PER MIGLIORARE L'IRRIGAZIONE SERVONO INVESTIMENTI MIRATI

La gestione dell’acqua è una variabile decisiva per la competitività dell’agricoltura italiana. Siccità ricorrenti, precipitazioni irregolari e crescente competizione tra usi agricoli, civili e ambientali impongono un cambio di paradigma: l’irrigazione va considerata un’infrastruttura produttiva strutturale e non una risposta emergenziale. In questo quadro l’aumento delle risorse pubbliche è necessario, ma non sufficiente. Per migliorare realmente l’irrigazione servono investimenti mirati, capaci di incidere sulla disponibilità stagionale della risorsa e sull’efficienza del sistema.


PNRR e Piano Nazionale Idrico: risorse rilevanti, ma da orientare


Negli ultimi anni la programmazione nazionale ha registrato un forte rafforzamento. Il Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI) prevede 418 interventi per circa 12 miliardi di euro, mentre i bandi del Ministero delle Infrastrutture hanno raccolto oltre 560 proposte progettuali per un valore stimato di 13,5 miliardi. Un’analisi del Sole 24 Ore dei giorni scorsi ha evidenziato come una quota significativa di queste risorse sia destinata ai bacini idrici, sottolineando il ruolo centrale dei consorzi di bonifica nella capacità di trasformare i fondi del PNRR in opere concrete. Secondo il quotidiano economico il sistema idrico italiano dispone oggi di una progettualità complessiva superiore ai 13,5 miliardi di euro, ma con una quota ancora limitata di interventi pienamente finanziati e immediatamente cantierabili, rendendo decisiva la selezione delle opere realmente strategiche, a partire da quelle in grado di aumentare la capacità di trattenere acqua e garantire continuità all’irrigazione.


Secondo ANBI, tuttavia, il nodo non è solo l’ammontare degli investimenti, ma la loro destinazione effettiva: non tutta la spesa idrica produce benefici diretti sull’irrigazione e sulla stabilità produttiva delle aziende agricole.



Invasi e accumulo fondamentali per la sicurezza irrigua

La disponibilità di acqua nei momenti critici della stagione irrigua dipende dalla capacità di accumulo. ANBI ha più volte segnalato che molti invasi esistenti hanno perso capacità utile a causa dell’interrimento, con riduzioni stimate intorno al 10%. Il direttore generale di ANBI Massimo Gargano ha sottolineato la necessità di affiancare alla realizzazione di nuove opere un piano strutturato di manutenzione e recupero dei bacini esistenti, senza il quale il patrimonio infrastrutturale rischia di diventare progressivamente meno efficace. Accanto al recupero dell’esistente, Gargano evidenzia l’importanza di nuovi invasi di piccola e media dimensione, multifunzionali e a basso impatto ambientale, in grado di trattenere sul territorio una quota maggiore delle precipitazioni e di ridurre la vulnerabilità delle aree agricole.

 

Reti irrigue e gestione: dall’opera al servizio

L’accumulo dell’acqua non è sufficiente se la rete di distribuzione non è in grado di consegnarla in modo efficiente. La modernizzazione delle reti irrigue consortili, con sistemi in pressione, telecontrollo e misurazione dei volumi, rappresenta uno degli investimenti più efficaci per ridurre le perdite e migliorare la continuità del servizio. ANBI rivendica la capacità dei consorzi di bonifica di utilizzare in modo efficace le risorse del PNRR, trasformando gli interventi infrastrutturali in maggiore efficienza idrica ed energetica per l’agricoltura. L’Italia dispone oggi di risorse e strumenti di pianificazione senza precedenti per il settore idrico. Come sottolinea Massimo Gargano, migliorare l’irrigazione significa spostare l’attenzione dalla quantità di spesa alla qualità degli investimenti. Invasi funzionanti, reti efficienti e gestione integrata della risorsa sono le condizioni per rendere l’irrigazione un fattore stabile di sicurezza produttiva in un contesto climatico sempre più incerto.