MEMORANDUM D'INTESA ITALIA-INDIA: NUOVI SCENARI PER DOP, IGP E COOPERAZIONE AGROALIMENTARE

Il 20 maggio 2026, a margine dell'incontro bilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi presso Villa Doria Pamphili a Roma, il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha siglato con la controparte indiana un Memorandum d'Intesa sulla cooperazione agricola tra Italia e India. L'accordo segna una svolta significativa nelle relazioni bilaterali nel settore primario e apre prospettive concrete per l'export agroalimentare italiano in uno dei mercati con il più elevato potenziale di crescita al mondo.

 

Il quadro normativo superato e la nuova architettura dell'accordo

 

Il documento sottoscritto sostituisce integralmente il precedente quadro di riferimento di cooperazione bilaterale in materia di agricoltura e fitopatologia, risalente al 2008 e rinnovato nel 2017, giudicato ormai inadeguato a rispondere alle dinamiche attuali dei mercati e alle esigenze strutturali dei due sistemi agricoli. La nuova intesa si inserisce in un contesto geopolitico più ampio: pochi mesi prima, Italia e Unione Europea avevano già sottoscritto con l'India un trattato di facilitazione degli scambi commerciali, delineando un percorso progressivo di avvicinamento economico. Il Memorandum è vincolante per un periodo iniziale di cinque anni, con rinnovo automatico per un ulteriore quinquennio in assenza di denuncia da parte di uno dei due contraenti. Non comporta oneri aggiuntivi a carico dei rispettivi bilanci statali.

 

Aree tematiche: tutela delle denominazioni, agricoltura sostenibile, meccanizzazione

 

Il testo dell'accordo copre un perimetro tematico particolarmente articolato, che tocca pressoché tutti i comparti rilevanti del settore primario. Sul piano delle indicazioni geografiche, l'intesa pone le basi per un reciproco riconoscimento e per la protezione attiva delle DOP e IGP italiane nel mercato indiano, contrastando i fenomeni di contraffazione e Italian sounding — un aspetto di primaria rilevanza per l'Italia, che con oltre 900 denominazioni registrate a livello europeo è il primo Paese UE per numero di IG. Sul versante agronomico, il documento promuove lo scambio di conoscenze e buone pratiche relative all'agricoltura sostenibile e di precisione, con riferimento alla gestione ottimizzata delle risorse idriche, dei nutrienti e della difesa fitosanitaria. Altrettanto centrale è la cooperazione nel settore sementiero e nella protezione delle varietà vegetali, che tocca la tutela della proprietà intellettuale sulle innovazioni genetiche e la gestione del germoplasma, affiancata da un impegno condiviso per la valorizzazione della biodiversità agricola autoctona dei due Paesi.


L'accordo estende poi il proprio perimetro alla meccanizzazione agricola, alla zootecnia, alla pesca e all'acquacoltura — comparti nei quali il trasferimento tecnologico dall'Italia verso l'India presenta un potenziale particolarmente significativo — nonché alle tecnologie per la trasformazione alimentare, con possibili ricadute industriali per le imprese italiane attive nell'engineering di processo.

 

Il ruolo della ricerca: CREA e ICAR al centro dell'intesa

 

Un elemento qualificante del Memorandum è la sinergia istituzionale tra il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) italiano e l'ICAR (Indian Council of Agricultural Research) indiano. Le due istituzioni di ricerca applicata sono chiamate ad avviare programmi congiunti e a promuovere la nascita di joint venture tra imprese agricole e agroalimentari dei due PaesiCome dichiarato dal ministro Lollobrigida in sede di firma, la direttrice generale del CREA Maria Chiara Zaganelli avrà un ruolo di primo piano nel coordinare questa collaborazione scientifica, che potrà declinarsi in sperimentazioni agronomiche comparate, programmi di dottorato e ricerca congiunta, nonché nello sviluppo di nuove tecnologie applicabili in entrambi i contesti produttivi.

 

Le opportunità per l'export: il vino apripista

 

Sul versante commerciale, l'accordo si intreccia con la traiettoria già avviata dall'UE per la riduzione dei dazi sull'import indiano di prodotti agroalimentari europei. Particolarmente significativa è la prospettiva per il comparto vitivinicolo: le tariffe doganali indiane sul vino, attualmente fissate al 150%, sono destinate a scendere progressivamente fino al 20%, un livello che renderebbe il mercato indiano strutturalmente accessibile per i produttori italiani, oggi di fatto esclusi da una concorrenza reale con le produzioni locali e con i vini provenienti da Paesi terzi con regimi tariffari più favorevoli. Analoghe opportunità si prospettano per l'intero paniere delle eccellenze agroalimentari italiane, quali formaggi DOP, salumi IGP, olio extravergine d'oliva, pasta, conserve, in un mercato di oltre 1,4 miliardi di consumatori con una classe media in rapida espansione e una domanda crescente di prodotti alimentari di qualità importati.

 

La governance dell'accordo

 

Per assicurare continuità e operatività all'accordo, il testo prevede la costituzione di un Gruppo di Lavoro Congiunto (Joint Working Group) composto da alti funzionari delle rispettive amministrazioni. L'organo si riunirà alternativamente in Italia e in India, con possibilità di incontri in videoconferenza, e potrà articolarsi in sottogruppi tecnici tematici per approfondire specifiche aree di intervento. Questo modello di governance garantisce flessibilità operativa e capacità di adattamento alle priorità emergenti nel corso del quinquennio.

 

Implicazioni per il sistema delle indicazioni geografiche

 

Dal punto di vista del sistema IG, l'accordo si colloca in una fase particolarmente favorevole per la diplomazia delle denominazioni. Il nuovo Regolamento UE sulle Indicazioni Geografiche, approvato dal Parlamento europeo nel febbraio 2024, ha rafforzato la base giuridica europea per la tutela internazionale delle IG, creando le condizioni per accordi bilaterali più incisivi. Il Memorandum con l'India si inserisce in questa strategia, ponendo le premesse per l'istituzione di meccanismi di protezione effettiva delle denominazioni italiane nel subcontinente, dove la contraffazione e il fenomeno dell'Italian sounding rappresentano un danno economico stimato in miliardi di euro annui per il sistema produttivo nazionale.

 

Il Memorandum d'Intesa Italia-India rappresenta un passo di rilievo nella costruzione di un sistema di relazioni agricole bilaterali più moderno, capace di coniugare tutela delle eccellenze italiane, trasferimento tecnologico e sviluppo commerciale. La sfida ora è trasformare le intenzioni politiche in strumenti operativi concreti, attraverso il lavoro del Gruppo di Lavoro Congiunto e la collaborazione tra CREA e ICAR. Per il settore agroalimentare italiano, in particolare per i consorzi di tutela delle DOP e IGP e per le imprese esportatrici, si tratta di un'opportunità da seguire con attenzione e da capitalizzare con strategie commerciali mirate verso un mercato che, per dimensioni e potenziale, non ha eguali a livello globale.