OLIO EVO, ALLARME DI FILIERA: IL TAVOLO AL MASAF APRE IL CONFRONTO TRA GOVERNO E OPERATORI

Il comparto olivicolo italiano si presenta all'appuntamento con la prossima campagna olearia in una condizione di grave difficoltà finanziaria. Scorte elevate, vendite in stallo, pressione competitiva delle importazioni comunitarie ed extracomunitarie e quotazioni all'origine in netto ribasso rispetto ai massimi storici registrati tra il 2022 e il 2024 disegnano uno scenario che, secondo le principali organizzazioni di filiera, rischia di tradursi in un collasso economico per molte aziende prima ancora che si apra la raccolta autunnale. È questo il quadro emerso il 28 maggio scorso al Tavolo Olio convocato al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) dal sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, alla presenza di associazioni agricole, organizzazioni di settore, trasformatori, distributori e con il supporto tecnico di ISMEA e AGEA.

 

Il confronto ha rappresentato l'occasione per fotografare un mercato la cui traiettoria è cambiata radicalmente nel giro di pochi mesi. Dopo due stagioni consecutive di crisi produttiva - con la campagna 2024/25 ferma, secondo le elaborazioni ISMEA su dati AGEA, attorno alle 248.000 tonnellate, pari a un calo del 24% rispetto alla media storica - le stime per la campagna 2025/26 indicano una netta ripresa, con produzioni attese intorno alle 300.000 tonnellate, ovvero un incremento di circa il 20-30% sull'annata precedente. Sul piano internazionale la produzione mondiale ha raggiunto nella stagione 2024/25 il massimo storico di 3,6 milioni di tonnellate, con un incremento del 38% sul 2023/24, dopo due anni di crisi dell'offerta globale (fonte: Area Studi Mediobanca su elaborazioni International Olive Council - IOC, indagine sull'industria dell'olio d'oliva in Italia, ed. 2026).

 

L'attesa di una nuova campagna abbondante si è riflessa rapidamente sui mercati: i prezzi all'origine, che avevano toccato punte superiori ai 9,50 euro/kg sulla piazza di Bari all'inizio della campagna 2025/26, risultavano in progressivo ridimensionamento nei mesi successivi, con una significativa perdita di valore rispetto ai massimi di campagna (fonte: Camera di Commercio di Bari / ISMEA).

 

In questo contesto, a spingere ulteriormente al ribasso le quotazioni nazionali concorrono anche le crescenti disponibilità di olio comunitario di importazione. Secondo elaborazioni Coldiretti e Unaprol su dati ISMEA, nei primi mesi dell'annata si è registrato un forte incremento degli arrivi di olio vergine ed extravergine dall'estero, contribuendo ad aumentare le giacenze e la pressione competitiva sul mercato nazionale. La domanda interna, pur beneficiando del calo dei prezzi - che ha stimolato la ripresa dei volumi acquistati in GDO soprattutto di EVO (+16,3% nei volumi nei dodici mesi al terzo trimestre 2025, dati Mediobanca 2026) - non è risultata sufficiente ad assorbire l'offerta, accentuando la pressione ribassista sulle quotazioni all'origine.

 

Confagricoltura ha presentato al tavolo ministeriale una richiesta articolata su più livelli. Sul fronte del sostegno immediato, l'organizzazione ha chiesto interventi finanziari urgenti per le imprese olivicole in difficoltà, affiancati dall'apertura di un confronto istituzionale con la grande distribuzione organizzata, che secondo Confagricoltura privilegia oggi logiche di prezzo a scapito del prodotto italiano. Sul piano strutturale, la confederazione ha indicato come prioritaria l'attivazione di una forte campagna istituzionale di comunicazione per valorizzare l'origine italiana, la qualità e il legame territoriale dell'olio EVO nazionale, ritenendo che il consumatore non percepisca ancora in misura adeguata la differenza qualitativa rispetto al prodotto comunitario di importazione. A questa si affiancano la richiesta di fondi UE dedicati alla promozione, di iniziative specifiche per i canali HoReCa e le scuole, e di accordi di filiera stabili e strutturati che garantiscano una programmazione pluriennale. Confagricoltura ha infine chiesto un rafforzamento dei controlli sulle miscele e sull'origine, con un aumento delle verifiche sulle importazioni comunitarie ed extracomunitarie, a tutela della trasparenza nei confronti del consumatore.

 

Cia ha portato al tavolo una proposta che pone al centro il concetto di responsabilità condivisa lungo tutta la filiera. Per Cia è necessario un cambio di approccio nei controlli: il sistema attuale non può limitarsi agli aspetti formali, ma deve coinvolgere tutti gli attori, compresa la grande distribuzione, nella tutela della qualità e della correttezza commerciale. L'organizzazione ha chiesto una maggiore integrazione tra registri telematici, tracciabilità e strumenti di analisi del rischio, così da rendere più efficace il contrasto a illeciti e anomalie di mercato. Tra le priorità indicate da CIA figurano anche il riequilibrio del valore lungo la filiera, il potenziamento del sistema DOP/IGP e l'introduzione di strumenti finanziari tempestivi per affrontare le crisi di mercato.

 

Sulla stessa lunghezza d'onda AIFO - Associazione Italiana Frantoiani Oleari. Il presidente Alberto Amoroso ha richiamato l'attenzione sulle difficoltà di un comparto alle prese con prezzi in forte calo, costi ancora elevati e una concorrenza estera sempre più aggressiva, chiedendo controlli più puntuali anche sugli scaffali, maggiore chiarezza sul mercato, potenziamento del sistema DOP/IGP, strumenti finanziari di supporto alle imprese e una campagna nazionale di comunicazione a favore dell'olio italiano. AIFO ha chiesto anche di accelerare la partenza del Piano Olivicolo, valorizzando le determinazioni già condivise con CNA Agroalimentare.

 

Analoga preoccupazione è stata espressa da Unapol (Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli), che ha sottolineato il rischio di collasso economico prima dell'avvio della nuova campagna, con scorte in eccesso, calo delle vendite e scarsa valorizzazione del prodotto italiano.

 

Il sottosegretario La Pietra, commentando i lavori del tavolo, ha ricordato che l'Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva, il terzo produttore e il secondo esportatore per valore e volume, sottolineando il valore strategico del comparto per l'agroalimentare nazionale. La Pietra ha annunciato che a breve il settore potrà contare sull'operatività del Piano Olivicolo, definendo il confronto con gli operatori come un passaggio utile a raccogliere spunti importanti per orientare le politiche di sostegno. Il ministro Lollobrigida e il governo, ha aggiunto il sottosegretario, riconoscono il valore strategico del settore e intendono accompagnarne il rilancio partendo dall'analisi condivisa dei dati su produzione, importazioni, esportazioni e consumi. Il confronto ministeriale si inserisce in un quadro di mercato che, sul piano strutturale, fotografa una filiera italiana solida ma sottoposta a pressioni crescenti. Secondo la Scheda di settore ISMEA (aggiornamento 2025), il comparto conta circa 620 mila aziende olivicole e oltre 4.240 frantoi attivi; l'Italia vanta 42 DOP e 8 IGP in costante espansione, si conferma tra i principali esportatori mondiali e seconda per valore delle esportazioni, registrando performance export in crescita del 9% annuo composto (CAGR). Tuttavia, la SAU olivicola ha subito una contrazione del 7,1% (ISMEA/Istat) e la produzione 2024 ha relegato il Paese al quinto posto mondiale, dopo Spagna, Turchia, Tunisia e Grecia.

 

Sul fronte dei consumi il 70% passa per la GDO: nei dodici mesi al terzo trimestre 2025 le vendite erano calate del 7,1% a valore ma cresciute del 12,6% nei volumi grazie all'EVO, mentre l'attività promozionale sull'extravergine si confermava particolarmente elevata nella grande distribuzione (Mediobanca 2026). Un indicatore che segnala come la competizione si giochi sempre più sul prezzo, a discapito della valorizzazione qualitativa che le organizzazioni di filiera chiedono al governo di sostenere con strumenti concreti.

 

Sullo sfondo le prospettive per la campagna 2026/27 aggiungono ulteriori elementi di incertezza. Una nuova stagione produttiva che si attende abbondante alimenta atteggiamenti attendisti da parte degli acquirenti, contribuendo a mantenere le quotazioni su livelli contenuti. Quanto le politiche annunciate al MASAF si tradurranno in misure operative e in quale arco di tempo è la domanda a cui il comparto attende risposta prima che si apra la finestra della raccolta autunnale.