INFLUENZA AVIARIA: PARTITO IL PRIMO PROGETTO VACCINALE ITALIANO

L’inverno 2025-2026 ha riportato l’influenza aviaria ad alta patogenicità al centro del rischio sanitario europeo, con un’intensità che le autorità definiscono tra le più elevate degli ultimi anni. Il quadro aggiornato è stato reso noto da EFSA, ECDC ed EURL nel report congiunto pubblicato a marzo, che documenta 2.514 casi di virus A(H5) rilevati tra il 29 novembre 2025 e il 27 febbraio 2026 in 32 Paesi dell’Europa geografica.

 

La distribuzione conferma una dinamica epidemiologica ormai consolidata: la grande maggioranza delle positività, 2.108 casi, è stata individuata negli uccelli selvatici, mentre 406 focolai hanno interessato il pollame domestico. La stagione invernale si è confermata il periodo di massima diffusione, trainata dai flussi migratori, con un livello di circolazione virale superiore alle medie stagionali precedenti.


Già nelle settimane precedenti, tra dicembre 2025 e metà gennaio 2026, EFSA aveva segnalato un’accelerazione con 60 nuovi focolai H5N1 in 13 Stati membri, evidenziando una crescita rapida della pressione infettiva sugli allevamenti europei.

In Italia la dinamica epidemica si è sviluppata tra l’autunno 2025 e i primi mesi del 2026. Un primo aggiornamento al 15 gennaio indicava 48 focolai, ma i dati successivi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, aggiornati al 28 aprile 2026, mostrano una prosecuzione della circolazione virale fino a 64 casi complessivi, con nuovi episodi registrati tra gennaio e marzo soprattutto nel Nord Italia. Il picco si è concentrato tra novembre e dicembre, seguito da una coda epidemica nei mesi successivi, senza evidenze di trasmissione zoonotica attraverso prodotti avicoli. Il valore della filiera avicola, secondo Ismea, supera i 5 miliardi di euro alla produzione, elemento che rende ogni recrudescenza epidemica un fattore di rischio economico diretto.

 

Di fronte alla persistenza della circolazione virale il Ministero della Salute il 5 maggio ha avviato il primo progetto pilota nazionale di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità H5, con l’obiettivo di testare su scala limitata un futuro piano vaccinale nazionale. Il programma riguarda cinque allevamenti selezionati di tacchini da carne e galline ovaiole nelle province di Verona e Mantova, individuate tra le aree italiane a maggiore rischio epidemiologico. Il dispositivo dirigenziale del Ministero chiarisce che la vaccinazione viene considerata uno strumento integrativo rispetto alle misure di biosicurezza e sorveglianza già in vigore, dopo anni di circolazione persistente del virus e di pesanti impatti economici per la filiera avicola. La scelta del modello pilota nasce anche dall’esigenza di valutare preventivamente gli effetti sanitari, organizzativi e commerciali di una futura vaccinazione su larga scala, compresi i possibili riflessi sugli scambi internazionali.  

 

Il progetto coinvolge esclusivamente tacchini da carne e ovaiole da uova da consumo, le categorie produttive più colpite dalle recenti epidemie. Gli animali vaccinati potranno essere movimentati solo all’interno della filiera autorizzata dal progetto, mentre prodotti e sottoprodotti provenienti dagli allevamenti coinvolti saranno destinati esclusivamente al mercato italiano, con divieto di invio verso altri Stati membri o Paesi terzi. L’intero sistema sarà gestito attraverso un rigoroso meccanismo di tracciabilità digitale tramite BDN, Ricetta Elettronica Veterinaria e sistemi Vetinfo, con controlli ufficiali affidati alle ASL e all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Il piano prevede inoltre sorveglianza rafforzata, campionamenti periodici e monitoraggio sierologico degli allevamenti vaccinati per verificare sia la copertura immunitaria sia l’eventuale circolazione virale residua.    


I costi di acquisto, stoccaggio, distribuzione e somministrazione dei vaccini sono a carico degli operatori e delle filiere produttive coinvolte. Il Ministero della Salute, insieme alle autorità regionali e al Centro di Referenza nazionale per l’influenza aviaria, ha anche avviato una campagna informativa rivolta a operatori e consumatori per spiegare il funzionamento della strategia vaccinale e la sicurezza dei prodotti derivati da animali vaccinati.    

 

Accanto alla crescita dei focolai il dato che ha attirato maggiore attenzione scientifica è emerso all’inizio del 2026 nei Paesi Bassi, dove è stata rilevata la presenza di anticorpi H5N1 in bovini da latte. EFSA ha chiarito che si tratta di un evento a rischio attualmente basso per la diffusione nell’Unione europea, ma il segnale epidemiologico è considerato rilevante perché indica la possibilità di esposizione del virus a specie diverse dal pollame. Il precedente statunitense rafforza questa lettura: negli Stati Uniti, tra il 2024 e il 2025, lo stesso clade H5N1 (2.3.4.4b) ha coinvolto oltre 900 allevamenti bovini da latte, oltre a migliaia di aziende avicole, con effetti immediati sulla disponibilità di latte e uova e sulle dinamiche di mercato.

 

Sul fronte della salute umana il Ministero della Salute italiano il 25 marzo 2026 ha comunicato il primo caso nazionale di infezione da virus influenzale aviario A(H9N2), identificato in un soggetto proveniente dall’Africa. L’evento è stato gestito con tracciamento completo dei contatti da parte di ISS e autorità regionali, senza evidenza di trasmissione secondaria. Il ceppo H9N2 è classificato a bassa patogenicità e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha causato circa 170 infezioni umane a livello globale dal 2000, tutte sporadiche e generalmente associate a contatto diretto con pollame infetto. Non è mai stata dimostrata una trasmissione interumana sostenuta.

 

La comunità scientifica mantiene comunque alta l’attenzione su questo virus. Studi recenti pubblicati su Nature evidenziano la sua capacità di contribuire a fenomeni di riassortimento genetico, un meccanismo che può generare nuovi ceppi influenzali con maggiore adattabilità e potenziale zoonotico. In questo contesto, anche virus considerati “minori” assumono rilevanza strategica nella sorveglianza globale. 


EFSA aveva già richiamato, nel report pubblicato nel novembre 2025, la necessità di rafforzare i sistemi di controllo, sottolineando come l’aumento delle rilevazioni imponga una sorveglianza più stringente e l’applicazione rigorosa delle misure di biosicurezza negli allevamenti europei.

 

La comparsa nei mammiferi e i casi sporadici umani confermano una progressiva espansione delle interazioni tra specie, in un contesto produttivo e ambientale sempre più interconnesso. Per il sistema agricolo europeo, e in particolare per la zootecnia intensiva, la gestione dell’influenza aviaria entra in una fase di integrazione tra biosicurezza, sorveglianza e strategie vaccinali, perché la capacità di prevenire l’ingresso del virus negli allevamenti e di contenere rapidamente i focolai resta il principale fattore di stabilità economica e sanitaria delle filiere. La vaccinazione, oltre alla valutazione sanitaria, apre infatti un nuovo fronte regolatorio e commerciale per la filiera avicola europea, soprattutto rispetto alla circolazione internazionale di animali vivi e prodotti derivati.