OLIO: GIACENZE ABBONDANTI, PREZZI IN DISCESA. IL MERCATO CERCA IL SUO NUOVO EQUILIBRIO
Al 30 aprile 2026 lo stock nazionale di olio di oliva si attesta a 291.727 tonnellate, con l'80,3% rappresentato da olio extravergine (EVO). È quanto emerge dal report n. 5/2026 del Dipartimento ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, elaborato sulla base di circa 19.500 registri telematici dell'olio (RTO). Il dato più significativo è il confronto tendenziale su base annua: le giacenze risultano superiori del 42,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un segnale che non sorprende, considerato che Coldiretti, Unaprol e FOA Italia avevano stimato un aumento produttivo del 30% per la campagna 2025/26 rispetto alla precedente, con produzioni attese vicine alle 300.000 tonnellate. Stime poi sostanzialmente confermate: secondo il Report 2026 dell’Area Studi Mediobanca, la produzione italiana 2025/26 si porta a circa 300.000 tonnellate, con prezzi in calo ed export in crescita.
La struttura delle giacenze
Andando nel dettaglio, sull'EVO totale detenuto in Italia (234.340 t) il 61,4% è di origine italiana (143.951 t), il 28% proviene da altri Paesi UE e il restante 10,6% da Paesi extra-UE e blend. Degna di nota è la crescita dell'EVO italiano rispetto ad aprile 2025: + 100,3%, vale a dire un raddoppio delle scorte di prodotto nazionale in dodici mesi. Contestualmente le giacenze mensili registrano una flessione del 4,1% rispetto al 31 marzo 2026, trainata principalmente dall'EVO italiano (- 6,4%) e dall'EVO di origine UE (- 2,7%), parzialmente compensata dall'aumento degli oli Extra-UE (+ 21,4%).
La geografia dell'olio
La distribuzione territoriale conferma strutture consolidate: il 54% della giacenza nazionale è concentrato al Sud, con Puglia (34,7%) e Calabria (11,9%) in posizione dominante. Seguono il Centro (29%), trainato dalla Toscana (16,6%) e dall'Umbria (9,7%), mentre il Nord conta solo per il 10% e le Isole per il 7%. A livello provinciale, Bari da sola detiene il 18,5% delle giacenze nazionali (54.042 t), seguita da Perugia e Barletta-Andria-Trani (entrambe al 9,2%). Le prime dieci province in classifica concentrano il 66,3% dell'intero stock nazionale.
Biologico e DOP/IGP: produzioni limitate in forte espansione
Particolarmente significativo è il balzo dell’olio biologico: con 46.199 tonnellate in giacenza, il comparto BIO segna un incremento del + 90,3% rispetto all’anno precedente, di cui il 99,7% è EVO (fonte: ICQRF – Frantoio Italia, report n. 5/2026). Il prodotto biologico di origine italiana rappresenta il 79,9% del totale BIO detenuto, con Puglia (37,2%), Calabria (20,1%) e Toscana (12,9%) ai vertici. Si tratta di un segnale importante, che testimonia la risposta produttiva a una domanda crescente di qualità certificata. Sul fronte delle denominazioni geografiche, nonostante le 50 indicazioni geografiche registrate, la concentrazione rimane alta: le prime 4 DOP/IGP per giacenza - Terra di Bari (47,2%), Sicilia (15,2%), Val di Mazara (7,4%) e Olio di Calabria (5,9%) - pesano da sole per il 75,8% del totale IG in giacenza, pari a circa 22 milioni di litri (+34,2% rispetto ad aprile 2025). L’olio a DOP/IGP rappresenta il 6,9% delle giacenze complessive e l’8,6% dell’EVO stoccato (fonte: ICQRF – Frantoio Italia, report n. 5/2026): valori ancora modesti, che rivelano un potenziale di valorizzazione territoriale largamente inespresso.
Il contesto di mercato: prezzi in riassestamento
I dati del Frantoio Italia vanno letti sullo sfondo di una congiuntura di mercato complessa. I prezzi dell’EVO sono calati da 9,6 euro/kg a settembre 2025 a 7,3 euro/kg a dicembre 2025, con una discesa di 2,3 euro/kg in soli quattro mesi (fonte: Borsa merci di Bari/ISMEA). La flessione era, a posteriori, largamente prevedibile: dopo un biennio di scarsità produttiva spagnola che aveva sostenuto artificialmente le quotazioni, il ritorno a una produzione più normale ha riportato i prezzi verso la media storica. Nel primo trimestre 2026 il mercato ha mostrato sostanziale stabilità, con l’EVO convenzionale italiano quotato intorno a 6,90 €/kg e il biologico a 7,50 €/kg. La Spagna si attesta a 4,60 €/kg per il convenzionale e 5,40 €/kg per il biologico (fonte: Osservatorio Certified Origins, aprile 2026), confermando un differenziale significativo che riflette la struttura dei costi e il posizionamento qualitativo della produzione nazionale, ma che esercita una pressione competitiva crescente sul mercato dello sfuso. Sul mercato internazionale i bacini europei mostrano segni di assestamento con leggere flessioni nelle quotazioni, mentre il mercato tunisino vede gli EVO protagonisti di un rialzo significativo.
Produzione italiana insufficiente rispetto ai consumi
Al di là della congiuntura, i dati di stock del Frantoio Italia proiettano ombre su un deficit strutturale di lungo periodo. La produzione italiana 2025/26 prevista è di circa 300.000 tonnellate, a fronte di consumi interni che raggiungono le 470.000 tonnellate: le importazioni superano così le esportazioni in volume, mantenendo la bilancia commerciale in negativo, sebbene il disavanzo si sia ridotto a 19 milioni di euro nel 2024 (fonte: Area Studi Mediobanca, “L’industria dell’olio d’oliva in Italia”, ed. 2026). Un Paese che produce eccellenza ma non si autoapprovvigiona, con una superficie olivicola in calo del 7,1% nell’ultimo decennio (fonte: ISMEA su dati Istat). A rendere più complesso il quadro, l’aumento dei costi energetici registrato nel primo trimestre 2026 si riflette sull’intera catena del valore: dall’imbottigliamento al packaging, dal trasporto alla logistica.
Un comparto in transizione
Il report ICQRF di aprile 2026 fotografa un comparto in una fase di transizione delicata. Le giacenze abbondanti, frutto di una produzione nazionale in ripresa dopo anni difficili, esercitano una pressione al ribasso sui prezzi che rischia di erodere i margini dei produttori, già alle prese con costi crescenti. Il raddoppio dell'EVO italiano in stock rispetto all'anno precedente è il risultato di una buona annata produttiva, ma segnala anche una domanda che non cresce nella stessa misura. In questo contesto la crescita dell’olio biologico (+ 90,3%) e delle DOP/IGP (+ 34,2%) indica la direzione strategica più promettente: quella della differenziazione e della valorizzazione del territorio. Con un differenziale di prezzo tra l’EVO italiano e quello spagnolo che sfiora i 2,30 €/kg, la competizione sul prodotto indifferenziato è una sfida difficilmente vincibile. Il futuro del comparto si gioca sulla qualità certificata, sulla tracciabilità e sulla capacità di presidiare i mercati internazionali premium, dove il posizionamento del Made in Italy oleario rimane un vantaggio competitivo ancora largamente da valorizzare.