un luogo identitario di Fontanafredda, e dedicate ai “frutti simbolo di una Langa perduta, quella della Malora: il Lampone, la Nocciola, la Pesca, la Fragola, il Tartufo, la Prugna”. Ma c’è anche il Peperoncino, “per ricordare come la biodiversità non sia casuale, ma frutto della relazione tra uomo e paesaggio”.