LA FESTA DEL RISO E IL DISAGIO DELLE RISAIE



Mentre Vercelli si prepara a ospitare Risò e "La Fattoria in Città" chiude i battenti, dalle risaie arriva un segnale che stona con il clima di festa: le quotazioni del risone sono decisamente sotto i livelli dell'anno scorso e il tema della redditività delle aziende agricole torna al centro del dibattito proprio nel momento in cui la filiera intensifica le attività di promozione di una delle sue produzioni simbolo.

 

La coincidenza temporale evidenzia una contraddizione che merita una riflessione. Da una parte si investe, lodevolmente, nella promozione del prodotto, nella divulgazione della cultura del riso e nella costruzione di un racconto territoriale che coinvolge cittadini, famiglie e turisti. Dall'altra le quotazioni del risone hanno perso oltre un terzo del valore rispetto a dodici mesi fa, con ricadute dirette sulla tenuta economica delle imprese risicole.

 

Le iniziative promozionali hanno un valore reale per l'identità della filiera e per la percezione del prodotto presso i consumatori. Il tema è un altro: quanto di quel valore riesce a trasferirsi fino alle aziende agricole.

 

La questione emerge in un momento particolarmente delicato. Le imprese che hanno seminato hanno già sostenuto gran parte dei costi produttivi. Energia, irrigazione, fertilizzanti, mezzi tecnici e manodopera continuano a pesare sui bilanci aziendali, mentre le quotazioni del risone mostrano segnali di debolezza che preoccupano il comparto.

 

In questo quadro si inserisce anche il paventato ritiro del rappresentante di Coldiretti dalla Commissione prezzi della Borsa Merci di Vercelli, iniziativa che evidenzia un malessere crescente nel mondo produttivo. Non tanto una contestazione dell'istituzione in sé, quanto la manifestazione di una forte insoddisfazione per un mercato che, secondo gli agricoltori, fatica a riconoscere adeguatamente il valore della produzione risicola. Confagricoltura aveva già portato all'attenzione pubblica il valore economico, culturale e territoriale del riso attraverso iniziative e manifestazioni dedicate alla filiera. Sul fronte del mercato anche la Cia è intervenuta più volte per denunciare il deterioramento delle quotazioni e la difficoltà delle aziende a sostenere costi produttivi sempre più elevati a fronte di prezzi giudicati non remunerativi.

 

I listini ufficiali della Borsa Merci di Vercelli documentano con precisione l'entità del fenomeno. Nel confronto tra la stessa settimana di fine maggio 2025 e fine maggio 2026 il Carnaroli è passato da 856-1.000 €/t a 536-625 €/t, con una contrazione di circa il 37%; l'Arborio ha registrato un calo analogo, scendendo da 769-913 €/t a 482-528 €/t (listino n. 20 del 26 maggio 2026). A deprimere ulteriormente le quotazioni concorre una domanda industriale in fase di attesa, con acquisti discontinui e giacenze ancora elevate nei magazzini. Sul fronte delle importazioni, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri a fine marzo oltre la metà dei quantitativi era entrata in Italia a dazio agevolato, in un quadro normativo europeo che non ha accolto le richieste di revisione della clausola di salvaguardia avanzate dalla filiera.

 

Il rischio è che si allarghi la distanza tra il valore percepito dal consumatore e quello riconosciuto all'origine. Il riso italiano continua a essere raccontato come un'eccellenza agroalimentare, elemento identitario del paesaggio e della gastronomia nazionale. Tuttavia, perché questa narrazione possa tradursi in una prospettiva economica duratura, occorre che la valorizzazione del prodotto trovi riscontro anche nella redditività delle aziende che lo coltivano.

 

È probabilmente questa la riflessione più importante che emerge oggi, a pochi mesi dall'apertura del Festival Internazionale del Riso. Raccontare bene il riso e pagarlo adeguatamente a chi lo coltiva non sono obiettivi in competizione: sono le due condizioni, entrambe necessarie, perché la risicoltura italiana abbia un futuro.