MAREMMA TOSCANA IN CONTROTENDENZA: “TAGLIARE LE RESE NON BASTA, SERVONO INTERVENTI STRUTTURALI”
Mentre la vendemmia si avvicina e molti consorzi italiani scelgono la via della riduzione della produzione per riequilibrare un mercato appesantito dalle giacenze, il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, guidato dal presidente Francesco Mazzei, respinge la riduzione delle rese come strumento di gestione dell’offerta, giudicandola inefficace per il proprio territorio.
Il ragionamento del Consorzio parte da un dato tecnico: in Maremma Toscana le rese effettive di uva per ettaro sono già ampiamente al di sotto dei limiti di disciplinare, per cui un ulteriore taglio “sulla carta” non produrrebbe alcun effetto reale sui volumi immessi sul mercato. «Ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall’analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti», ha dichiarato Mazzei. La denominazione presenta infatti caratteristiche produttive che portano, nella pratica, a rese agronomiche mediamente inferiori ai massimali consentiti dal disciplinare.
La proposta alternativa del Consorzio guarda al potenziale viticolo piuttosto che alla resa per ettaro: bloccare, per uno o meglio due anni, l’aumento automatico dell’1% annuo della superficie vitata autorizzata – un meccanismo che, secondo Mazzei, ha reso l’Italia l’unico tra i grandi Paesi produttori europei ad ampliare il proprio potenziale negli ultimi anni – e affiancarlo a estirpazioni mirate nelle aree meno vocate, senza intaccare le risorse destinate alla promozione e all’innovazione. Un’attenzione particolare va anche all’evoluzione dei consumi, con la domanda che si sposta sempre più verso i vini bianchi.
La posizione della Maremma si inserisce in un dibattito nazionale ormai acceso da mesi. Con le giacenze ancora elevate e i prezzi di numerose denominazioni sotto pressione, l’Unione Italiana Vini ha più volte sollecitato uno stop ai nuovi impianti e un contenimento strutturale della produzione, escludendo però piani generalizzati di estirpo. Sul fronte dei tagli di resa, il quadro resta comunque molto articolato: dal Brunello di Montalcino (da 80 a 70 quintali per ettaro) al Chianti e al Chianti Classico, fino alla richiesta di riduzione del 20% avanzata dal Consorzio Toscana Igt. Diverso l’approccio del Soave, che ha scelto invece di limitare le superfici rivendicabili.
Anche il Piemonte conferma la linea del contenimento. Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha approvato per la vendemmia 2026 il taglio del 10% per Barbera d’Alba Doc e Langhe Nebbiolo Doc, che scendono a 90 quintali per ettaro (con esubero massimo al 20%), oltre alla conferma della riduzione dei superi dal 20% al 5% per Barolo, Barbaresco, Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo. Sul fronte del Moscato, il Consorzio di Tutela dell’Asti Docg ha invece scelto la stabilità: dopo un confronto in Regione Piemonte tra componente agricola e industria, la resa massima per il Moscato d’Asti Docg è stata confermata a 85 quintali per ettaro, in linea con la scorsa vendemmia, con l’impegno a rivedere i parametri all’inizio del 2027 sulla base dell’andamento delle vendite, attualmente attestate intorno agli 85 milioni di bottiglie annue.
La posizione della Maremma Toscana non nega dunque l’urgenza di riequilibrare domanda e offerta, ma propone un approccio diverso: anziché intervenire sulle rese, agire direttamente sul potenziale produttivo attraverso una programmazione di medio periodo. Un’impostazione destinata ad alimentare il confronto tra i consorzi nelle prossime settimane, mentre si definiscono le ultime decisioni in vista della vendemmia.
Foto: Consorzio Vini della Maremma Toscana