LA CRESCITA DEI DATA CENTER IN ITALIA TRA ENERGIA, AI E CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO /2

Nel precedente articolo abbiamo analizzato come negli Stati Uniti la crescita dell’intelligenza artificiale stia aumentando la pressione sui terreni agricoli e sulle infrastrutture energetiche. Anche in Italia il fenomeno sta accelerando rapidamente, soprattutto nel Nord del Paese. La crescita dei data center rappresenta infatti una delle trasformazioni infrastrutturali meno visibili ma più rilevanti degli ultimi anni. Se negli Stati Uniti il tema è già entrato nel dibattito agricolo e territoriale, in Europa il processo appare ancora in una fase iniziale. Tuttavia i segnali sono ormai evidenti.

 

L’Italia entra nella geografia europea dei data center

Negli ultimi cinque-sei anni l’Italia ha registrato una forte accelerazione nello sviluppo delle infrastrutture digitali. Il vero salto dimensionale è avvenuto dopo il 2020, con la crescita del cloud computing, del lavoro digitale e, più recentemente, dell’intelligenza artificiale. Secondo diversi studi europei il nostro Paese sta diventando uno dei mercati emergenti più dinamici nel settore dei data center, grazie alla posizione geografica, alla connessione con le dorsali dati internazionali e alla crescente domanda di capacità computazionale. Il Parlamento europeo ha già evidenziato che i data center AI tendono a concentrarsi geograficamente, creando pressioni sulle reti elettriche e conflitti legati a uso del suolo, sostenibilità ed energia.

 

Milano diventa un hub europeo

Il baricentro nazionale è oggi chiaramente rappresentato da Milano e dall’area lombarda.

Secondo i dati dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel 2025 l’Italia contava 26 grandi infrastrutture operative e una capacità installata di circa 609 MW, con oltre 80 nuovi progetti previsti nei prossimi anni. La Lombardia rappresenta ormai il principale polo italiano e uno dei mercati emergenti più dinamici d’Europa. Milano ha raggiunto circa 238 MW di potenza installata, superando città quali Madrid e Varsavia, pur restando ancora distante dai grandi hub storici europei quali Londra, Francoforte e Amsterdam.

La crescita è stata particolarmente rapida negli ultimi anni anche per effetto degli investimenti dei grandi operatori internazionali del cloud e dell’intelligenza artificiale.

 

Gli investimenti dei grandi operatori internazionali

Negli ultimi anni hanno investito in Italia operatori internazionali quali Equinix, Vantage Data Centers, Data4, Microsoft, Amazon Web Services, Google e Aruba. Tra i progetti più rilevanti figurano il campus Vantage nell’area milanese, il potenziamento delle infrastrutture Aruba, i nuovi campus Data4 a Cornaredo e diversi investimenti hyperscale collegati ai grandi operatori cloud. L’evoluzione è stata molto rapida. Secondo i dati di IDA, l’Italian Datacenter Association, la potenza installata dei data center italiani potrebbe più che raddoppiare tra il 2025 e il 2026 e crescere fino al 600% entro il 2031. Il fenomeno non riguarda soltanto gli edifici dei data center. Sta crescendo infatti tutto l’indotto infrastrutturale collegato, composto da sottostazioni elettriche, sistemi di accumulo, reti ad alta tensione, raffreddamento industriale e impianti energetici dedicati. Alcuni studi italiani sottolineano che i data center stanno diventando a tutti gli effetti “infrastrutture energetiche”, con impatti sempre più rilevanti sulla pianificazione territoriale.


 

Il punto critico dell’energia

Secondo il Politecnico di Milano, nel 2024 i data center italiani hanno già consumato circa 5,8 terawattora di elettricità, pari a quasi il 2% dei consumi nazionali. Le proiezioni indicano che entro il 2035 potrebbero arrivare a rappresentare tra il 7% e il 13% della domanda elettrica italiana. Questo significa che la crescita dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali potrebbe incidere in modo significativo sulla pianificazione energetica nazionale. Milano stessa inizia già a mostrare segnali di saturazione energetica e urbanistica. Proprio per questo il mercato sta guardando sempre di più verso aree periferiche e nuovi hub regionali. Secondo diversi studi stanno emergendo interessi crescenti verso territori del Nord Italia ben collegati alle reti elettriche e alle dorsali digitali, comprese aree di Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Triveneto.

 

Il possibile impatto sul territorio agricolo

È proprio questo l’aspetto che rende il fenomeno interessante anche dal punto di vista agricolo e territoriale. Oggi il dibattito pubblico è ancora concentrato soprattutto sul fotovoltaico a terra, sull’agrivoltaico e sulle grandi infrastrutture energetiche. Ma la crescita dei data center potrebbe progressivamente aprire un confronto molto più ampio sull’uso del territorio rurale, sulla disponibilità energetica e sulla competizione tra produzione agricola, infrastrutture energetiche e infrastrutture digitali.


I grandi operatori del settore cercano infatti disponibilità energetica, connessioni ad alta capacità, grandi superfici, aree logisticamente accessibili e minori vincoli urbanistici. Molte di queste caratteristiche si trovano proprio nelle pianure agricole infrastrutturate del Nord Italia. Per il momento sarebbe eccessivo parlare di emergenza territoriale. Tuttavia il fenomeno sta crescendo rapidamente e potrebbe entrare progressivamente nel dibattito agricolo europeo, soprattutto se continueranno ad aumentare il fabbisogno energetico dell’AI e la competizione per l’uso del suolo. Nel prossimo articolo analizzeremo quali potrebbero essere gli effetti dell’espansione dei data center sul territorio agricolo europeo, sul valore fondiario e sulla pianificazione delle aree rurali.