MOSCATO D'ASTI DOCG: INTESA SULLE RESE A 85 QUINTALI PER ETTARO PER LA VENDEMMIA 2026

Il cda del consorzio di tutela approva la proposta. Ricagno: "Buon punto di condivisione tra le parti". Bongioanni: "Risultato di buon senso". Previsto a inizio 2027 un nuovo monitoraggio per orientare la programmazione della vendemmia dell’anno prossimo.

 

Intesa raggiunta. Il consiglio d’amministrazione del Consorzio di Tutela dell'Asti docg e Moscato d'Asti docg ha approvato la proposta di fissare la resa massima per la vendemmia 2026 a 85 quintali per ettaro, in linea con i quantitativi dello scorso anno, con ulteriori 15 quintali di supero e l'impegno a rivedere i parametri produttivi in funzione dell'andamento di mercato. La decisione, adottata lunedì 22 giugno, chiude una fase di confronto serrato tra la componente agricola e quella industriale della filiera, culminata nel tavolo regionale del 18 giugno scorso convocato dall'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte Paolo Bongioanni.


La posizione del Consorzio e della Regione


“Anche a conferma del peso che la docg del Moscato d’Asti ha su un ampio territorio del Piemonte, riteniamo come consiglio d’amministrazione di aver trovato un buon punto di condivisione fra le diverse parti all'interno della filiera, per mantenere quella sostenibilità economica dell'intero comparto che ha sempre contraddistinto il mondo dell'Asti” ha dichiarato il presidente del Consorzio Stefano Ricagno, aggiungendo che la soluzione “nasce da un confronto condiviso tra le diverse componenti della filiera e si inserisce in una strategia di gestione responsabile dell'offerta”. Ricagno ha anche sottolineato il rilievo dell'impegno espresso dalle case spumantiere a continuare a sostenere la denominazione e la remunerazione della materia prima.


Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore Paolo Bongioanni, che ha definito il risultato “un punto di caduta ragionevole, frutto dell'accordo raggiunto fra la componente agricola e quella industriale. Raggiungere un equilibrio sostenibile fra produzione e gestione previsionale delle giacenze dà ancora più spinta alle azioni di promozione che la Regione continuerà a sostenere con forza” ha aggiunto l'assessore, citando il ruolo dell'Asti DOCG come “Vino dell'Anno 2026” e il lancio del cocktail “Asti Vibes”, realizzato in abbinamento con il Vermouth di Torino IGP, già previsto a Fancy Food di New York nei prossimi giorni.


Il plauso di Coldiretti e di Confagricoltura Piemonte


“Le nostre imprese vitivinicole stanno già facendo i conti con costi di produzione sempre più elevati e con un mercato difficile – sottolinea Monica Monticone, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega al vitivinicolo –. Per le circa 3.500 aziende coinvolte, la resa a 85 quintali per ettaro rappresenta già un sacrificio importante. Era quindi fondamentale che l'industria rivedesse la propria posizione iniziale”. Per Coldiretti il mantenimento delle rese è solo uno degli aspetti da affrontare. Sul tavolo resta infatti il tema dei prezzi riconosciuti ai produttori, ritenuti decisivi per garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole.

“Ci auguriamo che la collaborazione dimostrata dall'industria prosegua anche nella definizione dei prezzi di riferimento – spiegano la presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari e il delegato confederale Bruno Rivarossa –. È necessario valorizzare il lavoro degli imprenditori vitivinicoli e difendere il valore della docg Asti, simbolo dei nostri territori e di un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere».

 

Positivo il riscontro di Confagricoltura Piemonte. “La resa di 85 quintali per ettaro consente di salvaguardare la sostenibilità economica delle imprese senza compromettere gli equilibri della denominazione” ha dichiarato il presidente Enrico Allasia, sottolineando che si tratta di “una scelta che va nella direzione indicata dal territorio e che riconosce gli sforzi sostenuti dai produttori in questi anni”. Allasia ha espresso apprezzamento anche per il ruolo svolto dall'assessore Bongioanni nel favorire il dialogo tra tutte le componenti della filiera, definendo il confronto tra produttori, industria, istituzioni e Consorzio “determinante” in un momento di sfide importanti sui mercati internazionali.


Gian Luca Demaria, presidente della Sezione Vitivinicola di Confagricoltura Piemonte, ha anche segnalato un elemento di attenzione agronomica per la stagione in corso: “l'andamento meteorologico delle ultime settimane evidenzia un anticipo delle fasi vegetative rispetto alla media storica”, con una vendemmia che potrebbe presentare caratteristiche particolari e richiederà un attento monitoraggio.


Un meccanismo di programmazione per il futuro


L'elemento forse più significativo della decisione del Consorzio non riguarda solo il dato quantitativo di quest'anno, ma l'impegno a strutturare un meccanismo di programmazione per il futuro. L’ente di tutela si è infatti impegnato a fornire già nei primi mesi del 2027 un'indicazione chiara all'intera filiera, basata sull'analisi dei dati di mercato al 31 dicembre 2026. Se le vendite si manterranno in linea con gli attuali livelli, pari a circa 85 milioni di bottiglie annue, la resa potrà essere confermata a 85 q/ha. Qualora si registrasse invece una diminuzione delle fascette consegnate rispetto ai volumi attuali, la programmazione produttiva si orienterà verso una resa non superiore a 80 q/ha.


È un passo verso quella continuità di confronto che la filiera aveva bisogno di darsi. I dati di contesto lo confermano: al 1° giugno 2026 le bottiglie fascettate ammontano a 31 milioni e 453mila unità, con un calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le due DOCG si muovono in modo differenziato - l'Asti docg segna un + 1%, il Moscato d'Asti DOCG arretra del 10% per il crollo del mercato statunitense - in un quadro che dal 2022 a oggi ha visto oscillazioni significative: dai 100 milioni di bottiglie del picco post-Covid ai 74,7 milioni del 2025, con i viticoltori che hanno progressivamente ridotto le rese da 100 a 90 q/ha nella vendemmia 2025 e ora a 85 per quella 2026.


L'impegno a fornire indicazioni anticipate per la vendemmia 2027, già a inizio anno, va nella direzione di dare alla filiera e soprattutto ai viticoltori  quella prevedibilità necessaria per programmare la gestione dei vigneti con il tempo sufficiente. Un segnale che, insieme alla compattezza dimostrata al tavolo del 18 giugno da sindaci, organizzazioni agricole e Consorzio, e alla conferma del sostegno istituzionale della Regione, indica che la denominazione ha gli strumenti per affrontare il momento delicato con maggiore coesione.