Grano duro: nasce la CUN nazionale

Con il Decreto direttoriale Masaf n. 20417 del 16 gennaio 2026 è stata istituita la Commissione Unica Nazionale (CUN) Grano Duro, organismo incaricato di definire un prezzo indicativo nazionale per il grano duro di origine italiana e di monitorare in modo strutturato l’andamento del mercato. L’iniziativa è stata adottata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e si inserisce nel quadro degli strumenti di regolazione e trasparenza dei mercati agricoli.

 

Funzioni e perimetro della CUN

 

La CUN Grano Duro opera come sede paritetica di confronto tra rappresentanti della produzione agricola e dell’industria molitoria, con il compito di elaborare quotazioni indicative basate su rilevazioni regolamentate e criteri condivisi. Il prezzo definito dalla Commissione non ha valore vincolante, ma è destinato a fungere da riferimento tecnico per le contrattazioni lungo la filiera, in particolare nei rapporti tra agricoltori, stoccatori e trasformatori. L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione delle quotazioni locali e migliorare la leggibilità del mercato nazionale, oggi caratterizzato da listini territoriali spesso poco comparabili e fortemente influenzati da dinamiche esterne, inclusa la pressione delle importazioni.

 

Il contesto economico: prezzi e costi a confronto

 

L’istituzione della CUN avviene in una fase di marcata criticità reddituale per la cerealicoltura italiana. Secondo le più recenti rilevazioni Ismea nel 2025 i prezzi del grano duro nelle principali piazze del Mezzogiorno (Foggia e Matera) si sono collocati prevalentemente tra 279 e 290 €/t, a fronte di costi medi di produzione stimati intorno a 310–320 €/tCon rese medie di circa 3,68 t/ha i margini risultano negativi in molte aziende, soprattutto nelle aree a maggiore specializzazione produttiva. Le oscillazioni di prezzo registrate negli ultimi anni -  in alcuni casi superiori al 35–40% su base annua -  hanno accentuato l’instabilità economica del comparto, incidendo sulle scelte colturali e sulla capacità di investimento delle imprese.

 

Posizioni della filiera e aspettative

 

Le organizzazioni agricole hanno accolto l’istituzione della CUN come uno strumento potenzialmente utile per migliorare la trasparenza del mercato, pur sottolineando che la sola definizione di un prezzo indicativo non è sufficiente a riequilibrare i rapporti di filiera. Viene evidenziata la necessità di affiancare alla CUN contratti di filiera strutturati, meccanismi di indicizzazione dei prezzi e un rafforzamento dei controlli sulla qualità e sull’origine del prodotto importato. Dal lato industriale l’interesse è concentrato sulla stabilità delle forniture e sulla coerenza tra prezzo della materia prima, qualità tecnologica e competitività del prodotto trasformato.

 

Criticità operative e nodi aperti

 

La fase decisiva si apre ora sul piano operativo. La credibilità della CUN dipenderà da elementi concreti: metodologia di rilevazione, frequenza delle sedute, rappresentatività degli scambi considerati e capacità di integrazione con i mercati locali già esistenti. Un rischio evidente è la sovrapposizione tra listini, che potrebbe generare ulteriore incertezza anziché semplificazione.

Resta inoltre aperto il tema dell’effettiva capacità della CUN di incidere sulle dinamiche di prezzo in un mercato fortemente esposto alla concorrenza internazionale e alle oscillazioni delle commodity agricole.