GRANO, IL BLOCCO DEL MAR NERO SCUOTE I MERCATI: PREZZI ITALIANI ANCORA STABILI

Il blocco di fatto dei porti ucraini del Mar Nero sta frenando le esportazioni di cereali proprio nel pieno della nuova campagna, aumentando la tensione sui mercati internazionali. In Italia, tuttavia, l'effetto sui listini resta per ora contenuto: il frumento tenero nazionale mantiene quotazioni relativamente stabili, mentre sul grano duro pesa soprattutto l'ampia disponibilità della nuova produzione.

 

Dalla fine di luglio molti armatori hanno sospeso gli scali nei porti della regione di Odessa dopo l'intensificarsi degli attacchi contro navi e infrastrutture portuali. Secondo Reuters, il blocco di fatto dei porti ucraini del Mar Nero ha determinato in agosto una caduta del 76% su base annua delle esportazioni di cereali.

 

La crisi coinvolge uno dei principali corridoi dell'offerta cerealicola mondiale. Ucraina e Russia restano infatti fornitori di primo piano del mercato internazionale e la concentrazione degli attacchi sulle infrastrutture logistiche del Mar Nero aumenta il rischio di interruzioni delle forniture. Kiev ha proposto a Mosca, attraverso un intermediario, una sospensione reciproca degli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero.

 

Per l'agricoltura ucraina l'effetto è opposto a quello osservato sui mercati internazionali. La difficoltà di esportare aumenta le disponibilità sul mercato interno e comprime le quotazioni riconosciute agli agricoltori, mentre crescono le esigenze di stoccaggio della nuova produzione. La riduzione della liquidità arriva inoltre nella fase in cui le aziende devono sostenere le spese per carburanti, salari e preparazione delle semine autunnali. In Italia la trasmissione della tensione internazionale ai prezzi agricoli resta per ora limitata.

 

Secondo ISMEA nella settimana dal 27 luglio al 2 agosto il frumento tenero fino quotava a Bologna 231 euro per tonnellata, con un incremento dell'1,3% rispetto alla rilevazione precedente. Milano raggiungeva 239,50 euro per tonnellata, mentre Verona si attestava a 218,50 euro. I dati trovano riscontro nel listino ufficiale della Borsa Merci di Bologna. Il 30 luglio AGER rilevava per il frumento tenero nazionale della produzione 2026 valori compresi tra 229 e 233 euro per tonnellata per il “Fino”, tra 239 e 243 euro per lo “Speciale” e tra 247 e 251 euro per gli “Speciali di forza”. Il buono mercantile si collocava tra 223 e 226 euro per tonnellata. AGER non ha effettuato le consuete rilevazioni nelle giornate del 13 e 20 agosto.

 

Anche il mercato del grano duro resta distante dalle tensioni che caratterizzano il commercio internazionale. Nelle rilevazioni CUN di luglio, per il Nord Italia il “Fino alto proteico” si attestava a 290-295 euro per tonnellata, mentre il Fino era a 255-260 euro. Al Sud il Fino alto proteico raggiungeva invece 310-315 euro per tonnellata, il Fino proteico 290-295 euro e il Fino 265 euro.

 

I dati ISMEA confermano una marcata differenziazione territoriale. Nella settimana 27 luglio-2 agosto il frumento duro Fino quotava a Milano 267,50 euro per tonnellata; nelle rilevazioni dei primi giorni di agosto raggiungeva 260 euro ad Ancona e 270 euro a Campobasso. I valori non sono direttamente sovrapponibili a quelli CUN, poiché cambiano piazza, caratteristiche qualitative e condizioni di vendita, ma descrivono un mercato nazionale ancora caratterizzato da un'offerta consistente e da forti differenziali qualitativi e territoriali.

 

Il punto centrale per la filiera italiana rimane il frumento tenero. L'industria molitoria nazionale dipende in misura rilevante dalle forniture estere e un prolungamento delle difficoltà logistiche nel Mar Nero potrebbe progressivamente trasferire la tensione internazionale sui costi di approvvigionamento.

 

Per ora i listini italiani raccontano quindi una situazione diversa da quella osservata sui mercati internazionali: la disponibilità della nuova produzione e una domanda prudente stanno contenendo le quotazioni. La variabile decisiva sarà la durata delle interruzioni nel Mar Nero. Se il blocco dovesse protrarsi e ridurre ulteriormente l'offerta esportabile di Ucraina e Russia, la pressione potrebbe raggiungere anche le piazze italiane, prima sul frumento tenero di qualità e successivamente sui costi dell'industria molitoria e delle filiere dei prodotti da forno.