LAGO MAGGIORE, AUMENTANO LE RISERVE IDRICHE PER L’AGRICOLTURA

L’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po ha dato il via libera all’innalzamento dei livelli idrometrici del Lago Maggiore fino a 1,40 metri. La decisione, formalizzata ieri al termine della Conferenza Istituzionale Permanente, introduce un aumento immediato della disponibilità idrica stimato tra 20 e 30 milioni di metri cubi, con effetti potenziali fino a cinque volte superiori nell’arco della stagione irrigua. Si tratta di una misura destinata a incidere direttamente sulla gestione delle crisi idriche nel bacino padano, con ricadute rilevanti per agricoltura, ambiente ed economia locale.


Più acqua senza nuove infrastrutture

L’intervento modifica il limite massimo di regolazione del lago, portandolo dagli attuali 1,25 metri fino a un range compreso tra 1,35 e 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende. L’aumento, pari a circa 10–15 centimetri, consente di incrementare significativamente la capacità di accumulo primaverile, rendendo disponibili volumi aggiuntivi nei momenti di massimo fabbisogno irriguo estivo. “Innalzare fino a 15 centimetri in più il livello del Lago Maggiore è uno straordinario esempio di come possiamo adattarci ai cambiamenti climatici, garantendo fino a 30 milioni di metri cubi in più senza nuove infrastrutture”, ha evidenziato il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Po Alessandro Delpiano. Secondo l’Autorità di Bacino del Po, l’operazione permette di ottenere riserve idriche aggiuntive senza ricorrere a nuove opere, rafforzando la gestione sostenibile degli invasi naturali in linea con le strategie europee di adattamento climatico.

 

Impatti diretti sulla risicoltura e sulla pianura padana

Il beneficio principale riguarda il comparto irriguo della pianura padana, con particolare riferimento alla risicoltura, settore in cui l’Italia detiene la leadership europea con oltre il 50% della produzione. “Si tratta di un segnale concreto di sostegno al mondo agricolo, che necessita di un adeguato apporto idrico nei momenti cruciali per la crescita delle colture”, hanno dichiarato gli assessori della Regione Piemonte Matteo Marnati e Paolo Bongioanni, sottolineando al contempo l’impegno a garantire il monitoraggio delle aree turistiche e la tutela delle produzioni di eccellenza come il riso.


L’acqua accumulata nel Lago Maggiore alimenta il fiume Ticino e, attraverso il reticolo dei canali irrigui, le aree risicole di Piemonte e Lombardia, in particolare Lomellina, Novarese e Vercellese. In condizioni di scarsità nivale e ridotta disponibilità nei bacini montani, la disponibilità di volumi aggiuntivi rappresenta un fattore critico per la stabilità produttiva. “La possibilità di innalzare i livelli fino a 1,40 metri consentirà di accumulare maggiori riserve idriche a beneficio dell’irrigazione della pianura padana e delle risaie lombarde”, ha aggiunto l’assessore lombardo Massimo Sertori, ricordando il ruolo della sperimentazione avviata già dal 2015.


Adattamento climatico e governance multilivello

La decisione è il risultato di un percorso decennale di sperimentazione e concertazione istituzionale che ha coinvolto Autorità di Bacino del Po, Regioni Piemonte e Lombardia, Consorzio del Ticino e organismi italo-svizzeri.

Il presidente del Consorzio del Ticino Paolo Seitone e il Regolatore delle acque del Lago Maggiore hanno espresso soddisfazione per il nuovo limite estivo di regolazione a 1,40 metri, evidenziando come la misura risponda alla situazione attuale di scarsa copertura nevosa e bassi livelli degli invasi idroelettrici. Dal punto di vista tecnico, la misura si inserisce nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, in un contesto caratterizzato da crescente variabilità delle precipitazioni e riduzione dell’accumulo nivale alpino.

 

Equilibrio tra agricoltura, ambiente e turismo

L’innalzamento dei livelli è stato definito tenendo conto anche delle esigenze ambientali e turistiche. Il sistema prevede un monitoraggio continuo per garantire la sicurezza idraulica e la tutela degli ecosistemi lacustri, oltre alla salvaguardia delle attività balneari. “Il nostro obiettivo è tutelare le colture d’eccellenza e preservare la stagione turistica estiva”, hanno ribadito gli assessori piemontesi, evidenziando la necessità di equilibrio tra i diversi usi della risorsa idrica.

La posizione del mondo agricolo

Dal punto di vista agricolo, la misura viene accolta positivamente come strumento operativo per affrontare le criticità idriche sempre più frequenti. La possibilità di aumentare la capacità di invaso senza nuovi impatti territoriali risponde a una delle principali esigenze espresse dalle organizzazioni professionali. Il provvedimento è giudicato un passo utile per rafforzare la resilienza delle imprese, in particolare nei distretti irrigui ad alta intensità come quello risicolo.

 

Un modello potenzialmente replicabile

La fase attuale resta sperimentale e sarà accompagnata da un monitoraggio biennale, con l’obiettivo di consolidare il nuovo regime attraverso un accordo stabile anche con la Confederazione elvetica. Se confermata la misura potrà rappresentare un modello replicabile per altri bacini italiani, contribuendo a rafforzare la resilienza del sistema agricolo nazionale di fronte alle sfide climatiche e alla crescente competizione per la risorsa idrica.