MERCATI ALL'INGROSSO, LA FILIERA SI ORGANIZZA: INSEDIATA LA CONSULTA NAZIONALE DI ITALMERCATI
Si è insediata formalmente, in riunione plenaria, la Consulta dei Mercati all’Ingrosso, il nuovo organismo promosso da Italmercati per dare rappresentanza unitaria a un comparto che, fino a oggi, aveva faticato a trovare una regia comune presso le istituzioni nazionali ed europee. L’evento è la tappa più recente di un percorso avviato lo scorso aprile a Macfrut 2026 di Rimini, dove per la prima volta si era riunito il tavolo con l’obiettivo di trasformare i centri agroalimentari in veri e propri hub logistici interconnessi, capaci di integrare il sistema portuale, ferroviario e degli interporti per ottimizzare la circolazione delle merci e accrescere il valore aggiunto del prodotto italiano.
Un comparto che vale 11 miliardi
Secondo il Rapporto Italmercati-ISMEA 2025, presentato al CNEL di Roma lo scorso ottobre i mercati all'ingrosso italiani muovono oltre 11 miliardi di euro di fatturato e coinvolgono più di 26.000 addetti in 22 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale. Queste 22 strutture aderenti alla rete Italmercati, che non esauriscono l'intero sistema, si estendono su 9,6 milioni di metri quadrati complessivi e accolgono ogni anno oltre 7 milioni di veicoli e 9 milioni di visitatori, con 4.000 imprese attive per un giro d'affari in cui l'80% è concentrato nel comparto ortofrutticolo, seguito da ittico, florovivaismo e carni.
Il dato sull'ortofrutta è particolarmente significativo se si considera che, secondo i dati ISTAT 2024 riportati nel Rapporto, l'ortofrutta è il primo comparto dell'agricoltura italiana con 18,9 miliardi di euro di valore alla produzione. Attraverso i mercati all'ingrosso transita circa il 50% dell'offerta ortofrutticola complessiva, un terzo di quella ittica e il 10% delle carni.
Ma il sistema presenta un paradosso strutturale ben noto agli addetti ai lavori: in Italia i mercati agroalimentari all'ingrosso sono 137, un numero sei volte superiore a quello di Spagna e Francia, ma con un giro d'affari complessivo di circa 11 miliardi di euro, inferiore ai 14 miliardi della Spagna e ai 12,5 miliardi della Francia. Più strutture, meno efficienza: è la fotografia di un sistema polverizzato che la Consulta intende affrontare con una proposta di riforma legislativa.
Chi rappresenta la Consulta
La Consulta non nasce per rappresentare l'intera galassia dei 137 mercati italiani, bensì come tavolo di coordinamento tra i soggetti organizzati. Ne fanno parte Italmercati - la rete d'imprese dei principali mercati all'ingrosso nazionali - e Fedagromercati-Confcommercio, la federazione nazionale che con le sue associazioni territoriali rappresenta 28 mercati italiani. Accanto a questi, siedono al tavolo le principali organizzazioni agricole: Coldiretti, Confagricoltura e Cia. Completano la composizione Pietro Mauro per Fruitimprese e rappresentanti dei singoli mercati: Paolo Merci, vicepresidente Italmercati e direttore di Veronamercato; Gianni Ratto, amministratore delegato della società di gestione del Mercato di Genova; Giorgio Licheri, direttore generale del Mercato Agroalimentare della Sardegna. L'obiettivo è diventare l'interlocutore di riferimento per Ministeri, Regioni e istituzioni europee, ma con un'ambizione di allargamento progressivo: il prossimo passo sarà quello di coinvolgere anche la GDO e il dettaglio, perché il sistema sta cambiando e c'è bisogno di crescere insieme.
Tre priorità all'ordine del giorno
Dall'insediamento plenario emergono tre dossier concreti. Il primo è la riforma normativa: la proposta di legge avanzata da Italmercati punta a costruire una rete nazionale più snella, basata su un numero ridotto di mercati più grandi, strutturati e strategici, individuando criteri economici e territoriali per gli hub capaci di garantire servizi avanzati e un ruolo centrale nella distribuzione. Il secondo riguarda una strategia comune sugli orari dei mercati, tema che tocca direttamente l'operatività quotidiana degli operatori e che varia sensibilmente da città a città. Il terzo è il dossier imballaggi, sempre più rilevante alla luce delle normative europee.
I principali mercati della rete
Nel panorama italiano alcuni centri spiccano per dimensioni e ruolo strategico. Il mercato ortofrutticolo di Milano (gestito da Sogemi) è il più grande d'Italia per quantità di prodotti commercializzati, con oltre 1 milione di tonnellate l'anno, e prima fonte di importazione per i mercati del paese. Il Centro Agroalimentare Roma (CAR) è il principale polo del Centro-Sud. A Torino il CAAT, rilevante per il Piemonte, registra annualmente tra i 5,5 e i 6 milioni di quintali di ortofrutta, tra i principali mercati ortofrutticoli italiani insieme a Milano e Fondi (LT). Completano il quadro dei grandi poli il CAAN di Napoli, Veronamercato, il CAAB di Bologna e il Mercato Agroalimentare della Sardegna.
Una domanda di prodotto locale che cresce
Il Rapporto Italmercati-ISMEA 2025 fotografa anche un trend di consumo che va nella direzione dei mercati: il 73% degli italiani dichiara di prestare maggiore attenzione all'origine e alla tracciabilità dei prodotti, mentre il 68% privilegia alimenti locali e di stagione. I mercati all'ingrosso, per loro natura snodi di prodotto fresco e locale, potrebbero trarre vantaggio da questa domanda, a patto di sapersi proporre come infrastrutture trasparenti e moderne. È anche per questo che la Consulta punta a rendere più conveniente per le aziende agricole essere presenti nei mercati con postazioni e personale stabile.