IMPORT AGROALIMENTARE: COME FUNZIONANO I CONTROLLI UE

La mobilitazione di Coldiretti contro le importazioni agroalimentari da Paesi extra-UE, avviata a Torino lunedì (e proseguita a Milano ieri e a Padova oggi), ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei controlli alle frontiere europee. Secondo l’organizzazione agricola, una quota rilevante di prodotti importati rischia di non rispettare gli standard sanitari, ambientali e produttivi imposti agli agricoltori europei, con possibili effetti sia sulla tutela della salute dei consumatori sia sulla competitività delle filiere nazionali.

 

  

Il quadro normativo europeo: il Regolamento (UE) 2017/625

 

Per inquadrare correttamente la questione è necessario partire dal funzionamento effettivo del sistema europeo dei controlli ufficiali, che rappresenta uno dei pilastri della politica di sicurezza alimentare dell’Unione. Il riferimento normativo centrale è il Regolamento (UE) 2017/625, che disciplina in modo armonizzato i controlli su alimenti, mangimi, animali vivi, prodotti di origine animale, piante e prodotti fitosanitari provenienti da Paesi terzi. Il regolamento ha introdotto un approccio basato sull’analisi del rischio, superando la logica dei controlli generalizzati e definendo procedure uniformi per tutti gli Stati membri.

 

 

I Posti di Controllo Frontalieri e le verifiche sulle merci

 

L’ingresso delle merci agroalimentari extra-UE è consentito esclusivamente attraverso Posti di Controllo Frontalieri autorizzati dalla Commissione europea. In questi punti avvengono verifiche obbligatorie che includono il controllo della documentazione ufficiale, la verifica dell’identità e dell’integrità delle partite e, in funzione del profilo di rischio, controlli fisici con campionamenti e analisi di laboratorio. Il controllo documentale è sempre effettuato, mentre la frequenza dei controlli fisici varia in base alla tipologia di prodotto, allo storico del Paese esportatore e alle segnalazioni precedenti. Per alcune categorie considerate più sensibili, come carni, spezie e determinati prodotti ortofrutticoli, le percentuali di campionamento possono arrivare a livelli elevati.

 

 

Paesi terzi ed equivalenza dei sistemi di controllo

 

Un aspetto rilevante del sistema riguarda la qualificazione preventiva dei Paesi terzi. L’Unione europea consente l’esportazione verso il proprio mercato solo ai Paesi inseriti in apposite liste ufficiali, predisposte dopo audit e ispezioni della Commissione europea. Tali verifiche servono a valutare l’affidabilità dei sistemi di controllo locali e la loro equivalenza rispetto agli standard europei. L’equivalenza non implica l’identità delle regole produttive, ma la capacità del Paese esportatore di garantire un livello di tutela comparabile in termini di sicurezza alimentare e sanitaria.

 

 

Certificazioni, controlli sanitari e fitosanitari

 

Per i prodotti di origine animale e per i vegetali, ogni partita deve essere accompagnata da certificati sanitari o fitosanitari rilasciati dall’autorità competente del Paese di origine. Nel caso delle piante e dei prodotti vegetali, il Regolamento (UE) 2016/2031 impone misure specifiche per prevenire l’introduzione di organismi nocivi, prevedendo certificazioni obbligatorie e, in alcuni casi, periodi di quarantena. Per gli animali vivi sono richiesti test sanitari mirati su malattie regolamentate, in linea con la normativa europea in materia di salute animale.

 

Non conformità e sistema di allerta RASFF

 

Quando durante i controlli emergono non conformità, le autorità competenti possono disporre il respingimento della merce, la sua distruzione o, nei casi consentiti, la regolarizzazione sotto controllo ufficiale. Se il rischio è considerato grave o potenzialmente diffuso, viene attivato il sistema di allerta rapido RASFF, che consente di informare tempestivamente tutti gli Stati membri e di ritirare dal mercato i prodotti non conformi. Secondo stime preliminari da fonti ufficiali nel 2024 il sistema RASFF ha registrato oltre 5.000 notifiche, con un aumento di circa il 12% rispetto al 2023, confermando criticità legate soprattutto a residui di fitofarmaci, micotossine e contaminazioni microbiologiche.

 

 

I numeri dei controlli in Italia e in Europa

 

In Italia, secondo dati ministeriali preliminari per il 2024, i Posti di Controllo Frontalieri hanno gestito oltre 43.500 partite di animali e prodotti di origine animale, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Le attività di controllo hanno portato al sequestro di circa 13 milioni di chilogrammi di merce non conforme, per un valore economico stimato superiore ai 22 milioni di euro. A livello europeo il sistema RASFF conferma una persistente presenza di criticità per le importazioni extra-UE.

 

 

Quantità dei controlli e principio di reciprocità

 

È proprio su questi numeri che si innesta la posizione di Coldiretti, secondo cui, pur in presenza di un apparato normativo strutturato, solo una quota limitata dei flussi complessivi di importazione sarebbe sottoposta a controlli fisici approfonditi. L’organizzazione agricola sottolinea come questo approccio, basato sulla selezione del rischio, lasci spazi di vulnerabilità, soprattutto in un contesto di aumento dei volumi importati e di forte pressione sui prezzi agricoli.

 

Dal punto di vista tecnico il sistema europeo dimostra una capacità effettiva di intercettare le principali criticità, ma opera per priorità e non per copertura totale dei flussi. La discussione politica si concentra quindi sull’opportunità di rafforzare ulteriormente i controlli nei principali punti di ingresso, aumentare le risorse destinate ai Posti di Controllo Frontalieri e rendere più stringente l’applicazione del principio di reciprocità, in particolare per quanto riguarda l’uso di fitofarmaci vietati nell’Unione, il benessere animale e gli standard ambientali.

 

Un sistema avanzato, ma sotto pressione

 

Nel complesso i controlli sulle importazioni agroalimentari rappresentano uno degli ambiti in cui l’Unione europea ha costruito un sistema avanzato e riconosciuto a livello internazionale. L’aumento degli scambi globali, l’espansione dell’e-commerce alimentare e le tensioni sui mercati agricoli stanno però mettendo sotto pressione questo modello, rendendo necessario un continuo adattamento delle strategie di controllo. La sfida non riguarda tanto l’assenza di regole, quanto la capacità di applicarle in modo efficace e proporzionato, garantendo al tempo stesso sicurezza alimentare, tutela dei consumatori e condizioni di concorrenza eque per le imprese agricole europee.