PESCA E ACQUACOLTURA, L'EUROPA PRESENTA LA STRATEGIA AL 2040 PER RILANCIARE LA PRODUZIONE

Il 20 ottobre la Commissione europea ha presentato la strategia Vision 2040 per la pesca e l'acquacoltura, con l'obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese, aumentare la produzione alimentare e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il programma prevede interventi sulla sostenibilità delle risorse, la modernizzazione delle flotte, l'innovazione tecnologica e la semplificazione delle procedure per gli allevamenti acquatici.


Il settore occupa direttamente nell'Unione oltre 200.000 persone, delle quali circa 124.500 nella pesca e 76.000 nell'acquacoltura, cui si aggiungono diverse centinaia di migliaia di addetti nella trasformazione e nella distribuzione. Eppure, secondo la Commissione, il 70% degli alimenti acquatici consumati nell'UE proviene dalle importazioni, una dipendenza che espone il mercato europeo alle incertezze geopolitiche e alla concorrenza internazionale.

 

Acquacoltura, un'attività che fatica a crescere

 

La situazione appare particolarmente significativa per l'acquacoltura, che nell'ordinamento italiano è riconosciuta come attività agricola. L'articolo 2135 del Codice civile comprende infatti l'allevamento di animali che utilizza acque dolci, salmastre o marine, mentre il decreto legislativo 4/2012 disciplina specificamente le imprese acquicole. Si tratta quindi di produzione agricola a tutti gli effetti, sebbene a livello europeo sia inserita nella Politica comune della pesca anziché nella PAC.


Secondo Eurostat, nel 2024 l'acquacoltura europea ha prodotto circa un milione di tonnellate, per un valore di 4,6 miliardi di euro. L'Italia occupa il quarto posto nell'Unione con 98.051 tonnellate, pari al 9,7% della produzione complessiva. Trote, spigole, orate, mitili e vongole costituiscono alcune delle principali produzioni nazionali. La Commissione riconosce che l'acquacoltura europea è sostanzialmente stagnante, nonostante la domanda alimentare e le possibilità offerte dall'innovazione. Tra gli ostacoli figurano la complessità delle autorizzazioni, la disponibilità di spazi e risorse idriche, i costi energetici e le difficoltà di accesso ai finanziamenti.

 

Nuove regole e investimenti

 

Per favorire lo sviluppo degli allevamenti Bruxelles annuncia un'iniziativa europea sull'acquacoltura sostenibile nel 2027, accompagnata da uno strumento legislativo destinato a rendere più semplice e coerente il quadro regolamentare tra gli Stati membri.

L'obiettivo è offrire maggiore certezza agli investitori, facilitare l'innovazione e consentire alle imprese di programmare la crescita.


Sul versante finanziario nella proposta di bilancio europeo 2028-2034 sono previsti almeno 2 miliardi di euro, nell'ambito dei futuri Piani nazionali e regionali di partenariato, per le funzioni fondamentali della Politica comune della pesca, comprese pesca e acquacoltura sostenibili, conservazione e ripristino degli ecosistemi marini. Non si tratta quindi di una dotazione riservata esclusivamente agli allevamenti acquatici. La Commissione intende inoltre coinvolgere la Banca europea per gli investimenti e gli istituti nazionali di promozione finanziaria per mobilitare capitali privati.

 

Flotte moderne, energia e ricambio generazionale

 

Per la pesca la strategia prevede la modernizzazione delle imbarcazioni, il miglioramento della sicurezza e delle condizioni di lavoro e la diversificazione dei redditi, anche attraverso il pescaturismo. La transizione energetica sarà articolata in due fasi: fino al 2030 maggiore efficienza e sviluppo di tecnologie e combustibili alternativi; successivamente diffusione su scala più ampia delle soluzioni a basse o nulle emissioni.


Entro il 2029 Bruxelles intende promuovere la tracciabilità digitale dei prodotti ittici lungo tutta la filiera. Nel 2027 è prevista anche una strategia per il ricambio generazionale, necessaria in un settore caratterizzato dall'invecchiamento degli operatori.

 

La sfida della competitività

 

La strategia affronta inoltre la concorrenza internazionale, prevedendo iniziative contro la pesca illegale e per condizioni commerciali più equilibrate tra produttori europei e operatori esteri.


Per l'acquacoltura italiana, la questione centrale resta la possibilità di trasformare il potenziale produttivo in investimenti effettivi. Le imprese devono rispettare standard ambientali e sanitari elevati, ma per competere hanno bisogno di procedure prevedibili, energia a costi sostenibili e condizioni di mercato eque.


La sostenibilità ambientale è indispensabile, perché la qualità delle acque e la salute degli ecosistemi determinano direttamente la produttività degli allevamenti. Occorre però accompagnare gli obblighi con strumenti economici e tecnologici adeguati. La Vision 2040 indica una direzione, ma la sua efficacia dipenderà dalle norme che saranno adottate e dalle risorse effettivamente disponibili. Per un'Europa che importa gran parte dei prodotti ittici consumati, rafforzare l'acquacoltura significa anche investire nella propria capacità di produrre alimenti, valorizzando un'attività agricola ancora poco riconosciuta come tale nel dibattito pubblico.