FOTOVOLTAICO A TERRA IL PIEMONTE FISSA UN TETTO ALLO 0,8%. UNA PANORAMICA SULLA SITUAZIONE ITALIANA
Il Piemonte introduce un limite quantitativo all’espansione del fotovoltaico a terra sui suoli agricoli. La Giunta regionale presieduta da Alberto Cirio ha approvato un disegno di legge che fissa una soglia massima pari allo 0,8% della superficie agricola regionale e al 2% per ciascun comune. Il provvedimento passa ora all’esame del Consiglio regionale.
Con circa 900.000 ettari di superficie agricola utilizzata il tetto regionale equivale a circa 7.200 ettari complessivi destinabili agli impianti. Si tratta di una soglia strutturale che introduce un vincolo quantitativo esplicito in un contesto nazionale privo di limiti percentuali all’uso del suolo agricolo per le fonti rinnovabili. Il riferimento è il decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, che ha riordinato i regimi autorizzativi delle FER e demandato alle Regioni l’individuazione delle aree idonee e non idonee senza fissare tetti numerici.
Un intervento legislativo dopo lo stop del Consiglio di Stato
Il nuovo intervento piemontese si colloca anche all’interno di un quadro giuridico regionale reso incerto dalla sentenza del Consiglio di Stato del luglio 2025, che ha annullato le precedenti delibere di Giunta in materia di limitazione del fotovoltaico nelle aree agricole di pregio. La decisione ha evidenziato la necessità di un atto legislativo primario, più solido sotto il profilo giuridico. Il disegno di legge approvato il 10 aprile risponde a questa esigenza, rafforzando la tenuta normativa del sistema.
Il quadro nazionale: regole generali, nessun tetto quantitativo
A livello nazionale il d.lgs. 190/2024 definisce criteri per l’individuazione di aree idonee, non idonee e incompatibili, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tuttavia, il legislatore non ha introdotto soglie percentuali sull’utilizzo della superficie agricola, lasciando alle Regioni la responsabilità di bilanciare sviluppo energetico e tutela del territorio. Questa impostazione ha prodotto un sistema fortemente decentrato, in cui le scelte territoriali assumono un ruolo determinante nella localizzazione degli impianti.
Nord Italia: limiti impliciti e tutela dei suoli produttivi
Nel Nord Italia prevalgono approcci restrittivi basati su criteri qualitativi più che quantitativi. La Lombardia esclude dalle aree idonee i suoli agricoli irrigui, quelli ad alta capacità produttiva e le superfici inserite nei sistemi agricoli strategici regionali, riducendo in modo significativo la disponibilità effettiva. Il Veneto segue una linea analoga: le linee guida regionali limitano fortemente il fotovoltaico a terra nelle aree agricole integre. Valutazioni tecniche regionali indicano che la quota di superficie agricola effettivamente interessabile si colloca su valori molto contenuti, inferiori all’1%, pur in assenza di un limite percentuale formalizzato.
Centro Italia: vincoli paesaggistici e pressione autorizzativa
Nel Centro Italia emergono modelli più articolati. La Toscana ha introdotto limitazioni stringenti nelle aree vitivinicole a denominazione e nei contesti di elevato valore paesaggistico, rendendo di fatto marginale la superficie disponibile in alcune aree. Nel Lazio la forte concentrazione di progetti negli ultimi anni ha portato a un rafforzamento delle valutazioni ambientali e paesaggistiche e all’avvio di un confronto istituzionale su possibili strumenti di contingentamento territoriale, in risposta alla pressione degli investimenti.
Mezzogiorno: crescita rapida e primi correttivi
Nel Mezzogiorno, la maggiore disponibilità di suolo e l’elevata producibilità degli impianti hanno favorito una crescita più intensa del fotovoltaico a terra. In Puglia, tra le principali regioni per capacità installata, la pressione autorizzativa ha portato all’introduzione di vincoli localizzativi più stringenti. In Sicilia e Sardegna l’espansione degli impianti su suolo agricolo ha alimentato un acceso dibattito, con l’introduzione progressiva di correttivi per limitare la concentrazione e salvaguardare le produzioni agricole.
Una questione strategica per l’agroalimentare
L’Italia dispone di circa 12,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (ISTAT) e la crescente domanda di suolo per il fotovoltaico introduce una competizione diretta con le produzioni, soprattutto nelle aree ad alta specializzazione.
In Piemonte, il tema interessa filiere di elevato valore economico e territoriale, dalle risaie del Vercellese, Novarese e della Baraggia ai vigneti delle Langhe, fino alla nocciola IGP. Dinamiche analoghe si osservano in molte aree del Paese, dove la sottrazione di suolo agricolo può incidere sulla stabilità delle produzioni e delle filiere.
Il Piemonte come possibile modello
La soglia dello 0,8% introdotta dal Piemonte assume un valore che va oltre il contesto regionale. Rappresenta un parametro di riferimento nel dibattito nazionale, offrendo un modello di quantificazione preventiva della quota di suolo agricolo destinabile alle rinnovabili. Nei prossimi mesi sarà decisivo verificare se altre Regioni seguiranno questa impostazione, trasformando limiti oggi impliciti in soglie esplicite, oppure se prevarrà un approccio più flessibile basato su criteri localizzativi. La gestione del suolo agricolo si conferma il nodo centrale della transizione energetica, terreno di equilibrio tra sviluppo delle fonti rinnovabili e tutela del sistema produttivo agroalimentare.