OCM ORTOFRUTTA NELLA PAC 2028-2034, UN CONFRONTO OSPITATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Il convegno "La nuova PAC 2028-2034 è davvero europea?", organizzato da Italia Ortofrutta e promosso da Marco Cerreto, ha riunito il 19 giugno a Roma parlamentari italiani ed europei, governo e organizzazioni di produttori. Al centro del dibattito il rischio che la riforma comunitaria smantelli un modello OCM che funziona, penalizzando l'Italia più degli altri.
L'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati ha ospitato il convegno "La nuova PAC 2028-2034 è davvero europea? Sfide e criticità per il sistema ortofrutticolo organizzato", organizzato da Italia Ortofrutta Unione Nazionale su iniziativa dell'onorevole Marco Cerreto, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Agricoltura a Montecitorio. La scelta di portare il tema della riforma della Politica Agricola Comune nel cuore del Parlamento italiano significa rivendicare che le decisioni che si prendono a Bruxelles nelle prossime settimane riguardano direttamente la tenuta di un comparto che vale circa 19 miliardi di euro e costituisce un quarto dell'intera produzione agricola nazionale.
La platea ha riunito un parterre istituzionale di primo piano. Per il governo ha portato il contributo il sottosegretario al Masaf - Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Patrizio La Pietra, espressione di Fratelli d'Italia e voce consolidata del comparto primario nell'esecutivo Meloni. Dal Lazio è intervenuto Antonello Aurigemma, presidente del consiglio regionale. Sul fronte europeo si sono confrontati esponenti di diversi gruppi politici: Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento Europeo (FdI/ECR), attenta da sempre al nesso tra coesione territoriale e PAC; Carlo Fidanza, eurodeputato FdI e membro della Commissione AGRI del PE; Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia anch'egli in Commissione AGRI (PPE); e Dario Nardella, coordinatore socialdemocratico (S&D) della stessa commissione. La presenza di relatori di diversa appartenenza politica ha conferito al dibattito un respiro trasversale. Per la filiera agroalimentare allargata è intervenuto Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia.
A tenere le fila dell'evento sono stati il presidente di Italia Ortofrutta, Andrea Badursi, e il direttore Vincenzo Falconi, che rappresentano le oltre 160 Organizzazioni di Produttori (OP) e Associazioni di OP aderenti all'Unione, per un fatturato espresso di 2,7 miliardi di euro.
Il titolo del convegno - "La nuova PAC 2028-2034 è davvero europea?" - è già una presa di posizione. La domanda non è retorica: Italia Ortofrutta ha espresso forte preoccupazione per le ipotesi contenute nelle bozze dei nuovi regolamenti europei, a partire dall'introduzione del cosiddetto "Fondo Unico" che rischia di generare profonde disuguaglianze tra Stati membri, lasciando ai singoli Paesi la gestione delle risorse e delle tempistiche di attuazione. Un sistema del genere, secondo i produttori, tradirebbe il principio fondativo di regole comuni per tutti: “La proposta di riforma così com'è ci penalizza. Vogliamo continuare a poter giocare in attacco in un quadro di regole chiare, semplici e uguali in tutta Europa”.
L'attuale OCM ortofrutta funziona attraverso il FEAGA (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia), garantendo uniformità applicativa tra tutti gli Stati membri. La proposta della Commissione di far confluire tutto in un Fondo Unico, gestito a livello nazionale nell'ambito dei Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, comporta il cambiamento dei regolamenti delle OCM e l'aggiornamento delle disposizioni nel quadro del nuovo sistema di distribuzione delle risorse. Per l'ortofrutticolo, con i suoi prodotti altamente deperibili e cicli commerciali rapidi, i ritardi burocratici che potrebbero derivarne sarebbero incompatibili con le esigenze operative delle imprese. Il plafonamento delle risorse e l'introduzione di un possibile cofinanziamento nazionale rischiano inoltre di ridurre ulteriormente la capacità delle OP di aggregare nuovi produttori e di investire in sviluppo, generando sperequazioni tra i diversi Paesi europei.
Eppure i numeri dimostrano che il modello OCM ha funzionato: l'intervento settoriale ortofrutta rappresenta appena l'1,3% dell'intero bilancio PAC europeo, circa un miliardo di euro annui, ma ha prodotto risultati estremamente rilevanti in termini di organizzazione dell'offerta, crescita imprenditoriale e competitività del settore. Per l'Italia in particolare il ritorno è stato eccezionale: da primo utilizzatore storico dei fondi OCM, il Paese ha costruito un sistema di OP che oggi è tra i più strutturati d'Europa.
De Meo ha definito l'OCM un modello virtuoso che ha consentito alle Organizzazioni dei Produttori di crescere, aggregarsi e rafforzare la propria presenza sul mercato: “Stiamo lavorando affinché l'OCM ortofrutta non venga snaturata. Si tratta di uno strumento che ha favorito lo sviluppo delle imprese e la creazione di valore lungo tutta la filiera”. Sul fronte S&D, Nardella ha portato la voce di chi, da un orientamento politico diverso, condivide la necessità di difendere gli strumenti comunitari settoriali contro la logica della rinazionalizzazione delle politiche. Sberna ha a sua volta sottolineato come coesione e PAC debbano continuare a essere decise insieme ai territori: “Lavoriamo perché coesione e PAC continuino a essere decise insieme ai territori”.
Nelle prossime settimane il Parlamento Europeo è chiamato a esprimere la propria posizione sulla proposta legislativa della Commissione e il negoziato interistituzionale entrerà nella sua fase più intensa. Il messaggio che Roma ha inviato a Bruxelles è unitario al di là delle appartenenze politiche: la nuova PAC deve restare davvero europea, con regole comuni, risorse adeguate e un'OCM ortofrutta che non venga smantellata, ma rafforzata.