GRANDINE E VENTO SULLA LOMBARDIA, AGRICOLTURA COLPITA DA PAVIA A BRESCIA E BERGAMO

Ieri una violenta ondata di maltempo ha colpito vaste aree della Lombardia, con grandine di dimensioni eccezionali, forti raffiche di vento e danni a colture, vigneti, strutture agricole e impianti fotovoltaici. Le situazioni più critiche vengono segnalate nell’Oltrepò Pavese, nel Bresciano e nella Bassa Bergamasca. Nel Bresciano le prime valutazioni parlano, nelle zone maggiormente colpite, di perdite che possono arrivare al 100% e di danni per decine di milioni di euro. La conta è ancora in corso e un quadro attendibile potrà emergere soltanto dopo i sopralluoghi tecnici. L’impatto assume particolare rilievo per l’agricoltura perché l’evento arriva in una fase delicata del calendario produttivo: nell’Oltrepò Pavese la vendemmia è nel pieno delle operazioni, mentre nelle pianure di Brescia e Bergamo il mais è ormai prossimo alla raccolta.

 

Oltrepò Pavese, grandine sui vigneti maturi

 

Nel pomeriggio il maltempo ha investito con particolare intensità l’Oltrepò Pavese orientale. Tra i comuni maggiormente interessati figurano Stradella, Broni, Canneto Pavese, Zenevredo, Arena Po e Bosnasco, dove sono stati segnalati chicchi di grandine di dimensioni molto elevate. I vigili del fuoco sono intervenuti in diversi punti per i danni provocati dal temporale. Alberi caduti sono stati segnalati anche a Voghera, Rivanazzano Terme e nella Valle Staffora fino all’area del Brallo.

Per l’agricoltura la principale preoccupazione riguarda i vigneti. L’Oltrepò è nel pieno di una vendemmia iniziata quest’anno eccezionalmente presto, già alla fine di luglio, dopo una stagione caratterizzata da temperature elevate e siccità.

Soltanto pochi giorni prima dell’evento Coldiretti Pavia segnalava che i produttori stavano terminando la raccolta delle uve bianche e iniziando quella delle varietà rosse, con conclusione delle operazioni prevista nella prima decade di settembre in condizioni meteorologiche favorevoli.


La grandinata è quindi arrivata in una fase nella quale una parte consistente delle uve era già matura e ancora presente sulle piante.

L’Oltrepò Pavese conta circa 12 mila ettari di vigneto, una produzione nell’ordine di 750 mila quintali di uva e circa 1.200 aziende agricole. È la principale area vitivinicola lombarda e tra le maggiori zone produttive italiane. Coldiretti Pavia ha sottolineato che occorreranno alcuni giorni per conoscere l’effettiva entità delle perdite e valutare un possibile coinvolgimento della Regione Lombardia a sostegno delle aziende colpite.

 

Per la vite il rischio riguarda quantità e qualità

 

Dal punto di vista agronomico una grandinata intensa nelle fasi immediatamente precedenti la raccolta può provocare conseguenze particolarmente severe. L’impatto dei chicchi può rompere o lesionare gli acini, determinando perdite dirette di produzione e favorendo successivamente fenomeni di marciume. Nei grappoli danneggiati aumenta inoltre il rischio di deterioramento qualitativo, con possibili ripercussioni sulla gestione della raccolta e sulla destinazione enologica delle uve. L’effettiva gravità dipende dall’intensità dell’evento, dalla dimensione della grandine, dal grado di maturazione, dalla varietà e dalla quota di superficie interessata. La grandine presenta inoltre una forte variabilità spaziale: vigneti situati a breve distanza possono registrare livelli di danno molto differenti. Da qui la necessità di attendere le verifiche azienda per azienda prima di formulare una stima complessiva.

 

Brescia, colture devastate e danni anche alle strutture

 

Ancora più pesante appare il primo quadro proveniente dal Bresciano, dove la grandine ha investito soprattutto l’hinterland e la Bassa.

Tra le aree interessate figurano Travagliato, Chiari, Coccaglio e Castenedolo, mentre chicchi di dimensioni eccezionali sono stati osservati in più punti del territorio. A Chiari sono stati segnalati danni anche a edifici, automezzi, coperture e pannelli fotovoltaici.

Confagricoltura Brescia indica, sulla base delle prime ricognizioni, danni fino al 100% nelle aziende maggiormente colpite, con colture compromesse e perdite che potrebbero raggiungere complessivamente diverse decine di milioni di euro. La valutazione definitiva richiederà tuttavia sopralluoghi più approfonditi. Alle perdite delle produzioni agricole devono infatti essere sommati i danni alle strutture aziendali, alle coperture, alle attrezzature e agli impianti.


Il mais figura tra le colture più esposte. Nelle aree investite con maggiore violenza dalla grandine e dal vento sono state segnalate piante spezzate, allettate o fortemente danneggiate a poche settimane dalla raccolta. Quando il danno interessa una coltura ormai prossima alla maturazione, la possibilità di recupero produttivo è molto ridotta. Oltre alla perdita quantitativa possono emergere difficoltà nella raccolta meccanica, maggiore suscettibilità delle spighe e delle pannocchie a patogeni e marciumi e peggioramento delle caratteristiche qualitative. La grandinata di venerdì si aggiunge inoltre ad altri episodi di maltempo che durante l’estate avevano già interessato l’agricoltura bresciana, provocando danni a mais, colture erbacee, vigneti, uliveti, orticole, serre, stalle e impianti fotovoltaici.

 

Bassa Bergamasca, colpiti mais, stalle e fotovoltaico

 

La stessa perturbazione ha interessato anche la Bassa Bergamasca, con grandinate intense nei territori di Calcio, Romano di Lombardia, Covo, Fornovo San Giovanni, Cividate al Piano, Caravaggio e MartinengoAnche in quest’area sono stati osservati chicchi di dimensioni molto elevate. Le segnalazioni provenienti dalle aziende agricole riguardano soprattutto campi di mais, tetti e coperture di stalle e capannoni e impianti fotovoltaici. In numerosi appezzamenti il vento e la grandine hanno piegato o spezzato le piante proprio nella fase conclusiva del ciclo colturale.


I tecnici delle organizzazioni agricole stanno effettuando le ricognizioni sul territorio per verificare la superficie effettivamente interessata e quantificare il danno economico. Per molte aziende il problema non riguarda soltanto il mancato raccolto. La rottura dei pannelli fotovoltaici o delle coperture di stalle e magazzini determina infatti costi immediati di ripristino e può interferire con il normale funzionamento dell’attività produttiva.

 

Danni agricoli su più livelli

 

Gli eventi del 28 agosto mostrano ancora una volta come il costo economico del maltempo per un’azienda agricola possa andare ben oltre la semplice perdita della produzione. La grandine può interessare contemporaneamente colture, serre, reti antigrandine, impianti irrigui, coperture, fabbricati, macchinari e sistemi fotovoltaici. Il vento può aggiungere danni per allettamento delle colture, caduta di alberi e rottura delle strutture. Ne deriva un impatto composto da minori rese, deprezzamento qualitativo, maggiori costi di raccolta, mancati ricavi e spese necessarie per ripristinare gli impianti. Per le aziende vitivinicole dell’Oltrepò la componente temporale è particolarmente rilevante: quando la grandine colpisce uve mature, il produttore deve valutare rapidamente se anticipare la raccolta nelle parcelle danneggiate e come gestire in cantina il prodotto interessato.

 

Allerta arancione per temporali

 

L’episodio si inserisce in una fase meteorologica caratterizzata dall’ingresso di aria più instabile sul Nord Italia dopo il forte caldo delle settimane precedenti. Per la giornata del 28 agosto in Lombardia era attiva un’allerta arancione per il rischio di temporali in diverse aree regionali. Il codice arancione è il livello massimo previsto dal sistema lombardo specificamente per il rischio temporalesco.

In queste condizioni i fenomeni convettivi possono essere molto localizzati e svilupparsi rapidamente, associando precipitazioni intense, grandine e raffiche di vento. Proprio la forte localizzazione spiega perché la gravità dei danni possa cambiare radicalmente anche a distanza di pochi chilometri.