PERE E UVA DA TAVOLA, PREZZI IN CALO ALL’ORIGINE MA NON SEMPRE ALL’INGROSSO
Le quotazioni agricole diminuiscono, mentre sui mercati all’ingrosso l’andamento è più differenziato. Il recupero della produzione italiana di pere, le condizioni commerciali e i costi lungo la filiera aiutano a comprendere un mercato nel quale la remunerazione dei produttori resta una questione centrale.
Il raccolto italiano di pere torna a crescere dopo un’annata particolarmente scarsa e i prezzi all’origine diminuiscono. Ma la stessa tendenza non si osserva sempre nei mercati all’ingrosso. È quanto emerge dal confronto tra le rilevazioni Ismea e i listini del Centro agro-alimentare di Torino (CAAT), che per alcune varietà di pere e uva da tavola mostrano andamenti differenti rispetto a quelli registrati nelle aziende agricole.
Un esempio è la pera William: a metà ottobre il prezzo all’ingrosso sul mercato torinese è di 2,10 euro al chilogrammo, invariato rispetto a un anno prima, mentre le quotazioni all’origine rilevate da Ismea a fine settembre risultano inferiori di circa il 24%. Anche per alcune varietà di uva da tavola, come Italia e Red Globe, le quotazioni agricole diminuiscono mentre quelle all’ingrosso restano stabili o aumentano leggermente.
Pere, produzione italiana in ripresa
Secondo le previsioni presentate dalla World Apple and Pear Association (WAPA) a Prognosfruit, la produzione europea di pere nel 2026 dovrebbe raggiungere 1,95 milioni di tonnellate, il 5,5% in più rispetto al 2025. In Italia il raccolto è stimato in circa 347.000 tonnellate, con una crescita del 17,4%. Si tratta di un recupero significativo, che segue però una campagna caratterizzata da disponibilità particolarmente contenute.
La pericoltura italiana continua infatti a confrontarsi con la riduzione delle superfici (-7% secondo CSO Italy) e con eventi meteorologici avversi, come la tempesta del 15 luglio in Emilia-Romagna. Sul piano mondiale, secondo l’USDA, nel 2025/26 la produzione di pere cala del 2%, a 26,1 milioni di tonnellate, di cui circa quattro quinti in Cina, mentre quella di uva da tavola cresce di 545.000 tonnellate, raggiungendo 30 milioni. La maggiore disponibilità di pere sul mercato europeo contribuisce a spiegare la diminuzione dei prezzi agricoli, ma non basta da sola a descrivere le dinamiche commerciali.
All’origine e all’ingrosso, andamenti differenti
Le rilevazioni Ismea evidenziano diminuzioni delle quotazioni all’origine per diverse varietà di pere e uva da tavola. Sul mercato all’ingrosso di Torino, invece, alcuni prezzi risultano sostanzialmente invariati o leggermente superiori rispetto all’anno precedente.
Per la pera William il listino CAAT indica 2,10 euro al chilogrammo sia nell’ottobre 2025 sia nell’ottobre 2026. La pera Abate Fetel passa da 2,75 a 2,50 euro, mentre la Kaiser scende da 2,55 a 2,20 euro.
Per l’uva da tavola, la Red Globe passa da 1,30 a 1,40 euro al chilogrammo e l’Italia da 1,55 a 1,60 euro. La Michele Palieri registra invece una diminuzione da 1,55 a 1,30 euro. Questi dati mostrano che le variazioni dei prezzi agricoli non si trasferiscono necessariamente con la stessa intensità alle successive fasi commerciali. Occorre però considerare che le quotazioni Ismea e CAAT si riferiscono a periodi e condizioni di vendita non perfettamente coincidenti. All’ingrosso il prodotto è generalmente già selezionato, confezionato e trasportato. La differenza tra i due prezzi comprende quindi costi e attività commerciali e non rappresenta automaticamente il guadagno degli intermediari.
Prezzi al consumo e distribuzione del valore
Anche i prezzi al consumo seguono dinamiche proprie. Secondo i dati definitivi Istat di settembre 2026, gli alimentari non lavorati sono aumentati del 5,5% rispetto all’anno precedente, mentre il cosiddetto carrello della spesa è cresciuto dell’1,5%. Sono valori riferiti a un insieme molto ampio di prodotti, che non descrivono direttamente il mercato delle pere e dell’uva da tavola. Confermano tuttavia la necessità di distinguere le diverse fasi della commercializzazione.
Sul funzionamento della filiera agroalimentare è in corso anche un’indagine conoscitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Avviata nel dicembre 2025, esamina il ruolo della grande distribuzione organizzata, i rapporti con i fornitori e i meccanismi di formazione dei prezzi.
Le nuove regole europee
Nel 2026 l’Unione europea ha adottato nuove disposizioni per migliorare il contrasto alle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. Il regolamento (UE) 2026/697 rafforza la collaborazione tra le autorità nazionali quando le pratiche scorrette coinvolgono operatori di Paesi differenti. È entrato in vigore nell’aprile 2026 e sarà applicabile dal settembre 2027.
Il Parlamento europeo ha inoltre approvato a giugno l’accordo raggiunto con il Consiglio per rafforzare il ruolo degli agricoltori nella filiera, che prevede contratti scritti come regola generale e il riconoscimento semplificato delle organizzazioni di produttori.
Resta inoltre prevista una revisione della direttiva europea del 2019 sulle pratiche commerciali sleali, anche alla luce delle difficoltà incontrate dagli agricoltori nel segnalare comportamenti scorretti.
Una filiera da rendere più trasparente
Il recupero della produzione di pere e l’evoluzione del mercato dell’uva da tavola riportano l’attenzione sulla capacità delle aziende agricole di ottenere prezzi adeguati ai costi sostenuti. Il confronto tra origine e ingrosso non consente di attribuire responsabilità o calcolare direttamente i margini commerciali, ma evidenzia come le quotazioni possano seguire percorsi differenti.
Per migliorare la remunerazione dei produttori servono informazioni trasparenti, una maggiore organizzazione dell’offerta e rapporti contrattuali equilibrati. Sono condizioni importanti per consentire alle imprese di continuare a investire e mantenere competitiva l’ortofrutticoltura italiana. Per i produttori, un indicatore utile da seguire è proprio il rapporto tra prezzo all’origine e prezzo all’ingrosso, varietà per varietà, purché il confronto riguardi prodotti e periodi omogenei.