INFLUENZA AVIARIA, ITALIA VERSO LA VACCINAZIONE PREVENTIVA

L’Italia ha affrontato una stagione di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) causata dal virus H5N1 che, dall’inizio del 2025 a oggi, ha interessato in modo marcato il comparto avicolo, con un andamento che evidenzia l’importanza di misure di controllo integrate. Il Nord del Paese è stato l’epicentro dei focolai, con un picco di incidenza tra settembre e dicembre 2025 e un progressivo spostamento da strategie basate sugli abbattimenti verso l’introduzione della vaccinazione preventiva su scala nazionale.

 

Focolai e pressione epidemica

 

La stagione epidemica 2025/26 è stata caratterizzata da un risvegliarsi dei focolai a partire dal 29 settembre 2025, data in cui il Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria ha confermato nuove positività al virus HPAI H5N1 nel pollame domestico. I casi sono stati notificati in varie regioni del Nord Italia, con una concentrazione significativa in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. Al 30 dicembre 2025 risultavano confermati 43 focolai attivi in allevamenti avicoli nel periodo 29 settembre–20 dicembre 2025. 

 

Un aggiornamento al 15 gennaio 2026 riferisce complessivamente 48 focolai nazionali tra ottobre 2025 e gennaio 2026, di cui 9 in Veneto, senza segnalazioni di nuovi rilevamenti significativi nel periodo immediatamente successivo alla fine dell’anno. L’analisi ufficiale sottolinea l’assenza di evidenze di trasmissione zoonotica attraverso carne avicola o prodotti alimentari. 

 

Abbattimenti e impatto sul comparto avicolo

 

L’Italia ha adottato una risposta epidemiologica basata su abbattimenti preventivi e misure di contenimento. Nelle ondate principali del 2025 sono stati soppressi oltre 4 milioni di avicoli per arginare la diffusione del virus: circa 357.549 capi nella prima ondata concentrata nel Nord-Est e 2.416.107 capi nella seconda, con epicentri in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio e Piemonte. Tra i casi più rilevanti si segnalano focolai nei territori di Mantova e Varese nel novembre 2025. 

 

Questa pressione epidemica ha determinato impatti economici rilevanti per gli allevatori, con interruzioni operative, costi di sanificazione e indennizzi governativi, oltre alle implicazioni ambientali derivanti dalla gestione delle carcasse e dei sottoprodotti.

 

Misure sanitarie e di biosicurezza

 

Le autorità veterinarie italiane hanno prorogato misure straordinarie di controllo fino al 31 gennaio 2026 in regioni ad alta incidenza, quali Veneto e Lombardia. Queste includono il divieto di allevamento all’aperto dei polli, l’obbligo di screening pre-macellazione e il divieto di fiere e mercati avicoli fino a marzo per ridurre i rischi di diffusione del virus. 

 

Le misure di biosicurezza sono state rafforzate con interventi volti a isolare fisicamente gli allevamenti dalla fauna selvatica, identificata quale principale vettore di introduzione del virus nei siti produttivi. I dati UE evidenziano una elevata circolazione di H5N1 negli uccelli selvatici tra settembre e novembre 2025 in oltre 26 Paesi europei, con oltre 1.400 rilevazioni, sottolineando l’importanza della biosicurezza territoriale. 

 

Transizione verso la vaccinazione preventiva

 

Una delle innovazioni più rilevanti per la stagione 2026 è l’introduzione della vaccinazione preventiva nel pollame domestico. Approvato a dicembre 2025, il piano nazionale prevede un avvio delle somministrazioni in primavera 2026, con priorità per tacchini e galline ovaiole nelle aree ad alta densità di allevamenti e prossime a zone umide e rotte migratorie (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna). Il programma include rafforzamento della biosicurezza, supporti economici per gli agricoltori e gestione territoriale del rischio. 

 

Secondo l’UE l’Italia ha ottenuto l’autorizzazione comunitaria per l’uso dei vaccini H5N1 dopo audit positivi che hanno valutato i propri sistemi di sorveglianza e controllo. Ciò apre la strada a strategie di immunizzazione su scala nazionale compatibili con gli standard del mercato comune.

 

Contesto europeo e prospettive stagionali

 

La pressione epidemica da HPAI in Europa è rimasta elevata nell’inverno 2025/26, con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che prevede la persistenza di nuovi focolai fino alla fine dell’inverno, incentivando i Paesi membri a mantenere alta la sorveglianza e a implementare misure preventive adeguate.