LA PIOLETTA DI TORINO CHE PIACE TANTO
Il Quadrilatero Romano con il suo dedalo di viuzze che raccontano la storia e racchiudono il DNA della città, offre un ampio ventaglio di ristorazione per tutti i gusti, tutte le tasche e abbraccia mille sfaccettature che spaziano dalle cucine orientali a quelle più radicate nella tradizione nostrana.
La domanda più difficile che mi pongono e alla quale non sempre rispondo in tempi brevi è quella sul dove mangiare bene piemontese a Torino. Nella bulimica proposta odierna si sono anche moltiplicati i locali che paventano ricette di una volta, l’essenza del Piemonte agricolo, di quello di una volta, trasposto in città. E spesso sono solo tristi tentativi di propinare una simil cucina piemontese.
La visita di questa settimana mi incuriosiva e nel contempo preoccupava, proprio per il proliferare delle pseudo piole per turisti disarmati di conoscenze del ricettario sabaudo. Il diminutivo del locale che per antonomasia dovrebbe riscaldare il cuore piace, un affettuoso vezzeggiativo che predispone al meglio. Ambiente rustico, tovaglie a quadri, perlinato d’antan, l’atmosfera è quella giusta, sino al menu di una sola pagina su cartoncino, molto rétro. E la lista dei vini su foglio A4 stampato alla buona? Tutto quanto ci si aspetta da una piola, senza fronzoli ed inutili ricerche estetiche fuorvianti. Sin dai primi istanti, si apprezza il personale discreto e sorridente.
Per accompagnare un assaggio degli antipasti dalle porzioni generose, viene proposta una bollicina. Attimo di timore, si teme il famigerato nome che ci porta lontani dal Piemonte. Ma poi al sentire “che ne dite di un Alta Langa di 70 mesi?”, si passa, in una manciata di secondi, dalla mancata smorfia a un sorriso largo così che alla degustazione del pas dosé 2019 di Tenute Rade diventa puro piacere. Tomini al verde, peperoni con spuma di formaggio, insalata russa con la maionese bella densa, giallo carico, come la faceva mia nonna, e un tagliere con squisiti salumi, Bra Tenero, Raschera e Gratin blu erborinato del caseificio biellese Rosso. Acciughe al verde buone ma non indimenticabili. Tra i secondi, assaggiati per pura golosità, perché già sazi dopo la carrellata di leccornie da vera osteria, il panciotto di bovino Piemontese targato La Granda e la parmigiana di melanzane, tanto buona seppur piemontese d’adozione. E per coronare un bel percorso, un calice di Langhe Nebbiolo del 2023 di Simone Cerruti. Tutta la potenza e l’eleganza del vitigno che considero tra le benedizioni della nostra regione.
Non abbiamo assaggiato primi e dolci, per avere un buon motivo per tornare quanto prima a rivivere un piacevolissimo momento guidati da Michele, direttore, dalla notevole competenza enologica e gastronomica che illustra con dovizia di informazioni quanto servito. Un piemontese doc? Assolutamente no, un sardo, a Torino da 12 anni, che ci ammalia ricordando che un tempo eravamo intimamente legati, Regno di Piemonte Sardegna docet e aggiungendo “da noi, questo tipo di locale si chiama sa piola”. Grazie Michele Seruis, lo dico sempre che il Piemontese è una lingua internazionale. A presto!
Pioletta - Trattoria piemontese
Via San Domenico, 4 - Torino
Tel. +39 351 42 33 563
https://www.instagram.com/pioletta_trattoriapiemontese/ - piolettaquadrilatero@gmail.com