GRANAROLO, LASCIA IL DIRETTORE GENERALE MARCHI, FABBRINO ASSUME LE DELEGHE
Cambiamento ai vertici di Granarolo, uno dei principali gruppi lattiero-caseari italiani, protagonista di una filiera produttiva che parte dagli allevamenti e arriva alla trasformazione e alla commercializzazione sui mercati nazionali e internazionali. Filippo Marchi lascia la direzione generale dopo oltre ventidue anni nel gruppo, quasi nove dei quali alla guida operativa della società. Le dimissioni, presentate al consiglio di amministrazione il 15 ottobre 2026, avranno effetto dal 31 ottobre, quando si concluderà anche il rapporto di lavoro con l'azienda bolognese.
Dal 1° novembre le responsabilità di coordinamento strategico saranno assunte dal presidente Stanislao Giuseppe Fabbrino, nominato nell'aprile scorso dopo l'uscita di Gianpiero Calzolari. Al momento non è stata annunciata la nomina di un nuovo direttore generale. Il cambiamento arriva in una fase particolarmente significativa per Granarolo, che pochi giorni prima, il 12 ottobre, aveva annunciato un finanziamento da 450 milioni di euro per sostenere il proprio piano strategico, con particolare attenzione all'internazionalizzazione, all'efficienza industriale e alla sostenibilità.
Marchi, una carriera costruita all'interno del gruppo
Nato nel 1967, laureato in Economia e commercio all'Università di Bologna e con una specializzazione nell'economia agroalimentare, Filippo Marchi ha sviluppato buona parte della propria carriera professionale in Granarolo. Dopo le esperienze in Danone-Italaquae e L'Oréal, è entrato nella società nel 2004, occupandosi inizialmente di trade marketing. Ha successivamente ricoperto incarichi commerciali di crescente responsabilità, fino alla direzione della Business Unit Italia e Paesi extraeuropei nel 2015.
La nomina a direttore generale risale al 23 novembre 2017. Durante il suo mandato Granarolo ha proseguito il processo di internazionalizzazione, ampliando la presenza sui mercati esteri e diversificando l'offerta, in un settore interessato da profondi cambiamenti nei consumi alimentari, nei costi delle materie prime e nella distribuzione. La società ha comunicato le dimissioni senza indicare specifiche motivazioni.
Fabbrino concentra la guida strategica
Il nuovo assetto attribuisce un ruolo ancora più centrale a Stanislao Giuseppe Fabbrino, presidente di Granarolo dal 21 aprile 2026, quando è subentrato a Gianpiero Calzolari, che aveva guidato la società per diciassette anni. Fabbrino, classe 1969, è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino e ha completato un Executive MBA presso CUOA Business School. Ha maturato esperienze industriali e manageriali in diverse realtà produttive, tra cui Memc, Cereol Italia e Coind, prima di assumere importanti responsabilità nel sistema cooperativo agroalimentare. Dal 2011 è presidente e amministratore delegato di Fruttagel, mentre dal 2022 ricopre anche incarichi di vertice in Deco Industrie.
La scelta del consiglio di amministrazione prevede che Fabbrino assuma direttamente le deleghe necessarie a proporre e coordinare l'attuazione delle linee strategiche generali, con particolare riferimento agli aspetti economico-finanziari e commerciali. Si tratta quindi di un rafforzamento delle responsabilità della presidenza, senza che sia stata formalizzata, almeno per ora, una nuova nomina alla direzione generale.
Il bilancio 2025: crescono i ricavi, si riduce l'utile
L'evoluzione della governance si inserisce in un quadro economico caratterizzato da una crescita del fatturato, accompagnata da una maggiore pressione sulla redditività finale. Come emerge dal bilancio approvato il 21 aprile 2026, Granarolo ha chiuso il 2025 con ricavi consolidati per 1,813 miliardi di euro, in aumento del 5,4% rispetto all'esercizio precedente. A perimetro costante e al netto degli effetti valutari, l'incremento è stato del 5,2%. L'EBITDA ha raggiunto 100,5 milioni di euro, con una crescita del 5,5%, mentre l'utile netto si è attestato a 5,5 milioni. La posizione finanziaria netta, espressa come indebitamento, è salita a 309,8 milioni di euro, con un incremento di 71,3 milioni rispetto al 2024. L'assemblea ha inoltre deliberato la distribuzione di dividendi per 5 milioni di euro.
I risultati evidenziano la capacità del gruppo di incrementare i volumi economici dell'attività e mantenere una marginalità operativa lorda positiva, mentre gli indicatori successivi all'EBITDA risentono di costi e oneri che riducono il risultato finale. Per una realtà industriale di queste dimensioni, la sfida riguarda quindi la capacità di trasformare la crescita commerciale in una redditività adeguata a sostenere gli investimenti, l'innovazione produttiva e la remunerazione della filiera.
Un finanziamento da 450 milioni per il piano industriale
Il 12 ottobre Granarolo ha annunciato la sottoscrizione di un finanziamento sustainability-linked da 450 milioni di euro con un pool di dieci istituti finanziari, coordinato da Intesa Sanpaolo, BNL BNP Paribas, BPER Corporate & Investment Banking e UniCredit.
L'operazione è articolata in due linee di finanziamento a termine e una linea di credito revolving. Le condizioni prevedono un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di specifici obiettivi ambientali, sociali e di governance. Le risorse sono destinate al sostegno del piano strategico, con interventi rivolti all'efficienza industriale, all'internazionalizzazione e alla sostenibilità degli stabilimenti, anche attraverso l'impiego di energie pulite e il recupero dell'acqua nei processi produttivi.
Fabbrino, presentando l'operazione, ha ricordato che Granarolo realizza ormai oltre il 41% del proprio fatturato fuori dall'Italia, indicando come priorità il consolidamento dei risultati raggiunti e il rafforzamento della sostenibilità economica e ambientale.
Una riorganizzazione che interessa tutta la filiera del latte
Per il mondo agricolo il cambiamento ai vertici di Granarolo assume particolare interesse per la natura stessa del gruppo, strettamente collegato al sistema cooperativo dei produttori di latte. Il modello industriale integra la raccolta della materia prima, la trasformazione, lo sviluppo dei prodotti e la distribuzione, creando un rapporto diretto fra le strategie aziendali e le prospettive economiche degli allevamenti conferenti. In questa prospettiva, le scelte che accompagneranno il nuovo assetto di governance avranno rilievo anche per il consolidamento della filiera italiana, chiamata a confrontarsi con l'andamento dei prezzi del latte, la concorrenza internazionale, l'evoluzione dei consumi e i costi della transizione ambientale.
L'uscita di Marchi e l'assunzione delle deleghe da parte di Fabbrino aprono dunque una nuova fase gestionale. Le prossime decisioni permetteranno di comprendere come Granarolo intenda organizzare la propria struttura manageriale e tradurre le risorse finanziarie disponibili in investimenti, crescita sui mercati e valorizzazione della produzione lattiero-casearia italiana.