NASCE EFOI, LA FEDERAZIONE EUROPEA DELLE OLIVE DA TAVOLA
È nata EFOI - European Federation of Olive Industry, promossa da ASSOM (Italia), PEMETE (Grecia) e Asemesa (Spagna). A presiedere l'organizzazione, che avrà sede a Roma, sarà lo spagnolo Francisco Torrent Cruz, presidente di Asemesa. Il battesimo ufficiale della federazione si è tenuto a Roma, a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura. All'evento sono intervenuti Antonio De Mora, segretario generale di Asemesa e direttore di EFOI, Kostas Zoukas, presidente di PEMETE, Angelo Moreschini, presidente di ASSOM, e Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.
Un comparto in forte espansione, finora privo di voce europea
I numeri descrivono un comparto tutt'altro che marginale. Nella campagna 2024-25, in ambito UE, sono state prodotte 858mila tonnellate di olive da tavola, mentre in media il mercato internazionale veicola oltre 3 milioni di tonnellate ogni anno. Il consumo mondiale è cresciuto del 194% negli ultimi trent'anni. Solo in Europa, secondo i dati COI, i consumi sfiorano le 600mila tonnellate, con i principali mercati di sbocco che comprendono, oltre agli stessi Paesi produttori, anche USA, Brasile e Canada. Negli ultimi cinque anni la produzione europea di olive da tavola ha registrato un incremento del 7%, in linea con la crescita mondiale dell'8%. Un dinamismo che, fino ad oggi, non aveva trovato corrispondenza in una rappresentanza istituzionale adeguata a Bruxelles. Secondo le stime di EFOI, circa 80mila imprese agricole in tutta Europa sono coinvolte nella produzione di olive da tavola, creando occupazione in tutto il Mediterraneo, anche nelle zone rurali più svantaggiate.
Perché adesso: dazi, Mercosur e concorrenza sleale
La nascita di EFOI non è casuale nel suo tempismo. Il comparto delle olive da mensa si trova a fronteggiare un groviglio di minacce commerciali che richiedono una risposta coordinata e autorevole in sede europea. Sul fronte nordamericano i dazi statunitensi rappresentano un onere tutt'altro che trascurabile.
Ancora più delicato il fronte Mercosur. Dal 1° maggio 2026 è entrato ufficialmente in vigore l'accordo commerciale provvisorio tra Unione Europea e Mercosur. Se per molte categorie merceologiche l'intesa rappresenta un'opportunità, per le olive da tavola il quadro è assai meno favorevole. L'accordo prevede che l'attuale dazio del 12,8% sulle olive da tavola provenienti dal Mercosur e destinate all'UE venga gradualmente eliminato nell'arco di sette anni. Al contrario, le esportazioni di olive da tavola dai paesi dell'UE verso i mercati del Mercosur sono soggette a una tariffa pari a circa il 12,6%, la cui eliminazione o riduzione non è prevista ai sensi dell'accordo. Una asimmetria che le tre associazioni fondatrici di EFOI - Asemesa, ASSOM e PEMETE - avevano già denunciato congiuntamente, parlando di un "equilibrio competitivo inaccettabile". Argentina, importante produttore latinoamericano, aveva peraltro ottenuto che le olive da tavola fossero classificate come prodotto agricolo "sensibile", mantenendo così le barriere verso i prodotti europei. A complicare ulteriormente il quadro competitivo c'è la pressione dei Paesi nordafricani, in particolare del Marocco, che operano con standard produttivi e lavorativi significativamente diversi da quelli imposti agli operatori europei: un vantaggio competitivo di costo che le aziende del Mediterraneo comunitario non possono semplicemente ignorare.
Che cosa farà EFOI
Con una rappresentanza strutturata a Bruxelles la nuova federazione potrà finalmente sedere ai tavoli che contano. Le priorità dichiarate sono molteplici: la difesa del settore negli accordi commerciali internazionali, il contrasto alla concorrenza sleale, e il rilancio dei programmi di promozione UE dei prodotti agroalimentari, che finora, secondo le stesse associazioni fondatrici, non hanno inciso in modo adeguato sulla competitività e il posizionamento internazionale delle olive "Made in Europe". Un punto, quest'ultimo, di stretto interesse anche per la filiera olivicolo-olearia nel suo complesso, che EFOI intende coinvolgere nell'azione di lobbying europeo. Sullo sfondo, rimane aperta la questione strutturale: l'olivicoltura europea, tra le più pregiate al mondo per qualità e tradizione, fatica a consolidare una posizione di forza nei mercati internazionali non per difetto di eccellenza ma per carenza di rappresentanza e coordinamento. EFOI nasce per colmare esattamente questo vuoto, portando a Bruxelles la voce di un comparto, quello delle olive da tavola, che vale miliardi di euro e dà lavoro a decine di migliaia di famiglie rurali in tre dei principali Paesi produttori d'Europa.
Nella foto, da sinistra: De Mora, Zoukas, Moreschini