PARMIGIANO REGGIANO, IL VALORE DELLA DOP SI DIFENDE CON I CONTROLLI
Il Parmigiano Reggiano consolida il ruolo centrale nella filiera agroalimentare italiana: nel 2025 produzione, export e valore al consumo hanno registrato crescite del 2,7%, con l’export che per la prima volta ha superato le vendite interne, attestandosi al 53,2% del totale nei primi otto mesi dell’anno (49.030 tonnellate). I dati del Consorzio evidenziano una filiera solida: 4.189.945 forme prodotte a fine 2025, per un giro d’affari al consumo di 3,96 miliardi di euro. Il giro d’affari alla produzione raggiunge i 2,15 miliardi di euro, sostenuto da 2.103 allevatori, 287 caseifici e 50.000 addetti.
La denominazione d’origine protetta genera questo valore grazie a un sistema rigoroso di produzione e controlli, che garantisce origine, qualità e legame col territorio. L’anno scorso il Consorzio ha condotto oltre 700 ispezioni nei locali pubblici, rilevando che in un ristorante su due il Parmigiano Reggiano figura nel menù ma manca nel piatto. Questo dato sottolinea l’importanza dei controlli per assicurare coerenza tra offerta dichiarata e prodotto servito, tutelando la fiducia del consumatore e il reddito degli allevatori.
Anche nel canale Horeca, che assorbe il 6,7% delle vendite interne, i controlli rafforzano il posizionamento del prodotto come ingrediente nobile, non solo condimento. Il Consorzio investe in formazione, come l’Academy per assaggiatori, per elevare la cultura del Parmigiano Reggiano nelle tavole professionali.
La vigilanza si estende all’estero, dove l’Italian Sounding erode il valore della Dop. Il Consorzio ha intensificato gli interventi contro evocazioni e imitazioni, segnalando casi in importanti fiere internazionali e rimuovendo contenuti ingannevoli online con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. In 36 Paesi sono attivi accordi di tutela dell’indicazione geografica. In Italia i controlli mantengono alta l’attenzione su usi corretti della denominazione, senza allarmismi ma con dati alla mano. La Dop non è un marchio generico: è garanzia di reddito per la filiera e di autenticità per i mercati. Proteggerla significa sostenere 242.000 bovine da latte e 2,08 milioni di tonnellate di latte lavorato, pilastri dell’economia agroalimentare emiliana.